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giovedì 17 settembre 2026

BAMBINO SPECIALE 

di Gianluca Pepe

Se penso che fino ieri ti accompagnavo all’asilo e oggi ti ho accompagnato al tuo primo giorno di scuola elementare, mi si stringe il cuore. La verità è che non ero pronto a chiudere quella porta, non ero pronto a salutare le maestre che ti hanno fatto crescere, non ero pronto a lasciare l’asilo, i genitori e i tuoi amici. Tu, la sera prima di iniziare questa nuova avventura, hai mandato un video sul gruppo dei tuoi amici: "Ciao amici, buon inizio scuola a tutti, ho il cuore triste perché mi mancherete... vi voglio bene!"

Il giorno dopo sei entrato da quel cancello, mano nella mano, con il tuo amico Tommy, sapendo però che hai perso la gran parte dei tuoi amici... eppure con forza e coraggio senza voltarti indietro sei andando dritto su quella panchina. 

Al momento dei saluti i tuo occhi erano pieni di gioia e entusiasmo come a volermi dire: "tranquillo papi, sono pronto, andrà tutto bene". I miei occhi invece erano pieni di lacrime perché la verità è che io non sono pronto a vederti crescere, non sono pronto a lasciarti andare. Sei sempre il mio piccolo Riky, il bambino -come dice mamma- speciale con un cuore enorme. Da quando sei arrivato mi stai insegnando tanto, mi stai regalando tantissime emozioni. Essere tuo padre è il regalo più bello che potessi chiedere e se a ogni tuo traguardo mi vedrai piangere, amore mio, non preoccuparti perché sono lacrime di gioia perché papà è fiero di te!



lunedì 6 luglio 2026

DIPLOMA

di Gianluca Pepe

Quando arriva il primo vero traguardo di tuo figlio, il diplomino che sancisce la fine della scuola materna per passare alle elementari, capisci che sta crescendo e che sono volati in un attimo sei anni magnifici. Guardandolo percorrere quella passerella da solo, con le sue gambe, con il suo cappellino dei diplomini, con quel sorriso stampato in faccia, davanti a tutta la gente senza imbarazzo anzi contento e felice; é lì che ripercorri tutti i primi sei anni di vita in due secondi di camminata. 

Sembra ieri quando è venuto al mondo e con tutte le paure di questo mondo l’hai preso in braccio per la prima volta e ti si è sciolto il cuore, i primi pianti, le prime poppate, qualche nottata insonne, la prima parola, i primi passi, le prime cadute con il terrore che si facesse male, i primi abbracci, i mille sorrisi, le corse incontro quando tornavi a casa dal lavoro…. Tutto volato troppo velocemente! Sì perché in un mondo fatto di tecnologia, stress, corse continue, non ci accorgiamo e non ci rendiamo mai conto che il tempo migliore è quello che passiamo con i nostri figli.

Sembra ieri che varcavi la porta della scuola materna San Pietro e Paolo con mille dubbi, mille paure, mille domande, mille incertezze: piangerà? Gli mancherò? Farà il bravo? Mangerà la pappa? Sembra ieri quando ti raccontava cosa faceva all’asilo e te lo dovevi far ripetere mille volte perché non capivi e allora usavi l’immaginazione, sembra ieri quando andavi al mare e facevi castelli di sabbia, piste per le biglie e il bagno con il salvagente, oggi nuota meglio di me, oggi al mare deve andare alle cabine con i suoi amici. 

É allora che guardandolo fiero di percorrere quella passerella tanto desiderata e salutare le sue maestre con un abbraccio, con sottofondo la canzone di a Elisa a modo Mio ti scende qualche lacrima con mille emozioni nel cuore lo guardi e l’unica cosa che pensi è: sono fiero di te figlio mio! 

L’unica domanda la quale non avrai mai una risposta concreta perché sarà il tempo a rispondere é: starò facendo un buon lavoro? E allora vai Riky percorri quella passerella, insegui i tuoi sogni sempre con il sorriso, e se cadi rialzati sempre a testa alta perché tu sei meglio di me e sei il mio orgoglio e ricorda non sarai mai solo perché papà sarà sempre vicino a te a sorreggerti quando ne avrai bisogno.

mercoledì 31 dicembre 2025

 È PASSATO

di Gianluca Pepe

Un altro Natale é passato, così velocemente che non ce ne si è quasi accorti: il primo Natale in 4 con Riky e il piccolo Edo, l’ultimo Natale in questa casa dove ho vissuto per 40 anni. Qui è dove ho convissuto con la mia ragazza che poi è diventata moglie, è dove sono  nati i miei figli... i giorni, i mesi, gli anni sono passati così velocemente che neanche ce ne accorgiamo. Era ieri che passavo il Natale in famiglia con papà, fratello, zii, era ieri che ero io un bambino e oggi sono io il papà! 

Quest’anno le emozioni, le tensioni, lo stress accumulato sono stati tantissimi: l’arrivo di un piccolino a 40 con la paura di non essere più capace, i lavori di restauro della casa nuova e tempistiche che purtroppo quando inizi non sono mai quelle che si pensava, il pensiero di dover affrontare un trasloco con cianfrusaglie accumulate da anni. Arrivando alla mattina di Natale e rendendoti conto che babbo natale è passato anche quest’anno ed è stato bravissimo anche se non te lo sei meritato... scartando i regali, leggendo i bigliettini, vedendo la gioia negli occhi dei tuoi figli, sfoghi in un pianto silenzioso, un pianto d’amore, un pianto di nostalgia, un pianto di mancanza. Sì perché l’anno prossimo sarà di nuovo Natale ma sarà diverso da questo: casa nuova, Riky che andrà alle elementari, Edo all’asilo e tu un anno più vecchio. Ma una cosa rimarrà sempre uguale purtroppo, la mancanza di un padre che se ne andato troppo presto. 

In quel momento capisci che anche il 2026 dovrà essere vissuto fino all’ultimo secondo, perché la vita scorre troppo veloce ed é troppo breve per fermarsi a litigare, a discutere, a togliere una parola per banalità.  

Buon Natale e buon anno a tutti!


martedì 16 dicembre 2025

GENITORI SPETTACOLARI 

di Gianluca Pepe

Questa è una di quelle esperienze che ti rimarran no sempre nel cuore: un legame profondo e unico creato con la scuola dell’infanzia San Michele, che ha uno staff unito, sorridente, collaborativo, sempre presente ed un comitato genitori affiatato che lavora e collabora sul territorio con iniziative e raccolta fondi il cui ricavato è usato per migliorare l'asilo.

Essendo questo il terzo anno di asilo per mio figlio, siamo arrivati alla fine di un percorso magnifico con il gruppo di genitori che ogni anno si mette in gioco per la recita di Natale. Ci si trova un giorno a settimana per decidere quale sarà il copione con le battute per ognuno di noi, e lì sei sempre l’ultimo a scegliere perché ti vergogni e vorresti una parte piccolissima per non sbagliare, per non dimenticare... in realtà poi quel giorno a settimana diventa una boccata d’aria dalla quotidianità perché quando entri in asilo per provare, lasci tutto fuori da quella porta tutto e tra una battuta e l’altra, una risata, una bevuta e una mangiata scorre velocemente la serata. La verità è che è solo un modo per stare insieme: ognuno ha le sue sfumature, il suo carattere, la sua personalità, ma lì dentro siamo tutti uguali. Fino a quando non saliamo sul palco quel giorno di dicembre, ci sembra di non sapere mai nulla, errori su errori e andiamo in quel panico da palcoscenico che ci fa pensare che faremo un buco nell’acqua. Quando arriva quel giorno oltre a essere tesi, molti di noi sono malinconici perché sanno che saliranno su quel palco per l’ultima volta: l’ultimo spettacolo poi questa magia finirà, si uscirà dalla scuola dell’infanzia e i nostri figli prenderanno strade diverse... la tristezza di finire ti  dà  però quella carica per andare in scena.

 Si apre il sipario, senti i bambini che gridano ciao mamma e ciao papà, le luci ti abbagliano, si parte, lo spettacolo vola via così velocemente, senza sbagliare una battuta tra risate e divertimento di grande e piccini, ti prendi il tuo applauso e nei

saluti finali capisci che questa esperienza, questi momenti, questi genitori ti mancheranno tantissimo. Il ringraziamento speciale per questi 3 anni magnifici vanno non solo a un team di maestre formidabili, ma vanno ad ogni singolo genitore che con me, è salito sul quel palco e ha regalato un piccolo sorriso. È a questi genitori mi sento di dire grazie ragazzi e ragazze perché mi avete regalato emozioni che mi rimarranno nel cuore e mi mancherete tantissimo. Perché in fondo siamo Genitori spettacolari!

giovedì 25 settembre 2025

IL SOGNO DENTRO UN SOGNO

di  redazione

Oggi, 25  settembre, è la giornata mondiale dei Sogni. Per  celebrarla raccontiamo la storia di un bambino che aveva  il grande sogno di  avere una  sorellina; questo suo desiderio ha contagiato i suoi genitori, diventando anche un loro  grande sogno da realizzare nonostante le difficoltà e le delusioni.

"Nella letterina a Babbo Natale di mio figlio, per due anni consecutivi c'è stato il desiderio di avere una sorellina. La voglia di accontentarlo e fargli questo grande regalo -anche se rimettersi in gioco a 40 anni mi spaventava tantissimo-. La sfortuna di non riuscire a portare a termine 3 gravidanze e la mia voglia di arresa che si faceva largo per non soffrire più;  spiegare ogni  anno a mio figlio che mamma e papà ci hanno provato ma che Babbo Natale non ha letto bene la letterina e si era dimenticato.
Nell'estate 2024, dopo un anno davvero difficile, di nuovo la voglia di reagire, di combattere e di riprovarci... prima di tornare a casa, ecco il regalo di una grande amica di due medagliette raffiguranti la Madonna da portare al collo con tanto amore e tanta speranza. 
Rientri a casa. mia moglie sente qualcosa di strano, qualcosa che non va, fai il test e…… 9 mesi passano tra visite, esami, paure, preghiere, sempre con la Madonnina al collo. Mio figlio ha vissuto con amore e dolcezza questa attesa, questa pancia che cresce e diventa sempre più grossa, ora agli amici dell’asilo con grande tenerezza ha potuto raccontare che Babbo Natale stavolta l'ha ascoltato. Non vedeva l’ora, all’ultima visita di controllo si mise davanti al monitor e quando sentì il cuore del fratellino si commosse. 
Il parto affrontato con coraggio e grinta e Riky tre giorni d’ospedale vissuti con i nonni, in attesa di portare a casa il fratellino e poi... baci, coccole, protezione. gli occhi pieni d’amore. I pianti di un bimbo, non ricordarsi più come si fa, i ritmi che saltano, un po’ di tensione e nervosismo, tante prove da affrontare di nuovo rimettendosi in gioco. 
Fino ad arrivare all’estate 2025, la prima vacanza in 4, la tenerezza di due fratelli, giocare insieme, dargli il latte, portarlo al mare e farlo conoscere a tutti gli amici, le mille attenzioni, le fatiche... grazie a mia moglie donna, moglie, confidente, mamma ma soprattutto. grazie per questi due gioielli che si amano!"

venerdì 5 settembre 2025


 LA FAMIGLIA

di Gianluca Pepe

Che cos’è la famiglia? La definizione del dizionario è: <<Nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e, di norma, sono legati tra loro col vincolo del matrimonio o da rapporti di parentela o di affinità>>. Per alcuni è mamma e papà, per altri sono i nonni gli zii, per altri ancora sono gli amici solidi. Non c’è chi ha ragione o torto, la famiglia per ogni uno di noi può essere tutto oppure niente.
Per me la famiglia sono quelle persone che sono il tuo ultimo pensiero quando ti corichi la sera, e il tuo primo pensiero la mattina quando ti sveglia, la famiglia sono tutte quelle persone che nel corso della giornata continui a pensarle come un martello pneumatico nella testa, sono tutte quelle persone che non ci sono più e non te ne fai una ragione, la famiglia sono tutte quelle persone a cui preghi perché non gli succeda mai nulla e vada tutto bene, e che possano passare tantissimo tempo ancora con te. La famiglia sono tutte quelle persone che dopo una giornata storta ti dedicano una parola buona, sono tutte quelle persone che quando torni a casa da lavoro e sei stanco perché hai affrontato una giornataccia, e non vedi solo l’ora di metterti a letto, ti corrono in contro con con un sorriso unico e gli occhi a cuoricino e ti dicono: "papà o amore mi sei mancato ti voglio bene ti amo" e ti abbracciano e tu ti emozioni. La famiglia sono tutte quelle persone per cui daresti la tua vita. E allora come dice Vin Diesel sbocciando una bottiglia di birra nella scena del film 'Fast and Furius': ”Salud mi Famiglia”

venerdì 29 agosto 2025

 


         SAPORE DI MARE 2025

di Gianluca Pepe

Anche quest’anno abbiamo  scelto, per il 5 anno consecutivo, di trascorrere le vacanze estive in Versilia. Ormai a Viareggio in spiaggia ci si conosce tutti; è come una grande famiglia, tra grandi e piccini passi le tue giornate a parlare, ridere e scherzare, parlare del più e del meno godendoti un mare molto bello. Le serate sul lungo mare offrono ristoranti, baretti, divertimento, la lunghissima pineta attrezzatissima per i più piccoli, dove possono giocare con gonfiabili, macchinine, saltarelli, sala giochi e molto altro. In spiaggia, al nostro stabilimento balneare,  bambine giocano felici a palla, ad acchiapparella, a bomba (che sarebbe il nostro nascondino e quando trovano qualcuno senti: ti ho bombato) a giochi organizzati dagli animatori tipo le mini olimpiadi o lo spettacolo dei burattini, per poi finire in un mega bagno tutti insieme sotto lo sguardo attento di bagnini e genitori. Dopo il bagno, la merenda e poi, ti senti dire da tuo figlio di 5 anni: “papà, io vado a giocare alle cabine 


con i miei amici” e tu lo lasci andare sentendoti tranquillo e sicuro. Sembra di rivivere in un film di Carlo Vanzina negli anni ’60...

Fino all’ultimo giorno quando come la scena finale del film “Sapore di mare”: “Poi, improvvisamente l'estate svaniva, da ponente arrivavano grandi nuvole grigie cariche di piogge e gli odori acri della pineta si tramutavano in folate di vento freddo” e inizia a salirti quel sentimento di nostalgia, tristezza di dover lasciare Viareggio per tornare alla vita di tutti i giorni.

Viareggio è l’unica località che non mi stanca mai, e non vedo l’ora di tornare per rincontrare le persone che ho lasciato l’anno prima sapendo che magari c’è il rischio di perdere qualcuno come Alberto e Licia, soffermandoti sulla loro sdraio avendo un po’ di malinconia.

Viareggio è quella località dove non si corre, non c’è stress, non c’è fretta, si va tutti con calma sono tutti rilassati.

Viareggio è casa!

venerdì 11 aprile 2025

 

UN MONDO PRIGIONIERO

di Gianluca Pepe

Quando inventarono il mondo della tecnologia si pensava che potesse essere utile sotto tutti gli aspetti. Anche se non piace e vorremmo rimanere sempre bambini, il mondo va avanti si evolve ed  è giusto che sia così; ma mai nessuno avrebbe pensato che i social avrebbero creato un mondo di zombi! Tutti chinati sul proprio smartphone, tutti con la gobba, tutti che non si guardano più negli occhi ma solo tramite cellulare!

Ormai è diventata una gara a chi prende più like, cuoricini, visualizzazioni... tutti pronti a giudicare, a commentare quello che posti e quello che fai, tutti invidiosi, gelosi, permalosi, non c’è più rispetto per sé e per il prossimo calpestando valori e dignità, anche la propria! Se ti guardi intorno per strada, al ristorante, in vacanza, sotto l’ombrellone, a casa hanno tutti un telefono in mano e se gli parli neanche ti ascoltano. Ormai lo smartphone si è impossessato di noi delle nostre vite, del nostro cervello!

Arrivato a 40 anni e con una famiglia che mi regala ogni giorno sorrisi, esperienze, gioie, emozioni


penso che sia arrivato il momento di dire stop. Penso che tutti dovremmo farlo perchè la famiglia, le persone, glia amici, i figli hanno bisogno di noi, del nostro conforto, calore, di una parola, un abbraccio, di uno sguardo, non hanno bisogno di uno zombi che fa solo presenza.

Dovremmo capirlo subito prima che sia troppo tardi. Non sto dicendo di staccarsi totalmente da questo mondo sempre in evoluzione ma, di dare importanza un valore e priorità alle cose veramente importanti, le cose materiali e concrete che ci circondano. Non dico che sarà facile, non dico che non userò più il cellulare, sarebbe una bugia, ma tornerei volentieri negli anni ‘90 quando il telefono serviva solo per telefonare. Penso sia arrivato il momento di usarlo solo per lavoro, per telefonate, per bisogno necessario. E se qualcuno vorrà sapere come sto, cosa ho fatto, dove sono andato… come dice una famosa canzone di Gino Paoli: “Eravamo 4 amici al bar destinati a cambiare il mondo”. Potremmo sempre vederci in qualche bar per quattro chicchere!

 

sabato 18 gennaio 2025

 

             LA GRANDE DONNA

di Gianluca Pepe

 Dicono che dietro un grande uomo si nasconda una grande donna, e penso che sia proprio vero!

I Mariotti, conosciuti in un’estate del 2021, amici dei miei suoceri e di mia moglie da una vita… Alberto, il gigante buono, altissimo, maestoso col sorriso stampato sempre in faccia e Licia, più mingherlina, dolce, chiacchierona, quelle persone che ascolteresti parlare ore e ore senza stancarti mai. Una coppia d’altri tempi, i fantastici anni ’60, dove la vita sembrava semplice ma meravigliosa.

Ricordo ancora come ci accoglievate con amore e gioia ogni estate che venivamo a Viareggio, i vostri occhi che si riempivano d’amore. Le giornate passate in spiaggia al bagno Felice, le serate passate insieme a mangiare e voi che ci raccontavate dei vostri anni, gli anni d’oro come direbbe Max Pezzali. I vostri viaggi a Tenerife il Carnevale del Brasile con i vostri vestiti e gli album fotografici. Poi purtroppo il gigante buono ci lasciò prima del tempo, il dolore era immenso; la voglia di tornare in quel mare dove ci eravamo conosciuti ed abbracciarti e dirti noi ci siamo. Tu Licia ti sei rialzata, hai ripreso in mano le redini e con i tuoi figli Carlo e Federica -due persone splendide, uniche come voi- hai continuato il tuo percorso. Estate dopo estate eri lì ad aspettarci a braccia aperte per rivivere insieme i giorni di ferie e stare bene insieme, parlare e ricordare. La bellissima gita dell’anno scorso nella tua Pontedera e poi al Museo della Piaggio, per finire in una bellissima serata tutto insieme. L’appuntamento come sempre per l’anno successivo stessa spiaggia stesso mare.

E poi quelle telefonate che non vorresti mai ricevere… anche Licia ci ha lasciato. Sapere di tornare a Viareggio e non vedervi più mi spezza il cuore. Un punto di riferimento per noi, per la nostra famiglia. Sentire quelle frasi che rimbombano come campane dentro di me ogni volta che torno: “Oh Bimba, mi raccomando si mangia al Tocco…”

Ricordo ancora le splendide parole che mi dissi quando scrissi un articolo per salutare Alberto. Oggi ho scritto un articolo su di te… perché in un mondo dove ormai tutti vogliono solo apparire, a me invece piace scrivere, mi fa stare bene, è l’unico modo che conosco per esporre il mio dolore. L’unica cosa che mi rasserena è che ora sicuramente sarai tra le braccia del tuo Alberto e potrete ancora ridere e scherzare insieme. 

Ciao Licia, è stato un vero piacere conoscerti, conoscere la tua famiglia; e ti posso assicurare che persone come te e Alberto rimarranno sempre nel nostro cuore, e sarete sempre il nostro punto di riferimento ogni volta che torneremo a Viareggio.

mercoledì 15 gennaio 2025

AUGURI A ME

di Gianluca Pepe

E così un giorno dopo l’altro, sono arrivato anch’io a questo traguardo: i fatidici 40! Tutti dicono che i 40 sono i nuovi 20, che a 40 anni si ringiovanisce, che ricomincia la vita il divertimento. Sarà vero? Il mio fisico dice altro…

Facendo un bilancio su questi primi 40 anni posso dire che fortunatamente ho vissuto i mitici anni ‘90, come si dice: "si stava meglio quando si stava peggio.” Ho potuto godermi la semplicità delle cose, la bellezza di tirare 4 calci ad un pallone con gli amici quando nel calcio c’erano le vere bandiere; ho potuto conoscere giochi come: lo schiaffo del soldato, un due tre non passa neanche una foglia, rialzo, guardie e ladri, alla televisione davano: Dragon Ball, Holly e Beji, Mila e Sciro, 8 Sotto un tetto, Dawson Creek, Happy Days, e come musica ascoltavo: 883, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, i Backstreet Boys, le Spice Girls…. e a Sanremo c’erano cantati come: Albano, Nino D’Angelo, Anna Oxa, Caterina Caselli, Gianluca Grignani, Alex Britti, Mango, Mino Reitano, Ricchi e Poveri, Toto Cotugno…. Le prime fidanzatine quando uscivi di casa andavi alla cabina telefonica e cercavi di riassumere tutta la conversazione in 50 centesimi o 1000 lire di scheda telefonica, perché a casa c’era il telefono col filo ma volevi la tua privacy e le bollette erano salate; finite le scuole dell’obbligo dove i professori venivano rispettati e amati (ricordo il Trio delle Meraviglie: professoressa di educazione fisica, professore di italiano e professoressa di Tecnica; le scelte erano solo due, se eri fortunato di avere la voglia di studiare, andavi avanti a fare le scuole, altrimenti ti dovevi rimboccare le maniche e andare a lavorare, io ovviamente la seconda scelta.

Poi l’arrivo di una nuova era, i primi telefonini, la Plaly Station, i motorini, il computer portatile, e così via fino ad arrivare ai giorni nostri, all’anno del giubileo 2025. 

Cresci, gli anni passano, ti sposi e metti su famiglia, 21 anni con la stessa ragazza diventata tua moglie, madre dei tuoi figli. Non è stato facile, ma come si dice: l’amore non è bello se non è litigarello. Il segreto? Tanta pazienzarlare e confrontarsi molto, abbracciarsi e prendersi del tempo per sè, per la propria famiglia, stare uniti e vicini qualsiasi cosa accada.

Che dire… arrivi a questi 40 e devi solo ringraziare, ringraziare per ciò che ho vissuto fino ad ora e per come l’ho vissuto. Grazie per gli amici, pochi ma buoni, grazie per i miei suoceri, grazie perché ho una moglie splendida che non cambierei mai con nessun altra e un figlio unico, che mi regala ogni giorno amore e gioia ma soprattutto tanti sorrisi. Sono molto fiero della famiglia che ho.

E come regalo per questi 40 anni? Bhe il sogno era andare alle Maldive, però questo sogno lo spostiamo ai 45 perché per questi 40 anni mi farò due regali più belli, una casetta nuova e l’arrivo a maggio del piccolo Edoardo, e penso che non ci sia regalo più bello di questo. Nulla è più importante per me che la propria famiglia, di stare bene insieme e di amarsi.

Se dovessi concludere scegliendo una canzone per racchiudere questi 40 anni la canzone perfetta è quella di Gabri Ponte: “Ma che ne sanno i 2000”.

Auguri a Me!


giovedì 19 settembre 2024

 UN AMICO È COSÌ

di Gianluca Pepe

 Durante l’età dell’adolescenza si percorrono tante strade, si fanno tante amicizie, e alle volte si fanno tanti errori che a quel tempo non ci fanno riflettere ma pensiamo e ragioniamo di impulso.

Correva l’anno 2004,  oratorio feriale al San Luigi, noi un gruppo solido di amici diventati animatori che dovevano occuparsi di 700 bambini. Io e Tor sempre i primi ad arrivare sul posto alle 7:00 circa. Appena arrivavamo con le nostre biciclette ci mettevamo subito a pulire tutto l’oratorio con scopa e paletta: foglie, cartacce, mozziconi, lattine, bottiglie di birra, lasciate in giro visto che la sera c’era il torneo di calcio, svuotavamo i cestini e lui guardava ogni angolo. Finito ciò ci recavamo dal panettiere a prendere pane per il pranzo e qualche brioche per gli altri amici che arrivavano dopo. Alle 7:30 iniziavano ad arrivare gli altri animatori e alle 8:00 i primi genitori con i figli. A quel punto iniziava la giornata con attività, giochi, compiti, gite, ognuno aveva il suo ruolo.

Io e lui eravamo inseparabili, facevamo quasi tutto insieme, finito il feriale giocavamo a muro fino sera per poi tornare a casa mangiare qualcosa e uscire di nuovo, il sabato tassativamente partita in oratorio, la domenica la passavamo tra piscine, laghi, gite.

Poi nel 2010 quella vacanza che ha cambiato tutto! A quell’età pensi di essere invincibile e di avere il mondo in mano di poter fare tutto quello che vuoi facendo del male magari anche alle persone che ti stanno vicino, ma non te rendi conto. Così gli anni passano le compagnie si dividono e gli amici quelli veri, che con quel tuo modo di fare hai allontanato prendono strade diverse. Quando ti accorgi di ciò che hai perso è troppo tardi.

Oggi 2024 siamo diventati genitori entrambi, abbiamo dovuto superare ostacoli più grandi di noi, che la vita ha messo sul nostro cammino. Però in qualche modo qualcuno ha voluto che le nostre strade si riavvicinassero, li capisci la forza dell’amicizia quella vera che ti lega ad una persona, e capisci quanto tempo nella vita perdiamo per colpa dei nostri comportamenti.

Purtroppo non si può tornare indietro, ma sicuramente come dice un saggio si può fare tesoro dei nostri errori per migliorarci, ma soprattutto per insegnare ai nostri figli a non commettere errori di cui poi un domani se ne potrebbero pentire.

Oggi ho capito quanto era importante quell’amicizia per me, perché come dice Laura Pausini nella sua canzone Un Amico è Così “un amico è la cosa più bella che c’è”.

giovedì 12 settembre 2024

 

AMORE A PRIMA VISTA

di Gianluca Pepe


Viareggio città di 60710 abitati, conosciuta soprattutto per il suo Carnevale. Infatti qui sono nati i più famosi Carristi di tutti i tempi, con il Burlamacco maschera simbolo di questa città che si riempie di turismo ogni anno, per vedere questi carri enormi e altissimi di Cartapesta sfilare per il corso. Pensate che quando c’è il carnevale molte attività si fermano per festeggiare questa manifestazione, descriverla a parole è praticamente impossibile. Se non avete mai vissuto il carnevale qui, bhe è un’esperienza che dovete fare per forza, soprattutto se avete dei bambini.

Viareggio: città sottovalutata per trascorrere le vacanze estive, sì perché quando chiedi: dove vai quest’estate a fare le vacanze? Tutti, ti rispondono Misano, Rimini, Riccione, Cattolica o Bellaria “ perché c’è tutto: vita, divertimento, attrezzatissima per famiglie e bambini. E tu?” Quando rispondo Viareggio mi chiedono cosa ci sia a Viareggio… Partendo dal fatto che il mare è un po’ meglio di quello della Riviera Romagnola, qui puoi trovare un clima familiare, con stabilimenti balneari che non guardano al busisnes, l’importante non è guadagnare ma vedere che sei felice. La bellissima Pineta, attrezzata con chioschi per noleggiare: bici, motorino, risció; baretti e ristoranti, teatro per spettacoli, ma soprattutto piena di giochi per i bambini e famiglie. Sulla lunga passeggiata ogni tipo di negozio, bar, ristorante, pub dove bere un ottimo cocktail. Percorrendo qualche chilometro in macchina puoi anche trovare spiagge Caraibiche chiamate le Maldive della Toscana, a piedi invece passando per il molo arrivi alla Darsena dove trovi acqua splendida e cristallina. A pochi chilometri c’è Forte dei Marm.

 Viareggio l’ho conosciuto nel 2019 ed è stato amore a prima vista, mi piace molto scendere al mare alle prime luci del mattino quando ancora non c’è nessuno, sentire i gabbiani e le onde del mare, per tuffarmi poi nell’acqua ancora fresca e lasciarmi trasportare con la mente in sogni e progetti.

Guardando il molo trovi due scritte ”Viareggio è il Carnevale”, l’altra “ Viareggio in te sono nato e in te spero di morire”... Il mio sogno prima o poi è di riuscire a comprare una casina qui per trasferirmici a vivere e poter dire anche io, in versione napoletana: Spero 'e murì ccà."




giovedì 5 settembre 2024


CAPITAN UNCINO

di Riccardo e Gianluca Pepe

“Questa è l’estate di Capitan Uncino!”, quando hai un figlio di 4 anni, devi imparare a viaggiare di fantasia e immaginazione… Viareggio, estate 2024, sulla spiaggia del bagno Felice una mattina Riccardo si accorge che sotto il nostro l’ombrellone c’è un pezzo di legno

“Riky, cos’hai trovato”?

“Papino è un pezzo della barca di capitan Uncino”!

Infatti si mormora che durante la notte, lui con la sua ciurma e l’inseparabile mozzo Spugna, attracchino con la nave dietro il molo di Viareggio, nascosta bene per non farla vedere, per poi con una barchetta colma di tesori raggiungere la spiaggia, per seppellire tutto il loro bottino, sotto la sabbia degli stabilimenti balneari. Stanchi del duro lavoro, si stendono sulle sdraio mangiando e bevendo per poi riposare fino alle primissime luci del mattino, quando tornano alla nave per non farsi scoprire dai turisti. Lasciando però sulla spiaggia reperti, impronte, mozziconi, e pezzi di legno come segno del loro passaggio.

Così una mattina la family Pepe ha deciso di mettersi alla ricerca della sua ciurma, dei bimbi sperduti e di Peter Pan. Per prima cosa abbiamo raggiunto il lungo molo, chiamato lingua del Drago, per vedere se Capitan Uncino o la sua nave fossero ancora lì! Purtroppo abbiamo trovato solo alcuni pezzi di barca, bottiglie di birra e rimanenza di cibo. Di lui non vi era traccia. Però sulle rocce aveva lasciato dei disegni, indizi che ci confermavano fosse passato di lì!


Il giorno dopo allora, ci siamo recati in unla delle spiagge che al Capitano piace saccheggiare, la spiaggia dello squalo bianco; percorrendo tutta la spiaggia bianchissima abbiamo trovato solo tende fatte di legno dove sicuramente avevano passato la notte per poi ripartire e rimettersi in navigazione alla ricerca di altri tesori. Su questa spiaggia abbiamo trovato però un naufrago, Giuan de Custo, che ci ha parlato di una grotta nella quale si mormora che sia il rifugio segreto del Capitano: la grotta dei 7 mari. Così il giorno dopo incuriositi siamo partiti per esplorarla. Arrivati a destinazione ci hanno messo subito in guardia sulla pericolosità di affrontare questo insidioso percorso. La mamma Chiara, il nonno Giorgio e la nonna Olga, un po’ impauriti non se la sono sentiti di affrontare questa spaventosa spedizione, io e il piccolo Riky carichi di entusiasmo e curiosità, ci siamo avventati sperando di trovare qualche sua traccia… 1800 scalini chiamati, denti della tigre, 8 gradi di temperatura e due ore e mezza di cammino tra rocce, stalattiti, stalagmiti, ponticelli, cunicoli, pipistrelli, e serpenti; ma del capitano nulla. Abbiamo trovato però due passaggi affascinanti, uno chiamato “passaggio del coccodrillo” dove probabilmente si nascondevano, l’altro chiamato “occhio dell’aquila” dove ci hanno spiegato che i pirati attraverso questo buco guardavano di nascosto se entravano intrusi. Arrivati all’uscita, un po’ amareggiati e sconsolati per non aver trovato nulla, siamo tornati al punto di partenza.


Quando ormai avevano perso le speranze di trovare Uncino e pensavamo fosse solo una leggenda, sotto il nostro ombrellone, abbiamo trovato un messaggio del suo passaggio:

“Papà guarda cosa ci ha lasciato il Capitano… quindi esiste veramente e sa che siamo sulle sue tracce”!


Ogni giorno che passava, Uncino ci lasciava qualcosa sotto l’ombrellone, come se volesse sfidarci, se volesse fare in modo che lo trovassimo per affrontarlo. I giorni passavano velocemente e il tempo ormai stava per giungere alla fine, noi giravamo come delle trottole andando in perlustrazione per scovarlo: passammo in una cittadina chiamata città della giungla per i suoi pericolosi animali in libertà, per poi trasferirci al Forte -città famosissima dove hanno girato molti film- dove si mormora che da lì nei tempi più antichi sia passato pure il famosissimo esploratore Geronimo Stilton che cercava il tesoro, senza però farne ritorno: di Uncino nessuna traccia.

L’ultimo giorno mentre eravamo sotto l’ombrellone a ripensare a tutte le tracce e gli indizi che ci aveva lasciato, Riky si accorse che da sotto la sabbia spuntava qualcosa:

“Papino qui c’è qualcosa!”

Subito allora, prendendo pala e piccone, iniziammo a scavare… non credevamo ai nostri occhi! Dalla sabbia tirammo fuori un forziere chiuso da un lucchetto che mamma Chiara, con destrezza e abilità, riuscì ad aprire… al suo interno Capitan Uncino aveva seppellito proprio sotto il nostro ombrellone uno dei suoi tanti tesori pieno di gioielli, gettoni d’oro, gemme preziose!

Che abbia voluto farcelo trovare? Cosa importa, se rivoleva il suo tesoro doveva venire a prenderlo; l’unico problema era che il giorno dopo noi partivamo per tornare a casa. Quindi al posto del tesoro lasciammo un messaggio a lui, in modo che potesse trovarlo: “mio caro Capitano, se rivuoi ciò che è tuo ci rivediamo l’anno prossimo… stessa spiaggia stesso mare!   

                     Riccardo




martedì 2 luglio 2024

20 ANNI IN UNA CANZONE


di Gianluca Pepe

Katia Follesa pochi mesi fa ha dichiarato che la sua storia era giunta alla fine dicendo che dopo 20 anni l’amore finisce… e come lei ha fatto tanti altri come Paolo Bonolis con Sonia Bruganelli, Francesco Totti e Ilari Blasi, Claudio Amendola e Francesca Neri; solo per citarne alcuni ma la lista sarebbe lunga. E lì ti fai delle domande: ti chiedi se è colpa della tv, dell’essere famosi, dello stress lavorativo, dei riflettori o del dover sempre stare al centro dell’attenzione, come mai oggi si lasciano anche persone comuni dopo pochi mesi, o pochi anni, dopo le prime difficoltà cedono, si tirano indietro, si lasciano? Perché oggi le storie come quella con mia moglie, insieme da 20 anni sorpassati settimana scorsa, sono poche?

Ci siamo conosciuti nell’estate del 2004, io per lei ero il primo amore, lei aveva 14 anni, era già bellissima ma forse ancora troppo ingenua, lei per me all’inizio era  una delle tante; io avevo 19 anni e forse ero troppo farfallone. Tutto nacque per gioco come le tipiche cottarelle estive... come dice Max Pezzali nella canzone Come mai “e all’improvviso sei arrivata tu”.

La vita ci ha regalato gioie ed emozioni ma anche dolori: la perdita dei suoi nonni -un punto di riferimento per lei-, la perdita dei miei zii -che sono stati due genitori per me-, quella di mio padre -vissuto poco ma con tanto amore, destabilizzandomi un po’ facendomi perdere quasi la strada-, ma come dice Fiorella Mannoia “la vita è perfetta, se cadi ti aspetta”. Quindi ci siamo rialzati e siamo ripartiti, abbiamo iniziato a progettare il futuro: la convivenza difficilissima all’inizio (io ordinato, preciso, maniacale; lei un tornado!), perdere una bambina al sesto mese due settimane prima del nostro matrimonio, facendoci forza e andando avanti, l’altare, le promesse, poi si sa dopo la tempesta splende sempre il sole, arriva Riky, e come dice J-AX nella canzone: Tutto tua madre “tu hai rotto il sortilegio perché sei una magia”. Con l’arrivo di un bambino impari tantissime cose ma soprattutto inizia a vedere la vita con altri occhi, e impari a “vivere a colori” come dice Alessandra Amoroso.

Passano gli anni procedi a vele spiegate: la radio, le amicizie che cambiano, come dice Jack La Furia in Gli anni d’oro “qualche amico l’ho lasciato per la strada e qualcun altro è morto” come il gigante buono, Alberto Mariotti, conosciuto un anno in vacanza e subito entrato nel cuore.

Quando sembra andare tutto bene la vita ti mette alla prova con la perdita di altri due figli, di nuovo per terra. Li puoi scegliere due strade o rimani per terra e non ti rialzarti più, oppure come dice Max Pezzali “me la caverò, proprio come ho sempre fatto con le gambe ammortizzando poi mi rialzerò ammaccato non distrutto…” Tenendoti per mano e senza dire è colpa mia è colpa tua, ti guardi e le dici; ce la faremo come sempre, lei ti guarda con quegli occhi pieni d’amore e ti dice ci riproveremo arriverà il secondo figlio. Proprio come dice Anto Paga nella sua canzone Ti proteggerò “per te andrei contro il mondo lo sai, solo per vederti più felice….” Li capisci che siete dei combattenti che in questo amore c’è
una forza immensa, forse anche un po’ di pazzia. È lì che come dice la canzone di Gigi Finizio Amore amaro “amore mio che potrà fermare solo Dio”.

Raccontare questi 20 in un video, o con delle foto o con delle parole o in un articolo è impossibile, solo noi che abbiamo vissuto tutti questi 20 anni possiamo capire… però c’è una canzone, la nostra canzone di Dj Matrix Sei la mia vita che racchiude in ogni singola parola questi 20 anni. E se questo amore veramente lo può fermare solo Dio, allora preferisco avere amore e morire ricco, che avere i soldi e morire povero! 

sabato 11 novembre 2023

 

L’ESTATE DI NOVEMBRE

 di Valentina Bottini

Il periodo attorno all’11 novembre, giorno di San Martino, è tutt’oggi indicato come “estate di San Martino” perché spesso è caratterizzato dal ritorno del bel tempo con il clima caldo e asciutto e il cielo sereno che ricorda quello estivo

 Si racconta che in un freddo e nevoso giorno di inizio novembre, un cavaliere di nome Martino da Tour incontrando un mendicante infreddolito perché coperto solo di pochi stracci, estrasse la spada e divise il suo mantello in due metà donandone una al pover uomo. Inspiegabilmente cessò di nevicare e il clima divenne solare e mite come in estate. Durante la notte il cavaliere sognò Gesù in mezzo agli angeli ai quali stava mostrando il bel mantello che indossava, dicendo che glielo aveva donato Martino. Questi fatti si ripeterono anche nei tre giorni successivi dando il via all’intersecazione tra le reali opere misericordiose del Santo e la leggenda che è alla base della popolare tradizione dell’estate di San Martino.

Il periodo attorno all’11 novembre, giorno in cui si celebra il santo, è tutt’oggi indicato come “estate di San Martino” perché spesso è caratterizzato dal ritorno del bel tempo con il clima caldo e asciutto e il cielo sereno che ricorda quello estivo; questo ritorno estivo, nonostante la soggezione dei fatti reali o leggendari tramandati, ha le sue fondamenta attestate da comprovate ragioni fisiche-metereologiche.

In passato i capifamiglia, approfittando di questo ritrovato tepore, erano soliti rinnovare i contratti agricoli annuali; di conseguenza le famiglie contadine che avevano prestato il loro lavoro durante la stagione agricola appena conclusa,dovevano cambiare attività e abitazione proprio in questi giorni. Da questa usanza popolare deriva il detto dialettale “fare san martino” per indicare l’atto di traslocare.

Tradizionalmente in Italia i giorni attorno alla prima decade di novembre sono occasione di  far festa e di gustare l’olio nuovo ed il vino novello, tolto dalle botti e assaggiato per decretarne la qualità, come ci ricorda Giosuè Carducci nei versi della sua nota poesia “San Martino”:

 

San Martino

 

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

 

mercoledì 1 novembre 2023

Festa di tutti  i Santi

Un altro anno sta scorrendo così velocemente che non fai neanche in tempo a girarti, che siamo già al 1 Novembre, la festa di tutti i Santi. 

E’ li che ti viene una domanda spontanea.

Perchè la maggior parte delle persone si ricorda dei propri cari solo in quel giorno? 

La festa dei Santi è diventata ormai un business mediatico come tante altre feste: il Natale, San Valentino, la Pasqua; solo ed esclusivamente per fare cassa e guadagnare soldi. Dimenticandoci che in quella festa dobbiamo ricordare persone che ci hanno amato, persone con cui abbiamo vissuto le nostre giornate; persone che diciamo di amare e voler bene. 

 Per questo motivo io il giorno dei Santi, non faccio il consueto giro dei cimiteri, accendo un lumino in casa mi prendo del tempo, per pregare, e ripensare al mio bagaglio vissuto fino ad oggi. 

Molte volte mi capita di ricordare di più a mio papà, o magari di postare sui social più foto con lui che con i miei zii, essendo cresciuto con  loro. Da fuori potrà sembrare strano, molti invece pensano che mi sia dimenticato di loro; ma la verità è che il mio amore per loro è praticamente uguale. 

La differenza sta nel fatto che i miei zii, mi hanno cresciuto come un padre e una madre, insegnandomi il rispetto, l’educazione, sgridandomi quando era il caso facendomi diventare il ragazzo che sono oggi; vivendo con loro praticamente sempre. Con mio padre invece non ho avuto tutta questa fortuna, ci sentivamo per telefono, lo vedevo solo nelle feste, e qualche volta che mi veniva a trovare. 

Quando sono cresciuto e finalmente stavamo recuperando il tempo perso, la vita ha deciso che ci dovevamo salutare! 

Quante volte avrei voluto un suo abbraccio, quante volte vorrei sentire che lui è al mio fianco, o che andrà tutto bene, quante cose avrei voluto dirgli cose che non gli ho mai detto. Forse è proprio perchè non ho potuto fare tutto ciò che ricordo di più lui, perchè ho pochi momenti vissuti da poter ricordare. 

E come dice una famosa canzone di Gianluca Grignani: un viaggio ha senso solo senza ritorno se non in volo…….  ma più mi guardo in giro più vedo che, c’è un mondo che va avanti anche se; se tu non ci sei più!




BAMBINO SPECIALE  di Gianluca Pepe Se penso che fino ieri ti accompagnavo all’asilo e oggi ti ho accompagnato al tuo primo giorno di scuola ...