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martedì 11 luglio 2023


 REGALA UN SORRISO 1+1

di Valentina Bottini

Torna anche quest’anno l’iniziativa “Regala  un sorriso”, promossa dal trentottenne Gianluca Pepe, che da anni fa del bene a tanti bambini ma anche a tanti adulti volenterosi di fare a loro volta del bene donando ciò che gli è possibile. Quest’anno l’evento di beneficenza ha una veste nuova e diventa “Regala un sorriso 1+1”; si tratta infatti di raccogliere materiale scolastico, da devolvere a strutture come asili e scuole cittadine, ma anche raccogliere alimenti a lunga conservazione che poi verranno distribuiti ad associazioni del territorio.

Verranno raccolti come materiale scolastico quaderni, fogli da disegno colorati, sticker colle, forbici, libri per bambini, matite, pennarelli, tempere, ecc; mentre come alimenti a lunga conservazione si raccoglierà pasta, olio, aceto, legumi, sottaceti, farina, zucchero, sale e scatolame vario come mais, tonno, carne in scatola, ecc.

Sarà possibile donare fino a inizio settembre contattando Gianluca sulla pagina Facebook  “Il Giagy” (https://www.facebook.com/bustolive ) oppure al numero 346 9781333


lunedì 3 aprile 2023

QUATTRO CHIACCHIERE CON… SUOR ORNELLA GARZETTI (Missionaria dell’Immacolata PIME) 

            -Intervista di Valentina Bottini-


1        Mi descriva in generale la situazione della Guinea Bissau.  

«La Guinea-Bissau è una ex-colonia portoghese, l’indipendenza fu proclamata unilateralmente dalla Guinea-Bissau il 24 settembre 1973 e riconosciuta ufficialmente dal Portogallo solo l'anno seguente. Fa parte dei paesi dell’Africa Occidentale e si affaccia sull’oceano Atlantico. È un Paese ricco di risorse naturali, umane e culturali, ma ancora alla ricerca di un cammino sicuro verso lo sviluppo economico, e la giustizia sociale. La sua popolazione vive di agricoltura, artigianato e commercio ma, come in molti altri paesi del Grande Continente Africano, mancano infrastrutture, industrie e una classe dirigente capace di cercare il vero bene comune attraverso la sanità, l’educazione, la sostenibilità.

La Chiesa locale è vivace e in continua crescita, molti giovani ogni anno chiedono di essere battezzati e di entrare a far parte della famiglia cattolica. Grazie all’impegno e al sacrificio di tanti missionari e missionarie venuti dal mondo intero, oggi la Chiesa Guineense conta con un buon numero di sacerdoti locali e di altrettante suore locali, impegnate nei vari ambiti della promozione umana integrale e nell’evangelizzazione sia nelle città, che nei villaggi più sperduti all’interno del Paese».

2        Perché andare in missione?

«Per noi partire per la missione è rispondere a una chiamata e accogliere un incarico che ci viene affidato, e lo accogliamo nell’obbedienza e nella fede, sicure che sia questa la forma migliore di vivere felici nel compiere la volontà i Dio. Da ragazza avevo frequentato il cammino di Giovani e Missione, ed ero partita per il Bangladesh, fu un’esperienza molto arricchente, mi piaceva tantissimo, mi attraeva la cultura asiatica, per questo, dopo essere entrata dalle Missionarie dell’Immacolata, sognavo di ritornarci».

3        Mi parli della sua missione


«Appartengo alla Congregazione delle Suore Missionarie dell’Immacolata-PIME dal 15 ottobre del 2000, e dopo la formazione iniziale sono stata inviata alla Chiesa della Guinea-Bissau. Oggi posso affermare che qui in Guinea-Bissau mi sento a casa, e certamente sono felice di vivere insieme alle mie consorelle le sfide e le allegrie di questa bella missione africana.

Per noi essere missionarie significa annunciare il Vangelo a tutti, specialmente a coloro che non conoscono o non hanno ancora incontrato il Signore Gesù Resuscitato nella propria vita, siamo inviare nei cinque continenti, specialmente là dove ancora la Chiesa locale necessita di supporto e aiuto».

4        Come è stata accolta quando è arrivata?

«Quando vi arrivai per la prima volta nel 2007 fui da subito colpita dalla vitalità e dal coraggio di questo popolo, che affronta quotidianamente parecchie sfide, nell’ambito dell’assistenza medica, dell’istruzione basica, nel garantire alla propria famiglia il sostentamento necessario per vivere in maniera dignitosa; senza contare le condizioni che da noi sono scontate e che qui sono difficili, come per esempio avere acqua potabile in casa, poter utilizzare elettrodomestici semplici, perché non esiste una rete elettrica, oppure viaggiare da una città all’altra. Eppure tutto ciò non può offuscare il desiderio di migliorare, di avanzare e ottenere migliori e più eque condizioni per tutti».

5        Quali ruoli svolge lì?

«Attualmente vivo nella comunità di Mansoa e mi occupo della formazione dei catechisti, sia della Parrocchia centrale sia delle comunità rurali dipendenti dalla Parrocchia di Sant'Anna.

Anche se l’obbiettivo della nostra presenza è l’evangelizzazione e l’accompagnamento delle comunità cristiane in collaborazione con il clero locale, non possiamo chiudere gli occhi davanti alle necessità della gente, e ci impegniamo per quanto ci è possibile nella promozione sociale, specialmente delle persone che vivono isolati nei villaggi sperduti nella foresta.

Una delle attività che da sempre ha occupato le Missionarie dell’Immacolata in Guinea-Bissau è stata la formazione e la promozione della donna. Il valore della donna nella cultura africana è grande: è la donna che detiene la responsabilità di sostentare e organizzare la famiglia, è la donna che si prende cura del marito che deve cercare mezzi per poter mandare i figli a scuola. Spesso le donne non hanno avuto le stesse opportunità degli uomini: non sempre hanno accesso alla scuola, oppure devono interrompere gli studi per accudire i figli arrivati da gravidanza precoce, o perché date in sposa ancora adolescenti».

6        Quali sono le difficoltà che incontra maggiormente lì?

«Una delle più grandi difficoltà che incontro in questa terra è il viaggiare su piste e strade praticamente impraticabili, la manutenzione delle via di comunicazione che legano le principali città del Paese è inesistente, le condizioni climatiche, specialmente durante il tempo delle piogge, crea grandi voragini, e rovina la strada, che di anno in anno va peggiorando, anche a causa di carichi pesanti provenienti dal Senegal, o dalla Guinea-Conacry, per il commercio. Per me è un vero supplizio, ma questo già è routine per tanti missionari e missionarie che vivono da anni in questa terra, senza parlare dei disagi per la popolazione, specialmente coloro che vivono nei villaggi dell’area rurale».

7        Mi racconti un episodio significativo del suo operato.

«Domenica pomeriggio come abitudine vado a visitare famiglie amiche, e un giovane padre di cinque figli mi raccontava con tanto fervore la fatica e lo spavento provato il giorno prima, quando si trovava nel suo villaggio d’origine. Una sua parente si trovava pronta a dare alla luce, suo marito non ha una macchina, nel villaggio che si trova a 30 km dal primo ospedale nessuno ha una macchina, quindi si è messo a telefonare all’ospedale di Bissorã, ma nessuna ambulanza era disponibile per venirla a prendere. Lui si trovava in motocicletta, e non era prudente portarla in quella forma, soprattutto per la strada dissestata, per questo ha chiamato il suo amico che fa il servizio come trasporto pubblico nei villaggi, ma si trovava fuori area, il suo telefono non era raggiungibile. Dentro tutto questo marasma di corri-corri, chiama e attendi, la donna ha dato alla luce in casa, assistita dalle donne del villaggio. Grazie a Dio il parto è andato bene, sia la madre che la bimba stanno bene.

Questo purtroppo non è un’eccezione, Francesco mi raccontava questo con un grande sorriso, perché la storia è a lieto fine, purtroppo per molte altre donne il momento del parto è traumatico, in Guinea-Bissau abbiamo un alto tasso di decesso di madri, e moltissimi orfani.

Certamente la mortalità materno infantile non è dovuta esclusivamente a causa della scarsità dei trasporti e per l’impraticabilità delle strade, ci sono molti altri fattori, tra i quali la povertà, la mancanza di assistenza medica qualificata per tutto il territorio nazionale, la mancanza di strutture ricettive atte a garantire un buon servizio di salute, ma anche cause culturali e tradizioni ancestrali».

8        Quali prospettive per il  futuro?


«Le Missionarie dell’Immacolata si sono dedicate all’assistenza e all’accompagnamento delle madri, assicurando inoltre un sostegno efficace per i bambini denutriti e malnutriti, gli orfani, gli epilettici fin dall’inizio della loro attività in Bissorã, nel 1983.

Oggi in Guinea-Bissau esistono anche “Case delle Madri”: un servizio sanitario e assistenziale prestato dalla Caritas diocesana, orientato e sostenuto dalla Chiesa Cattolica, nella lotta contro la mortalità materno infantile. Esistono attualmente cinque strutture di questo tipo nel Paese.

Molto si è fatto e molto è ancora da fare, soprattutto nell’area della prevenzione, oltre al vasto campo dell’educazione e della formazione della coscienza, del rispetto dei diritti umani fondamentali.»

9        Dall’Italia quale aiuto possiamo darvi?

«Chi volesse sostenere e aiutare dall’Italia dovrebbe passare attraverso le strutture dei missionari e delle missionarie, attraverso la Caritas diocesana di Bissau e Bafatà».

lunedì 7 novembre 2022

 QUATTRO CHIACCHIERE CON... PAOLO PAZZAGLIA 

-intervista di Valentina Bottini-

1.      Presentati a 360°

«Mi chiamo Paolo e sono un “ragazzotto” di 34 anni. Sono sposato da due anni con Elisa e da pochi mesi siamo diventati genitori di una bella bambina che si chiama Maria Sole. Abito a Busto Arsizio, lavoro in due parrocchie della città come educatore e sono responsabile di un supermercato solidale per persone meno fortunate. Mi piacciono i viaggi, andare in bicicletta, guardare documentari. Amo ridere, ma soprattutto amo far ridere e regalare un sorriso alle persone che incontro».

2.      Che bambino eri?

«Sono sempre stato un bambino vivace. Qualche volta anche un po' sopra le righe, ma mi dicono che ero molto simpatico. Sono nato in una famiglia straordinaria, ho due genitori straordinari e un fratello, Giulio, a cui sono molto legato. L’infanzia l’ho passata soprattutto insieme alle mie care nonne che mi hanno dato un’impronta solida e sono state per me una grande scuola di vita».

3.      In un post hai scritto che la salita sul monte Krizevac ti ha cambiato la vita. Perché?

«C’è un “prima” e un “dopo” al viaggio del 2015 a Medjugorje. Il Krizevac è il monte di questo posto straordinario, dove le persone si recano per pregare e contemplare la via crucis fatta da Gesù sul calvario. L’incontro con Maria, mi ha dato un’energia pazzesca che ha sconvolto la mia vita spirituale, e ha profondamente cambiato le mie abitudini, e le mie scelte tra cui il mio lavoro! Da lì è iniziato un cammino di fede che continua ancora oggi (penso che la conversione sia continua, non cambia da un giorno all’altro) e mi ha dato la consapevolezza che Gesù, attraverso Maria, mi chiamava ad una vita “piena” a servizio del prossimo».

 4.      Come è cambiata la tua vita?

«Ho lasciato il mio vecchio lavoro (ero un ispettore del controllo qualità nelle aziende) e sono stato assunto dalla parrocchia dopo un’esperienza di un anno a Castiglione Olona come educatore FOM. Un percorso incredibile, è stato il crocevia tra il vecchio e il nuovo impiego. Da lì in poi ho capito che dovevo dedicare tutto me stesso per gli altri e ho capito che lavoro avrei voluto fare da “grande”! Poi sono successi tante altre coincidenze (con la C maiuscola), che è impossibile descriverle qui per la grossa quantità di grazie ricevute».

 5.      La tua famiglia come ha vissuto questo tuo cambiamento?

«Avendo già un bel lavoro che mi piaceva e che mi dava molto sotto l’aspetto professionale ed economico, i miei familiari hanno inizialmente accolto con stupore questa mia scelta. Anche Elisa inizialmente era preoccupata, in tanti pensavano fosse magari una scelta affrettata dovuta dall’esaltazione del momento. Ora, guardando indietro, posso dire che ho fatto si, un  grande salto nel vuoto, ma sono caduto tra le braccia di Dio!»

 6.      Com’è la tua vita ora?

«Ora mi dedico ai ragazzi preadolescenti e adolescenti di due parrocchie. Seguo la parte organizzativa e logistica degli oratori, coordino le attività e gli eventi che si susseguono settimanalmente in ciascun luogo. Gestisco il supermercatino solidale dai frati il venerdì pomeriggio a favore delle persone in difficoltà (una sorta di pacco spesa 2.0). Dedico parecchie energie alla mia associazione Cireneo, fondata nel 2019, a favore dei più bisognosi».

 7.      Parlami della tua associazione “Cireneo”.

«L’associazione è nata in oratorio per la sensibilità verso i ragazzi con fragilità. Ho scelto il 13 maggio come data di inaugurazione per devozione alla Madonna di Fatima, e in questi anni, grazie all’aiuto dei


volontari e a tante persone di buona volontà, abbiamo raggiunto tanti obiettivi in Italia e all’estero. Abbiamo aperto l’anno scorso la “Casa Maria di Nazaret” dove ospitiamo un ragazzo del Mali fuggito dalla guerra e doniamo tante offerte a persone della città che necessitano un aiuto economico per affitti, spese mediche e tante altre piccole necessità quotidiane. Siamo sempre dalla parte degli ultimi».

 8.      Cosa vuol dire per te “fare del bene”?

«Fare del bene non necessariamente vuol dire aprire un’associazione o dare un’offerta monetaria. Possiamo fare del bene anche con uno sguardo, un sorriso, un abbraccio, una carezza, un messaggio di vicinanza, una parola di conforto. Tutte le volte che miglioriamo la giornata o addirittura la qualità della vita di una persona, facciamo del bene. Quando una persona si sente amata da noi, facciamo la carità. A fare del bene ci vuole veramente poco; chi mi intervista è un esempio di bene straordinario perché nonostante magri qualche difficoltà mi dimostra sempre che io faccio veramente poco rispetto a tante persone che con il loro semplice esempio sono dei  veri “santi della porta accanto”. Che bello fare del bene…»

 9.      Come fai  a dedicare  tempo al lavoro, al volontariato, alla preghiera e alla famiglia?

«Non è facile… Bisogna dedicare il giusto tempo ad ognuna di queste cose. Per me la famiglia è fondamentale. Occorre dedicarle tanto tempo per custodirla. Senza preghiera poi, non potrei fare tutto quello che faccio, occorre chiedere prima al Signore cosa è giusto fare e la risposta la ottengo con la preghiera, la Messa quotidiana, il rosario. Solo così poi trovo la forza e le basi per fare bene il mio lavoro e i progetti di volontariato della mia associazione. Diciamo che mi faccio “guidare” dallo Spirito Santo che mi sostiene e mi accompagna nella preghiera».

10.  La frase che ti dicono più spesso?

«”Tu sei un pazzo!” Me lo dicono spesso, ed io sono contento di essere un po' fuori dalle righe se questo porta a rendere felici le persone che si affidano a me. Familiari, amici, bisognosi, ragazzi dell’oratorio, sacerdoti…»

11.  Se fossi un personaggio storico chi saresti? Perché?

«Non sarei nessun personaggio storico. Ognuno è speciale nella propria unicità. Non mi cambierei con nessuno. Ma se posso scegliere chi imitare… beh direi assolutamente mio papà! E’ sempre stata la persona che ho cercato di imitare fin da piccolo, il mio idolo. Ho sempre voluto essere almeno la metà di quello che è stato lui. Un grande uomo. Un grande papà. Chissà se fino ad ora, sono riuscito ad imitarlo, almeno in parte…»

12.  Tre aggettivi con cui gli altri ti definiscono?

«Simpatico, un po' fuori di testa, carismatico»

13.  Tre aggettivi con cui tu ti autodefinisci? Perché?

«Altruista, carismatico, sognatore. Si, posso confermare che con Gesù, a volte i sogni si avverano. E sono sicuro che in futuro potrò gioire ancora di tanti grandi obiettivi raggiunti».

mercoledì 20 luglio 2022

 UN NUOVO PROGETTO BENEFICO PER LA CITTA’?  WORK IN PROGRESS


 Chi sei?

«Sono Gianluca vivo a Busto Arsizio da 37 anni; da 11 anni, come passione, faccio radio e conduco un programma demenziale-comico che va in onda tutti i mercoledì dalle 20:00 fino le 21:30 sulle frequenze web della radio della mia città. Con questo mio programma ormai da anni mi occupo anche di fare del bene e fare tanta beneficenza, ho realizzato tanti eventi e progetti importanti».

-          Qual è il tuo prossimo  progetto?

«Ora il mio sogno sarebbe quello di organizzarne uno importantissimo per la mia città, Busto Arsizio. È  da un anno che ci sto pensando, lo sto progettando e ci sto lavorando; sto cercando una mano sia a livello pratico che a livello finanziario, insomma sto cercando dei veri e propri donatori che siano disposti a sposare questo mio progetto tutto a livello benefico.
Non voglio svelare ancora nulla, perchè essendo una cosa molto grossa che potrebbe finire anche sui social o sui giornali e far parlare, non vorrei trovare persone che sposino questo mio progetto solo per apparire e farsi pubblicità; vorrei trovare persone che lo facciano con passione, amore ma soprattutto
con il cuore.
Posso solo dire che si tratta di un progetto a livello ovviamente benefico che riguarda la crescita dei bambini più piccoli
».

-          Chi cerchi?

«Purtroppo mi rendo conto che  in questi anni nella società in cui viviamo non è così facile perorare cause e sostenere progetti a scopo benefico; forse per colpa della pandemia di Covid-19, forse a causa dell’elevato costo della vita (aumenta tutto ma non gli stipendi, le persone faticano ad arrivare a fine mese -ne so qualcosa perché sono un semplice operaio-) trovare chi sia disposto ad investire, o meglio regalare denaro, non è più facile come in passato. 
Però sono molto fiducioso, e so che nel mondo in cui viviamo ci sono ancora persone disposte a mettere mano al portafoglio, ma soprattutto ad aprire il loro cuore.
Attenzione, non sto cercando solo qualcuno disposto ad investire il proprio denaro ma anche chi è interessato a dare una mano, ma purtroppo a livello economico non potrebbe farcela. Ci sono diversi modi per aiutarmi, ad esempio potrebbe aiutare con la manodopera, la ristrutturazione, la sistemazione, l’abbellimento, o il materiale che possa essere utile ai fini della realizzazione di questo grande progetto
».

-          Chi è interessato come può contattarti?

 «Chi fosse interessato a saperne di più, ma soprattutto chi volesse mettersi in gioco, mi può contattare per una chiacchierata a tu per tu, sarò felice di mostrare cos’ho in mente.
Per contattarmi potete farlo tramite i contatti che  trovate sulla mia pagina personale di Facebook: Pepe Gianluca, o ancora meglio la pagina del mio programma Radio: Flash.
Che dire speriamo che questo sogno si possa realizzare!
»

mercoledì 25 agosto 2021


 “REGALA UN SORRISO”: AL VIA L’INIZIATIVA DI RACCOLTA GIOCATTOLI PER I PIÙ PICCOLI

di Valentina Bottini

 Spesso si pensa che solo nelle terre lontane da noi ci sia bisogno del nostro supporto dimenticandoci che in realtà  non serve andare lontano per fare gesti di solidarietà perché, si sa, “Non si fa missione solo in terre lontane” e questo Gianluca Pepe lo sa bene.

Questo giovane padre, guardando il figlio felice tra i suoi giocattoli, ha  pensato che tanti genitori, a causa di questa crisi incrementata dall’emergenza sanitaria, hanno difficoltà a prendere un giochino per i loro bambini o a concedersi un attimo di svago con loro; così ha pensato di spendersi in prima persona e ha promosso l’evento “Regala un sorriso”.

-           Cos’è “regala un sorriso”? Perché questo titolo?

“’Regala un sorriso’ non è altro che un modo per uscire da questo anno tormentato e difficile dove molte famiglie, molte imprese, molte attività non ce l’hanno fatta e hanno dovuto soccombere o, quelle poche che sono sopravvissute, hanno fatto fatica ad arrivare a fine mese. Molte famiglie non si sono magari potute permettere di uscire e comprarsi una semplice maglietta o un giocattolo per i loro figli; chi ha sofferto di più di questa situazione sono stati proprio i bambini che da un giorno all’altro si sono ritrovati chiusi in quattro mura senza vedere i loro amichetti, senza poter andare al parco, senza poter giocare liberamente... questo evento è dedicato proprio ai più piccoli, un modo per tornare lentamente alla normalità e poter giocare con semplici giochi che magari i loro genitori non hanno potuto comprargli o strutture come asili non hanno potuto acquistare per far quadrare il bilancio. Quindi ho pensato di avviare una raccolta di giocattoli che i nostri figli non usano più; invece di riporli in uno scantinato a prendere polvere o addirittura buttarli in discarica possono regalare un sorriso a tanti altri piccoli”.

-          Da dove nasce l’idea di questo evento?

“L’idea di questo evento nasce dal fatto che io da 10 anni ormai faccio web radio e da 5 sono nella radio di Busto Arsizio, RadioBusto Live, con un programma demenziale-comico che va in onda tutti i mercoledì dalle 20:00. In questo programma ho un momento dedicato proprio ai più piccoli; da anni mi piace con il mio programma, con il mio staff, composto da Valeria Ritrovato e Valentina B., e con altre collaborazioni organizzare eventi benefici e aiutare chi ha bisogno. Quest’anno ho scelto proprio la fascia d’età dei più piccoli che sono il nostro futuro”.

-          Cosa ti aspetti da questo evento?

“Sicuramente da questo evento mi aspetto tanta collaborazione dalle persone della mia città ma non solo; infatti è un evento aperto a 360° gradi. Mi aspetto che le persone aprano gli occhi ma soprattutto il cuore per aiutare chi ha più bisogno di noi”.

-          A   quali strutture sono destinati i giocattoli raccolti?

“Abbiamo pensato ad alcune scuole dell’infanzia del territorio bustocco… ci piacerebbe donare qualcosa anche all’ospedale e ad altre strutture per i più piccoli. Più giocattoli riusciremo a recuperare, più strutture saremmo felici di aiutare”.

-          Chi vuole aderire come fa?

“Aderire a questa iniziativa è semplicissimo: ci sarà un video con tutte le informazioni necessarie (contatti, numeri di telefono…) che continuerà a girare sulla pagina Facebook del mio programma Flash e sul mio profilo personale. Tutto quello che raccoglieremo sarà documentato con ringraziamenti personali a chi aderirà e con foto di consegna sui nostri social; questo per non nascondere nulla e assicurare la massima trasparenza. Ho messo la faccia in prima persona come ogni evento che organizzo perché mi piace fare del bene per il prossimo”.

venerdì 23 ottobre 2020

  Un amico è così 

di Gianluca Pepe


E poi in un giorno di ottobre mentre sei al lavoro ti arriva un messaggio che non avresti mai voluto ricevere... il tuo Amico non c’è più! E’ lì allora che rimanendo sconcertato torni indietro con la mente, sembra ieri che eravamo bambini e giocavamo all’Oratorio San Luigi insieme, quanti tiri al pallone che abbiamo fatto! Poi un giorno le nostre strade si erano divise senza sapere come mai! Ma un giorno entrando in sede dell’associazione sclerosi multipla ci siamo ritrovati… è stato lì che ho capito come mai ci eravamo persi. La malattia aveva preso il sopravvento, eri in carrozzella ma non avevi perso il tuo grande sorriso. Ricordo ancora che abbiamo fatto tutto il giorno a parlare, ridere, scherzare e ricordare i bei momenti. Ricordo che mi dicesti: “vorrei una carrozzella elettrica con i cerchioni fluorescenti per fare le gare”: sei sempre riuscito a farmi ridere e a farmi stare bene.

Uscito da quella sede ti avevo ritrovato e dovevo fare qualcosa per aiutarti, e allora ci siamo dati tutti da fare amici, parenti, Alpini; tutti per cercare di organizzare uno spettacolo di beneficenza, per poterti regalare una macchina attrezzata in modo che potevi andare a fare le visite e le cure di cui avevi bisogno.

Ricordo quando ti ho portato la maglia della Yamamay autografata dalle giocatrici, e facendoti vedere le foto delle ragazze mi dicesti... non si può dire, lo teniamo per noi. Avevi la mia stessa fissa andavo matti per le belle ragazze ahaha!

Poi la partenza con tua mamma per andare a vivere in Sicilia vicino ai tuoi parenti. In cuore mio ero dispiaciutissimo, ma sapevo che era la soluzione migliore per te.

Alle volte pensiamo che le persone siamo invincibili, immortali, ma poi ci pensa la vita a ricordarci che non è così! Come dice la mia amica Laura Pausini: “non ha bisogno di parole mai, con uno sguardo solo capirai, un amico è così”! Si perché l’amicizia vera non è telefonarsi o vedersi sempre, ma sapere che qualsiasi cosa in qualsiasi momento lui c’è!

Adesso grande amico mio farai il tuo ultimo viaggio, andrai in un posto molto più bello, ma sappi che questo non è un addio, ma solo un arrivederci. Quando sarà il momento, ci rivedremo e torneremo a giocare insieme, commenteremo le belle ragazze e faremo le gare con la carrozzella. Miraccomando non ti dimenticarti di me e aspettami! Buon viaggio amico mio!

 

giovedì 9 gennaio 2020


“IL CIRENEO”: UN PROGETTO CONTRO LA NOSTRA CECITÀ QUOTIDIANA


di Valentina Bottini

Lo scorso marzo, al matrimonio di mia cugina, ho conosciuto un ragazzo che mi ha raccontato di un progetto benefico che con alcuni amici aveva in mente di avviare nei mesi successivi. Un argomento insolito durante un banchetto nuziale, ma si sa che dalle situazioni più banali e inaspettate si scoprono le cose più sorprendenti e speciali.
Ricordo che nel parlarmene le sue parole conclusive sono state «Vale, se tu hai bisogno di qualche attrezzatura particolare per migliorare le tua quotidianità a fronte della tua disabilita, non farti problemi e dimmelo perché questo progetto si rivolge anche a te in quanto vogliamo aiutare innanzitutto le persone che ci stanno “a fianco”, quelle che siamo così abituate a incontrare che spesso non vediamo le loro sofferenze. A volte la nostra “cecità” ci propone di aiutare persone “lontane”, dimenticandoci di chi vediamo quotidianamente (i nostri amici, le persone che incontriamo, ecc..). Inoltre sproniamo i ragazzi a mettersi a “servizio” degli altri, per poter crescere a livello umano e spirituale».
Incuriosita da queste parole  e affascinata da questo progetto che stava per nascere, al termine di quella giornata gli ho promesso che ci saremmo risentiti per sapere se il suo progetto era stato avviato e se procedeva bene come le premesse auspicavano. Così è stato e qualche settimana fa ho chiamato Paolo Pazzaglia per un’intervista; lui emozionato di rispondere alle mie domande  e di far conoscere il neonato progetto Il Cireneo si è messo subito a disposizione e ha iniziato a raccontarmi cos’è  e come è nato: «Venerdì 10 maggio 2019, dopo qualche mese di progettazione, è nato ufficialmente Il Cireneo. Ho scelto maggio per dedicare ed affidare questo progetto a Maria; e' a Lei che devo tanto, è a Lei che voglio aggrapparmi perchè so che con Lei potrò costruire qualcosa di bello! Il Cireneo è un progetto nato da una mia idea, ho voluto concretizzare il desiderio di aiutare le persone che hanno bisogno. Semplicemente fare del bene, aiutando le persone bisognose, di ogni razza, età o altro... Nella sua realizzazione non ho incontrato grosse difficoltà, se non il fatto di farmi delle domande prima di iniziare: “Sono sicuro di fare tutto questo?”, “Forse sto facendo qualcosa di troppo grande o che non ha un senso?”, “Ci sono già molte realtà nel territorio che aiutano i bisognosi, serve veramente un'altra "associazione" a scopo benefico?”»

-          Cosa ti sei risposto?
«Mentre parlavo durante il lancio del mio progetto vedere tutte le persone che mi vogliono bene (la mia ragazza, i miei amici, il mio Don, ecc..) che erano lì per sentire ciò che avevo da dire, è stato veramente commovente ed emozionante! Le persone si fidano di me, ho la grossa responsabilità di non deluderle… in quel momento ho capito che quello che stavo facendo era giusto».

-          Come mai hai scelto “Il Cireneo” come nome?
«Il nome prende spunto da un personaggio significativo del Vangelo, Simone di Cirene, che aiutò Gesù a sorreggere la Sua Croce alleviando le Sue sofferenze. Anche noi, con questo progetto, vogliamo alleviare le "sofferenze" delle persone che incontriamo quotidianamente e che ci chiedono aiuto. Anche il logo che abbiamo scelto è molto  semplice ma ha un significato profondo: un mano bianca che indica l’aiuto che vogliamo dare, la nostra mano tesa pronta a “sorreggere” le croci e le difficoltà altrui, su uno sfondo giallo/arancio, colori caldi che ricordano la solarità con cui darsi da fare  sempre con il sorriso e la positività».

-          In quanti volontari siete  a sostenerlo?
«Mi piace sottolineare come questo sia un progetto nato per i giovani e sorretto da giovani: ad ora siamo 5 giovani a credere fermamente ne Il Cireneo. Oltre a me posso contare sulla fiducia incondizionata di Riccardo Tovaglieri, giovane che ha voglia di "restituire" ciò che ha ricevuto in questi anni; posso contare sull'esperienza di Vito Russo che da anni pratica carità nelle varie realtà del territorio; posso contare su Giorgio Galbersanini che ha sempre fatto l'educatore e con la sua esperienza può darci una mano per gli "acquisti" ed in futuro potrà aiutarci sul lato economico; posso contare su Alberto Bogdalin che, con il suo entusiasmo, ci da una grossa "spinta" e ci dedica il suo tempo per pubblicizzare Il Cireneo e per le raccolte fondi che programmiamo in seguito al contatto con persone o realtà differenti.
Posso inoltre contare su Don Giovanni Patella che, grazie alla sua fede, ci da consigli su come la preghiera sia fondamentale per non perdere mai la "bussola" e continuare il nostro cammino sulla giusta strada!».

-          Cosa vi spinge a impegnarvi nel progetto Il Cireneo?
«Ciò che ci spinge a dedicare il nostro tempo per questo progetto è la fede! Crediamo fermamente che con poco si può fare molto, che si può nel nostro piccolo cambiare il mondo che ci circonda e dare speranza alle persone che incontriamo».

-          Cosa significa “fare rete” con le realtà già presenti sul territorio?
«Fare "rete" significa, oltre che a fare raccolte fondi per persone individuate personalmente (in Italia e nel mondo), valorizzare le realtà di volontariato già presenti sul territorio e pubblicizzarle, stimolando i ragazzi (ma anche gli adulti) a prenderne parte dedicando del tempo per i più bisognosi. Ognuno può scegliere la realtà che più desidera, e può dedicare anche solo un'ora del suo tempo settimanale!»

-          Con quali realtà del territorio fate “rete”?
«Fin’ora abbiamo scelto di affiancare e supportare 4 realtà: la mensa dei poveri dei frati, la cena coi senzatetto in stazione promossa dalla Caritas, la realtà di Casa Onesimo per richiedenti asilo ed ex carcerati, il progetto ItaCa che insegna italiano a stranieri chiedenti asilo (i migranti di cui sentiamo parlare ogni giorno alla tv)».

-          Chi viene da voi cosa cerca? Di cosa hanno bisogno?
«Chi viene da noi ha semplicemente bisogno di "amore". Sbagliamo quando pensiamo che le persone vengono da noi solo in cerca di soldi. Le persone vengono da noi perchè sono sole, magari sono smarrite, non hanno più nessuno... e hanno bisogno di sentirsi semplicemente amate!
Noi non vogliamo dare soldi, se non a realtà già collaudate. Per i singoli l’amore che diamo si concretizza in beni materiali… questa è la nostra politica: una bicicletta, un paio di scarpe, una rata dell’affitto… pensiamo che queste cose siano più utili, immediate e possano risolvere meglio i problemi rispetto ad una busta di banconote (il cui corretto uso purtroppo non è sempre certo)».

-          Incontrate difficoltà nel relazionarvi con chi aiutate e viceversa?
«Ad oggi non abbiamo incontrato grosse difficoltà con chi aiutiamo, solo soddisfazioni. Forse la difficoltà maggiore è quella di non poter aiutare tutti... purtroppo dobbiamo fare delle scelte e non è facile! Anche per questo è importante far rete: dalle realtà già operanti in città (come la Caritas, ad esempio) riceviamo informazioni su chi ha veramente delle necessità così non rischiamo di sprecare risorse».

-          Il vostro è un servizio di carità? Cos’è la carità per voi?
«Il nostro è sicuramente un servizio caritativo. Carità, come dice Papa Francesco, è uno dei fondamenti della nostra religione. Come dice Lui: "tutti noi siamo chiamati a vivere l’amore praticando le opere di misericordia corporali e spirituali: non solo fare l’elemosina ai più poveri e accogliere i più deboli, visitare i malati e i detenuti, ma anche ascoltare con pazienza chi si rivolge a noi, perdonare chi ci fa un torto, consolare chi è nel dolore, pregare per i vivi e per i morti, ecc". Aggiungo che la carità la possiamo vivere ogni giorno semplicemente sollevando il morale a una persona triste o regalando un sorriso a chi incontriamo: anche questa è carità, anche questo è voler bene al prossimo».

-          Cosa avete imparato fino ad ora da chi ha bisogno di una mano?
«Personalmente i sofferenti che ho incontrato mi hanno regalato sempre una grossa lezione di umiltà! Questo progetto mi aiuta a rimanere umile e a capire quanto sono stato e sono fortunato io. Questa scintilla l'ho avuta con la mia prima esperienza significativa in carcere qualche anno fa dove, lasciati da parte i pregiudizi iniziali, ho avuto la fortuna di conoscere persone fantastiche che mi hanno arricchito! Perchè poi questa è la cosa più bella: tu pensi di fare tanto e di dare qualcosa a chi ne ha bisogno, ma la persona che poi ne esce realmente cambiata sei tu! E' proprio vero che è donando che si riceve...»

-          Avete una sede?
«Una sede reale ad oggi non c’è, ma grazie all'aiuto di Don Giovanni e al mio ruolo di responsabile laico dell’oratorio San Luigi a Busto Arsizio, posso contare sull'oratorio (mia seconda casa) come "sede" provvisoria dove progettare e "lanciare" le varie iniziative. Chi ha bisogno o vuole dare una mano ci può trovare lì, abbiamo sempre bisogno di una mano, di nuove idee. Abbiamo bisogno di nuove “mani” pronte ad aiutare».

-          Cosa vi aspettate dal futuro?
«In futuro vorremmo avere un'impronta più dettagliata, ma ci stiamo ancora pensando.
 Ho un grosso progetto in mente per il futuro, ma mi fa un po’ paura dirlo oggi che siamo ancora agli inizi. Preferisco non sbilanciarmi troppo... Posso solo dire che vorrei costruire qualcosa di grosso in Italia o all'estero...chissà!
Per ora vogliamo crescere come associazione andando incontro a tante persone in difficoltà. Proviamo, come diceva Madre Teresa, a mettere anche noi la nostra piccola goccia nell'oceano!»

BAMBINO SPECIALE  di Gianluca Pepe Se penso che fino ieri ti accompagnavo all’asilo e oggi ti ho accompagnato al tuo primo giorno di scuola ...