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giovedì 25 settembre 2025

IL SOGNO DENTRO UN SOGNO

di  redazione

Oggi, 25  settembre, è la giornata mondiale dei Sogni. Per  celebrarla raccontiamo la storia di un bambino che aveva  il grande sogno di  avere una  sorellina; questo suo desiderio ha contagiato i suoi genitori, diventando anche un loro  grande sogno da realizzare nonostante le difficoltà e le delusioni.

"Nella letterina a Babbo Natale di mio figlio, per due anni consecutivi c'è stato il desiderio di avere una sorellina. La voglia di accontentarlo e fargli questo grande regalo -anche se rimettersi in gioco a 40 anni mi spaventava tantissimo-. La sfortuna di non riuscire a portare a termine 3 gravidanze e la mia voglia di arresa che si faceva largo per non soffrire più;  spiegare ogni  anno a mio figlio che mamma e papà ci hanno provato ma che Babbo Natale non ha letto bene la letterina e si era dimenticato.
Nell'estate 2024, dopo un anno davvero difficile, di nuovo la voglia di reagire, di combattere e di riprovarci... prima di tornare a casa, ecco il regalo di una grande amica di due medagliette raffiguranti la Madonna da portare al collo con tanto amore e tanta speranza. 
Rientri a casa. mia moglie sente qualcosa di strano, qualcosa che non va, fai il test e…… 9 mesi passano tra visite, esami, paure, preghiere, sempre con la Madonnina al collo. Mio figlio ha vissuto con amore e dolcezza questa attesa, questa pancia che cresce e diventa sempre più grossa, ora agli amici dell’asilo con grande tenerezza ha potuto raccontare che Babbo Natale stavolta l'ha ascoltato. Non vedeva l’ora, all’ultima visita di controllo si mise davanti al monitor e quando sentì il cuore del fratellino si commosse. 
Il parto affrontato con coraggio e grinta e Riky tre giorni d’ospedale vissuti con i nonni, in attesa di portare a casa il fratellino e poi... baci, coccole, protezione. gli occhi pieni d’amore. I pianti di un bimbo, non ricordarsi più come si fa, i ritmi che saltano, un po’ di tensione e nervosismo, tante prove da affrontare di nuovo rimettendosi in gioco. 
Fino ad arrivare all’estate 2025, la prima vacanza in 4, la tenerezza di due fratelli, giocare insieme, dargli il latte, portarlo al mare e farlo conoscere a tutti gli amici, le mille attenzioni, le fatiche... grazie a mia moglie donna, moglie, confidente, mamma ma soprattutto. grazie per questi due gioielli che si amano!"

giovedì 21 marzo 2024

 ARIA DI PRIMAVERA

di Valentina Bottini


Una nuova forza vitale

ritorna in me.

Una frizzante arietta

soffia tutt’intorno.

Voglia di fare,

voglia di uscire,

voglia di andare,

voglia di sorridere,

voglia di ridere.

È bello risvegliarsi

dal letargo invernale;

una rinnovata energia

arriva con i raggi

primaverili,

ogni parte del corpo

parla di allegria.

Un nuovo giorno sorge,

la brina mattutina

ricorda il bianco inverno

ma la palla infuocata

trasporta verso l’estate:

è l’aria di primavera

carica di gioiosa vitalità.


lunedì 29 maggio 2023

 

QUATTRO CHIACCHIERE CON… UN’OPERATRICE SOCIO-SANITARIA 

 

Il 29 maggio è la Giornata Nazionale degli Operatori socio-sanitari, conosciuti con l’acronimo OSS. Spesso il loro lavoro è bistrattato e additato come “pulire le persone, tagliare le unghie, lavare la testa, vestire, fare la doccia, nutrire”; ma so, per le attenzioni in primis su me stessa, che il loro lavoro è molto di più. Essi si prendono cura in toto delle persone che assistono dando loro aiuto non solo concreto, in quelle azioni di cura personale che non riescono a fare da sole, ma anche psicologico, offrendo loro sempre una parola di conforto, ascoltandole e cercando di strappargli un sorriso.

Per celebrare questo giorno abbiamo intervistato un’operatrice sanitaria, orgogliosa del suo lavoro e determinata nel promuovere  la bellezza della sua professione.

  

-Intervista di Valentina Bottini-

 1.     Quali sono le qualità che la figura di OSS dovrebbe avere?

«Un operatore socio sanitario è una persona “speciale” perché, stando a contatto con persone bisognose, è in grado di trasmettere tranquillità e serenità. Egli sa ascoltare, sa comunicare e sa come portare allegria tra i pazienti». 

2.     Da dove è nata la tua volontà di voler fare questo lavoro?

«Durante gli anni della scuola superiore ho fatto avuto l’occasione di fare un
primo tirocinio in una scuola materna e un secondo in una RSA. Durante questa mia seconda esperienza mi sono trovata molto bene e mi sono resa conto che stare a contatto con persone bisognose e poterle aiutare poteva essere la mia strada. Infatti dopo le  superiori ho  intrapreso il corso di operatrice socio sanitario e, al suo termine, sono stata assunta in un centro di riabilitazione
». 

3.     Spesso il vostro lavoro è bistrattato e additato come “pulire le persone, tagliare le unghie, lavare la testa, vestire, fare la doccia, nutrire”; ma so, per esperienza personale, che il vostro lavoro è molto di più perché vi prendete cura in toto delle persone offrendo loro oltre ad un aiuto concreto anche parole di conforto e sorrisi. Cosa significa per te essere una OSS?

«Essere un’operatrice socio sanitaria mi regala un’infinità di soddisfazioni e mi arricchisce dentro ogni giorno di più. Certo bisogna lavorare con molta discrezione, un’estrema responsabilità e grande professionalità, ma ciò che mi aiuta quotidianamente nel mio lavoro è l’empatia che sviluppo con i
pazienti
». 

4.     Quali sono le difficoltà maggiori nel relazionarti con i pazienti e viceversa?

«In alcuni casi si possono creare delle difficoltà quando il paziente è aggressivo e non collabora; quando succede ciò dobbiamo mantenere la calma, cercare di trasmettere tranquillità e capire qual è il problema». 

5.     Cosa hai imparato dai pazienti di cui ti prendi cura?

«In questi anni di lavoro ho imparato ad essere sempre più paziente e ad avere molta empatia, ho imparato ad ascoltare e ad osservare, ho imparato a relazionarmi con le persone e con le loro fragilità». 

6.     Secondo me voi OSS siete un grande esempio di umanità. Qual è il segreto per esser sempre sorridenti e gentili con i pazienti, anche i più difficili?

«Quello di operatore socio sanitario è un lavoro molto impegnativo ma che porta molte soddisfazioni: quando i pazienti dimostrano che hanno fiducia in noi ci rende davvero contenti, il loro apprezzamento ci ripaga di ogni fatica e ci spinge ogni giorno a dare il meglio di noi stessi. Questo tipo di lavoro ti fa capire quali sono le cose davvero importanti nella vita». 

7.     Esiste l’amicizia tra OSS e pazienti?

«Nel nostro lavoro si ha a che fare con molte persone e spesso ad alcuni ci si affeziona, specialmente se ci sono ospiti che stanno in struttura parecchio tempo si instaura un buon rapporto che può continuare anche al di fuori della struttura». 

8.     Raccontami un episodio simpatico/significativo del tuo lavoro di OSS.

«Ce ne sarebbero molte di cose da raccontare, sia vicende tristi sia fatti divertenti sia avvenimenti molto teneri. Ci sono anziani che passano tanto tempo nella struttura dove ci vedono quasi tutti i giorni e quindi è facile per loro darci del “tu” e considerarci di famiglia come figli o nipoti; una volte c’era un ospite che ogni giorno mi chiedeva a che ora finivo il turno di lavoro così qualche volta mi avrebbe chiesto un passaggio per tornare a casa , un’altra mi
chiedeva sempre se ci fossero dei pullman e se potevo comprargli il biglietto assicurandomi che la sua mamma mi avrebbe restituito il denaro. In questi casi cerco di assecondare il paziente ma senza  fare grosse promesse, cosicché lo si rende più sereno e collaborativo
». 

9.     Tre aggettivi con cui gli altri ti definiscono?

«Sensibile, volenterosa, permalosa».

9.     Tre aggettivi con cui tu ti autodefinisci?

«Generosa, emotiva, lunatica».

lunedì 20 marzo 2023

 QUATTRO CHIACCHERE… SULLA FELICITA'  

di Valentina Bottini


La Giornata Internazionale della Felicità si celebra in tutto il mondo il 20 marzo di ogni anno a partire dal 2013. Essa è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il 28 giugno 2012.

Ogni anno viene pubblicata una classifica dell’indice mondiale di felicità. Il World Happiness Report 2023 stabilisce che il Paese più felice del mondo è, per la sesta volta, la Finlandia seguita dalla Danimarca e l'Islanda. L'Italia occupa il 33° posto.

Anche noi di  “uno sguardo sul mondo a 360°” proprio oggi 20 marzo vogliamo celebra la Giornata della Felicità, abbiamo quindi pensato di proporre un’intervista multipla a personaggi famosi e non famosi (che abbiamo già intervistato) facendo loro una semplice domanda: “Cos’è la felicità per te?” Ecco cosa ci hanno risposto:

Gianluca Pepe: “La felicità è il cuore che ride”

Barbara Vagnini “La felicità è riuscire a cogliere il bello e riuscire a provarne gioia, che parte da uno stato dell'animo, per arrivare a manifestarsi in tutto ciò che esiste, anche dalla semplice passeggiata per me è questo. La felicità inizia quando non la cerchi fuori da te o in un altro o in una cosa”

Paolo Pazzaglia:  “La felicità è amare e sentirsi amati. Il sorriso di chi consola, fatto di una gioia che va oltre ogni altra cosa”

Silvia Carlini: “Per me felicità e una sensazione che non ha nè tempo né spazio, che è attimi ma anche periodi... che puoi vederla mentre la vivi e hai piacere a ricordarla. Felicità è qualcosa che ha a che fare con ciò che sei davvero, quando sei davvero te stesso e ti vuoi bene per ciò che sei o ricevi amore da qualcuno o da qualche sensazione come nel vedere la bellezza di un panorama, della natura o da un amico o familiare”

Marco Roma: “La felicità per me è aprire gli occhi la mattina e sentire il mio cuore che grida amore, gioia  e  dolcezza che mi da’ quella carica e quell’adrenalina che mi mandano avanti tutti i giorni”

Franco Tessaro: "La felicità è un atto d’amore verso tutto ciò che Dio ha dato all’uomo”

E i nostri lettori, cosa  pensano che sia la felicità? Ditecelo lasciando un commento di poche parole nell’apposito spazio sotto questo articolo.

lunedì 6 marzo 2023

 QUATTRO CHIACCHIERE CON... AURORA AVVEDUTO 

              -intervista di Valentina Bottini-

1.      Presentati a 360°

«Sono una musicista di 26 anni laureata in pianoforte e attualmente frequento un Master di II livello di musica contemporanea. Insegno pianoforte, musica e propedeutica musicale in diverse scuole del mio territorio.

La mia vita ruota intorno alla musica a 360°, è il mio tutto. Le mie giornate sono incentrate sul pianoforte, dallo studio al lavoro; oltre a pentagrammi e note sono appassionata di sport, in particolare da un po' di anni sono iscritta in palestra che è la mia valvola di sfogo, mi fa sentire bene. 

Adoro l'arte e la fotografia perché mi danno l’opportunità di catturare ciò che mi circonda e che mi meraviglia: una singola nuvola che diventa un drago, le porte colorate delle case di paesini caratteristici, sconosciuti che giocano a carte in riva al mare. Sono anche un'ottima forchetta, il cibo per me non è solo necessità ma è proprio piacere: lo descriverei come vero e proprio godimento!

E infine, amo follemente il Natale. Non tanto il 25 Dicembre in sé... ma l'atmosfera che si respira durante l'Avvento: le mille luci che ti avvolgono, i canti natalizi, i colori tipici di questo periodo, il profumo di cannella, l'attesa che si percepisce. Mi piacerebbe infatti incidere un disco con diversi christmas carols… è uno dei propositi per il 2023!»

2.      Dove e quando è nata la tua passione per la musica?

«Questa è una domanda che mi fa sorridere perchè la mia passione per la musica è nata… per caso: curiosando negli armadi di casa, all'età di 9 anni, trovai una custodia di pelle blu contenente una melodica ovvero una tastiera con un paio di ottave che produce il suono attraverso un tubo nel quale bisogna soffiare. Iniziai a suonarla senza conoscere i nomi delle note e senza saper leggere la musica. Con mia sorella Anastasia alla chitarra, ci divertivamo ad organizzare concerti casalinghi, il nostro cavallo di battaglia era “Il leone si è addormentato”. Il Natale dello stesso anno ricevetti in dono una tastiera, e da lì a poco iniziai a prendere lezioni di pianoforte, contemporaneamente al liceo mi iscrissi al conservatorio... ed ora eccomi qua!

Devo ammettere però che la musica è sempre stata presente in me. Ora riderete ma quando avevo poco meno di due mesi mi cadde in testa un carillon bianco e azzurro a forma di nuvola. Ho ancora il segno sul cranio. Beh, da quel momento la magia delle note su pentagramma non ha mai smesso di far battere il mio cuore».

 3.      Parlami del “Qartetto Foyer”.

«Mi fa molto piacere parlare del “Quartetto Foyer”: ricordo sempre con affetto i momenti trascorsi con gli altri componenti del quartetto. Avevo appena finito il liceo e insieme a due mie amiche di conservatorio abbiamo deciso di formare un trio: violino, violoncello e pianoforte. Successivamente si è aggiunto a noi il Maestro Carlo Bellora, violinista.

Il nostro primo concerto è stato nel foyer di un teatro, da qui il nome del quartetto. Abbiamo avuto un'attività concertistica per circa un anno, nello specifico a Gallarate, dove si trova il conservatorio G.Puccini, istituto in cui ho studiato.

Raccontarti del quartetto mi mette un po' di malinconia e tristezza: purtroppo il Maestro Bellora è scomparso nel 2019, lasciando un vuoto immenso nei cuori di noi studenti. Alcune volte penso alla bella musica suonata insieme a lui e mi ritornano in mente degli aneddoti divertenti che raccontava durante le lezioni di storia della musica... era un uomo che aveva tanto da insegnare».

 4.      Cosa  provi nel momento in cui ti stai esibendo?

«Ansia ahahah! Sono sempre agitata quando devo suonare in pubblico... per questo motivo durante i miei concerti cerco sempre di spiegare agli ascoltatori quello che poi suonerò. Parlare mi calma, mi aiuta a concentrarmi e a dare il meglio durante l'esibizione.
Questa accoppiata secondo me è vincente perchè trovo molto utile immergere il pubblico in quello che poi ascolterà. È giusto offrire anche ad un, passatemi il termine, “ignorante in materia” ma curioso (altrimenti non verrebbe a sentire un concerto di musica classica) di capire la musica, di renderlo partecipe di ogni singola nota che esce dallo strumento, di dargli la possibilità di rimanere meravigliato oppure anche scioccato dalla composizione che ascolta.

Ecco, è questo che cerco e che voglio quando suono:  creare un'atmosfera conviviale nella quale ascoltatore e musicista provino le stesse emozioni. Mi piace pensare che quello che provo io nel momento stesso in cui sto suonando, sia lo stesso che prova chi mi ascolta.
Sentire poi sull'ultima nota del brano, tanti applausi beh.... è qualcosa di talmente gratificante che mi spinge a voler continuare su questa strada; dopo mesi di studio, avere la prova che i sacrifici fatti e l'impegno dato vengono ricambiati è fantastico».

 5.      Cosa vuoi trasmettere a chi ti ascolta?

«Scelgo sempre spartiti che più mi piacciono, che sento più vicini a me. Solitamente studio composizioni molto espressive e ricche di pathos. Diciamo che ogni musicista, come un pittore o uno scrittore, si focalizza su un repertorio, su una corrente artistica e letteraria che sente più sua, e su di essa basa la sua attività.  Ecco, il mio punto di forza non è il grande virtuosismo, il saper fare 1000 note ad un battito di metronomo, ma avere la delicatezza e la dolcezza utile per emozionare chi mi ascolta.

Ammetto che non è stato facile arrivare a capire ciò. Mi sono sempre, e ancora oggi capita, considerata gradini sotto rispetto ad altri miei compagni di conservatorio o musicisti che mi

circondano. Ma grazie all'aiuto del mio insegnante, il Maestro Giorgio Spriano, il quale ha sempre creduto in me e incoraggiato a dare sempre il massimo, ho capito che nonostante esistano difficoltà, bisogna insistere su ciò che si sa fare meglio, sconfiggendo paure e stereotipi.

Due composizioni che definirei come i miei cavalli di battaglia sono “Des pas sur la neige” di Claude Debussy e “Rain tree sketch II” di Toru Takemitsu. In esse trovo delicatezza e sentimento profondo: è questo ciò che mi piace trasmettere a chi mi ascolta, emozioni. Mi piace l'idea di far muovere qualcosa nell'animo umano, punto molto sul diventare una pianista che emoziona con musica passionale rispetto ad una pianista virtuosa: questo è il mio intento. Spero di riuscire in questa impresa che è tutto tranne che facile».

 6.      Cosa significa per te suonare il piano?

«Potrei definire il pianoforte come il mio primo amore: amore che si trasforma anche in pianto quando nonostante i sacrifici e le ore di studio fatte, non si riescono a raggiungere i risultati sperati, a volte arrivando persino a detestare questo colosso di strumento laccato di nero. 
Ricevere pareri negativi, insoddisfazioni, fallimenti ti mettono con le spalle al muro, tante volte ho pesato di mollare perchè non mi sentivo all'altezza, di pensare a come sarebbe la mia vita ora se avessi scelto un'altra facoltà, il famoso “piano b” che ho sentito pronunciare molte volte.
Le giornate nere capitano a tutti, non siamo dei robot. Alla fine quindi torno sempre sui miei passi.
Suonare il pianoforte per me significa tutto. È la mia linfa vitale. Mi emoziono solo al pensiero, anche in questo momento ho la voce tremolante a parlartene. Forse una delle poche certezze che ho nella vita è che voglio suonare! Che sia in un'orchestra, o come solista, o in formazione cameristica. Il mio corpo, la mia mente ha necessità di suonare. La strada è ancora molto lunga e piena di salite, sono giovane, ho così tanto da imparare ancora, ma sono convinta che il mio percorso riserverà qualcosa di straordinario».


7.      Esiste l’amicizia nel mondo della musica?

«Certamente! Forse io non sono la persona più adatta a rispondere a questa domanda perchè purtroppo ho esperienze travagliate nell'ambito dell'amicizia, sono stata definita  una persona “strana” e “non compatibile” perchè ho interessi diversi rispetto alla norma.  Ma oggi ho capito che non è un difetto: sono un’artista, tutti gli artisti sono strani… no? I miei amici si contano per davvero sulle dita di una mano: il detto “pochi ma buoni” fa proprio al mio caso.

Il campo musicale è simile ad uno sport a livello agonistico. Si stringono legami con i compagni, con i Mestri, ma allo stesso tempo si respira aria di competizione, se sei determinato lotti per ciò che vuoi diventare. Il conservatorio G. Puccini è da sempre stato definito come una “seconda casa”. È un ambiente molto familiare, non è caotico, conosci più o meno tutti gli studenti e stringi amicizia molto facilmente. Durante gli anni trascorsi in istituto ho legato moltissimo con diverse persone. Con alcune purtroppo ci siamo perse di vista, con altre invece il rapporto si è consolidato maggiormente, pur abitando a km di distanza o avendo intrapreso strade differenti. L'amicizia la riconosci proprio dal fatto che pur vedendoti una volta all'anno, niente è cambiato. Siete sempre le solite due ragazzine che hanno stretto amicizia durante le lezioni di solfeggio, con la stessa voglia di esserci l'una per l'altra.  L'amicizia è anche spronare l'altro inviandogli per whatsapp bandi di concorsi, audizioni per orchestre, partiture da suonare insieme…»

 

8.      Raccontami un episodio simpatico/divertente/riflessivo/curioso/significativo della tua giovane esperienza.

«Ho sempre desiderato poter suonare in un'orchestra. I diversi strumenti che suonano note diverse ma che insieme creano un' armonia così piena, così completa... beh è indescrivibile!
Il pianoforte purtroppo nell'organico orchestrale non è sempre compreso, a meno che non si parli di un concerto per pianoforte e orchestra, dove il pianista ha ruolo di solista che viene accompagnato poi dagli altri strumenti.

Un giorno curiosando su internet con una mia amica ho notato il bando di audizione per l'Orchestra Verdi di Milano, e mi si sono illuminati gli occhi.  Ero così tesa il giorno dell'audizione, volevo a tutti i costi entrare a far parte di quel mondo. Quando poi, il giorno seguente è arrivata la mail che mi definiva “idonea” sono saltata di gioia. Forse ho addirittura pianto... non ricordo. Essere su un grande palco come l'Auditorium Mahler di Milano è da pelle d'oca. Voi direte: “Ma non è mica il Teatro alla Scala”... vero, ma mi hanno sempre insegnato ad apprezzare e a ringraziare anche per le piccole cose. Quindi per me suonare in quest'orchestra, pur essendo amatoriale, ricevere i complimenti da un direttore, che non è il primo che passa per strada, significa moltissimo. È un piccolo ma grande traguardo!

Mi piacerebbe far parte di un'orchestre sinfonica. Sarà anche in questo caso lungo e difficile il percorso, ma essendo molto determinata non mi fermerò.

Altre grandi emozioni sono state quando per la prima volta sono apparsa su Youtube, sul sito del conservatorio. Era periodo di Covid-19, i teatri erano chiusi, avevo quindi registrato i brani giorni prima e la sera del 7 dicembre alle 20.30 tutti erano sintonizzati ad aspettare che iniziasse il concerto.
Oppure il 6 giugno dell'anno scorso ho avuto la possibilità di esibirmi presso il Teatro del Popolo di Gallarate, sempre all'interno della rassegna concertistica del conservatorio. Ricordo ancora che ero dietro le quinte e avevo una nausea tremenda. Ho chiamato un mio amico dicendogli “O vomito o esco”... sono uscita sul palco a ricevere gli applausi di inizio concerto e da quel momento ho pensato solo a suonare e godermi la mia serata. Le persone erano sedute in sala, tutte per ascoltare me».

9.      Quali progetti hai per il futuro?

«Di progetti e sogni ho la testa piena! La mia mente non si ferma mai.  Mi piace sperimentare e mi lascio incuriosire molto da ciò che  vedo intorno a me. Ho da poco aperto un mio canale YouTube (https://www.youtube.com/@auroraavveduto4096 ), su cui carico delle mie registrazioni di concerti dal vivo o casalinghe. Nell'ultimo video “Des pas sur la neige” ( https://youtu.be/nq7TrPolyB8 ) ho voluto realizzare il mio primo videoclip con le poche conoscenze e i pochi strumenti tecnologici che possiedo. Ad un'immagine classica di me che suono il pianoforte, ho sovrapposto un paesaggio innevato, nel quale cammino avvicinandomi sempre più alla videocamera. Devo dire che sono molto orgogliosa di questo video, spero piaccia anche al pubblico virtuale che mi segue.

Ho molte aspettative sul master di musica contemporanea che sto frequentando, spero possa aprirmi diverse porte e creare grandi stimoli nel mondo musicale.

Come ho già accennato, ogni artista si concentra su una corrente e su un repertorio specifico: io trovo molta affinità con la musica del '900. La definisco come una “calamita”. Mi piacciono le sfide che lancia verso chi decide di eseguirla e capirla. Utilizza scritture diverse da quelle tradizionali, tecniche nuove e diversi modi di suonare gli strumenti più classici. È definita “strana” anche lei… chissà, magari l'Aurora strana ha scelto la strada giusta.

Ho inoltre il desiderio da molto tempo di poter far divertire con la musica i bambini meno fortunati. Penso a Chara, il mio fratellino adottato a distanza, nato in Etiopia. Mi piacerebbe andare nel suo villaggio e regalare anche solo un po' della mia conoscenza musicale a tutti i piccoli che lo abitano.

Infine, insieme ad una mia amica e diversi colleghi di lavoro stiamo pensando a dei concerti durante stagioni cameristiche.

Mi piacerebbe inoltre riproporre il concerto realizzato a giugno dell'anno scorso dal titolo “ '900 a colori” nel quale ho associato la musica di alcuni dei compositori del XX secolo con proiezioni di immagini e colori».

 

10.  Tre aggettivi con cui gli altri ti definiscono?

«La mia strada la costruisco tutta con le mie forze. Purtroppo, o per fortuna, non sono nata Mozart e non ho familiari appartenenti al mondo musicale, non ho le mani molto grandi, quindi non riesco ad avere molta estensione, non sono un fulmine a leggere gli spartiti... insomma, un po' di pecche le ho ma dedico moltissimo tempo allo studio, anima e corpo per raggiungere risultati. Per questo motivo mi hanno attributo gli aggettivi di tenace e appassionata.

Mi definiscono anche creativa perchè sono un vulcano di idee. Sono sempre alla ricerca di spunti per i miei video e concerti.

Per il cuore di mamma invece sono dolce. Nonostante sono determinata a raggiungere i miei obbiettivi artistici, penso che non ci sia niente di più importante della famiglia; la mia famiglia mi ha insegnato i valori più importanti e la persona che sono lo devo a loro».


11.  Tre aggettivi con cui tu ti autodefinisci? Perché?

«Mi rispecchio molto negli aggettivi citati sopra. Sono stati bravi, forse fin troppo gentili.
Aggiungo io allora qualche lato negativo. Pretendo moltissimo da me stessa, a volte anche troppo, sono molto rigida e molto inquadrata, per qualsiasi cosa mi faccio mille paranoie e penso tanto, forse troppo prima di agire. Difficilmente mi metto in mostra, anche se so fare bene una determinata cosa. Sto sempre in disparte, non mi piace stare al centro dell'attenzione… anche se quando sono sul palco e la scena è tutta mia, questo aspetto mi piace... ma questo è un ambito diverso».

domenica 26 febbraio 2023

  WORLD PISTACCHIO DAY

di Valentina Bottini


Oggi 26 febbraio si celebra in tutto il mondo il "World Pistacchio Day", per festeggiare l'amato frutto per  il gusto, per le proprietà antiossidanti e per la versatilità in cucina. Infatti oggi non si contano i siti con svariate ricette e infiniti usi culinari "dell'oro verde"; io invece per  ricordare questa data propongo una mia inedita poesia che parla anche della salata granella verde:


Una domenica d'autunno

 La pace di una domenica pomeriggio
non odo nulla in questo meriggio,
solo il nostro flebile chiacchiericcio
sotto un caldo sole ormai gialliccio.
 
Gustiamo  un cornetto al verde salato
di una brulla granella smaltato,
sorseggiamo la miscela nera bollente
affogata nel bianco diluente.
 
Davanti a noi vedo un soave prato
da poche ore rasato,
sogno ad occhi aperti una colazione francese
su una coperta scozzese.
 
Il profumo dell’erba novella
mi fa credere di essere in una bancarella,
ma l’odore dell’umida terra
mi ricorda  che non sono in una cubica serra.
 
In questo quadro bucolico delicatamente la  tua mano
si appoggia sulla mia spalla come se fosse un deltaplano
in un  gesto rassicurante e protettivo
come  a dire: “quando avrai bisogno, io arrivo!"

                                                                                             di Valentina Bottini

venerdì 6 maggio 2022

 WORD KIDS COLOURING DAY

di Valentina Bottini 


Dal 2008 oggi 6 maggio, si celebra in tutto il mondo  la giornata dei colori. Quest'anno voglio festeggiare il  "Word Kids Colouring Day"  proponendo una delle prime poesie che ho scritto sulla vita e sui colori:


La mia vita a colori

La vita è un susseguirsi

di periodi colorati:

giallo, rosso, verde, blu

e molti di più.

 

La mia vita è un arcobaleno

di tanti colori che si alternano.

La mia vita è un arcobaleno

di colori caldi e colori freddi.

La mia vita è un arcobaleno

con tante sfumature.

La mia vita è un arcobaleno

con pennellate veloci e accennate

accanto a pennellate curate.

 

I colori della tavolozza del pittore

sono attimi di quotidianità

che solo il mio pennello può

fissare sulla tela della mia vita.

mercoledì 13 aprile 2022

INTERNATIONAL  KISSING DAY

di Valentina Bottini


Oggi 13 aprile si celebra in tutto il mondo il bacio.  "L'International Kissing Day" è nato per ricordare il bacio più lungo della storia ovvero quello del 1968 di una coppia thailandese che, durante una competizione, durò 46 ore 24 minuti e 9 secondi. Oggi voglio celebrare questa data riproponedo una mia poesia proprio sul bacio:

 

Sorpresa di un bacio

 Questa è la storia di un giovane innamorato

che nel buio sognava un bacio sfiorato

ma ricevette un iniziale bacio sussurrato.

La corazza che lo proteggeva

combatteva contro un’attrazione evidente

che l’aria fendeva

come quando c’è un freddo pungente.

Lei volutamente lo attraeva e lo respingeva,

grandi sorrisi e sguardi intensi

ma parole dirette e taglienti

finche lui si chinò lentamente

e un bacio le diede semplicemente.

 

La  scintilla iniziale

accese un incendio passionale

che dopo poco

divenne un fuoco.

Gli occhi dei due brillarono,

dolcemente si  avvicinarono

e le labbra di nuovo si sfiorarono.

Quel tocco vellutato,

quel contatto appassionato

di un bacio sognato

             diventato un ricordo delicato.

BAMBINO SPECIALE  di Gianluca Pepe Se penso che fino ieri ti accompagnavo all’asilo e oggi ti ho accompagnato al tuo primo giorno di scuola ...