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giovedì 12 settembre 2024

 

AMORE A PRIMA VISTA

di Gianluca Pepe


Viareggio città di 60710 abitati, conosciuta soprattutto per il suo Carnevale. Infatti qui sono nati i più famosi Carristi di tutti i tempi, con il Burlamacco maschera simbolo di questa città che si riempie di turismo ogni anno, per vedere questi carri enormi e altissimi di Cartapesta sfilare per il corso. Pensate che quando c’è il carnevale molte attività si fermano per festeggiare questa manifestazione, descriverla a parole è praticamente impossibile. Se non avete mai vissuto il carnevale qui, bhe è un’esperienza che dovete fare per forza, soprattutto se avete dei bambini.

Viareggio: città sottovalutata per trascorrere le vacanze estive, sì perché quando chiedi: dove vai quest’estate a fare le vacanze? Tutti, ti rispondono Misano, Rimini, Riccione, Cattolica o Bellaria “ perché c’è tutto: vita, divertimento, attrezzatissima per famiglie e bambini. E tu?” Quando rispondo Viareggio mi chiedono cosa ci sia a Viareggio… Partendo dal fatto che il mare è un po’ meglio di quello della Riviera Romagnola, qui puoi trovare un clima familiare, con stabilimenti balneari che non guardano al busisnes, l’importante non è guadagnare ma vedere che sei felice. La bellissima Pineta, attrezzata con chioschi per noleggiare: bici, motorino, risció; baretti e ristoranti, teatro per spettacoli, ma soprattutto piena di giochi per i bambini e famiglie. Sulla lunga passeggiata ogni tipo di negozio, bar, ristorante, pub dove bere un ottimo cocktail. Percorrendo qualche chilometro in macchina puoi anche trovare spiagge Caraibiche chiamate le Maldive della Toscana, a piedi invece passando per il molo arrivi alla Darsena dove trovi acqua splendida e cristallina. A pochi chilometri c’è Forte dei Marm.

 Viareggio l’ho conosciuto nel 2019 ed è stato amore a prima vista, mi piace molto scendere al mare alle prime luci del mattino quando ancora non c’è nessuno, sentire i gabbiani e le onde del mare, per tuffarmi poi nell’acqua ancora fresca e lasciarmi trasportare con la mente in sogni e progetti.

Guardando il molo trovi due scritte ”Viareggio è il Carnevale”, l’altra “ Viareggio in te sono nato e in te spero di morire”... Il mio sogno prima o poi è di riuscire a comprare una casina qui per trasferirmici a vivere e poter dire anche io, in versione napoletana: Spero 'e murì ccà."




sabato 11 novembre 2023

 

L’ESTATE DI NOVEMBRE

 di Valentina Bottini

Il periodo attorno all’11 novembre, giorno di San Martino, è tutt’oggi indicato come “estate di San Martino” perché spesso è caratterizzato dal ritorno del bel tempo con il clima caldo e asciutto e il cielo sereno che ricorda quello estivo

 Si racconta che in un freddo e nevoso giorno di inizio novembre, un cavaliere di nome Martino da Tour incontrando un mendicante infreddolito perché coperto solo di pochi stracci, estrasse la spada e divise il suo mantello in due metà donandone una al pover uomo. Inspiegabilmente cessò di nevicare e il clima divenne solare e mite come in estate. Durante la notte il cavaliere sognò Gesù in mezzo agli angeli ai quali stava mostrando il bel mantello che indossava, dicendo che glielo aveva donato Martino. Questi fatti si ripeterono anche nei tre giorni successivi dando il via all’intersecazione tra le reali opere misericordiose del Santo e la leggenda che è alla base della popolare tradizione dell’estate di San Martino.

Il periodo attorno all’11 novembre, giorno in cui si celebra il santo, è tutt’oggi indicato come “estate di San Martino” perché spesso è caratterizzato dal ritorno del bel tempo con il clima caldo e asciutto e il cielo sereno che ricorda quello estivo; questo ritorno estivo, nonostante la soggezione dei fatti reali o leggendari tramandati, ha le sue fondamenta attestate da comprovate ragioni fisiche-metereologiche.

In passato i capifamiglia, approfittando di questo ritrovato tepore, erano soliti rinnovare i contratti agricoli annuali; di conseguenza le famiglie contadine che avevano prestato il loro lavoro durante la stagione agricola appena conclusa,dovevano cambiare attività e abitazione proprio in questi giorni. Da questa usanza popolare deriva il detto dialettale “fare san martino” per indicare l’atto di traslocare.

Tradizionalmente in Italia i giorni attorno alla prima decade di novembre sono occasione di  far festa e di gustare l’olio nuovo ed il vino novello, tolto dalle botti e assaggiato per decretarne la qualità, come ci ricorda Giosuè Carducci nei versi della sua nota poesia “San Martino”:

 

San Martino

 

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

 

mercoledì 12 aprile 2023

 RIPARTO DA ME

di Redazione a Gianluca Pepe


-  Da cosa nasce questo esperimento sociale?

«Tutto nasce la settimana prima di Pasqua, come fioretto, quasi per gioco. Dopo essermi imbattuto per l’ennesima volta su video stupidi e osè su Tik-Tok di ragazzi che bullizzano i più deboli e di ragazze che fingono di vendere il loro corpo, cioè la loro dignità, per qualche like; ma quando ricevono commenti negativi, si offendono dicendo che in quei video recitano solo una parte...
ho pensato agli anni 90 quando non c’erano social e cellulari con connessione internet ma il telefono serviva solo per telefonare; non c’erano like o visualizzazioni. L’unico pensiero era scendere in cortile per tirare 4 calci al pallone, giocare a guardie e ladri, o passare ore e ore a parlare, ridere, scherzare.
Ho quindi pensato: “Basta! Io non ci sto più a tutta questa munnezza (come si direbbe al mio paese)”, così ho deciso di fare un esperimento sociale semplicemente staccando tutto e facendo un passo indietro, niente cellulare»

- I tuoi amici e la tua famiglia come hanno preso questa tua decisione?

«Mia moglie è abituata a questi miei colpi di testa, queste mie pazzie improvvise. Gli amici e i colleghi hanno pensato che ero un pazzo anzi, addirittura, alcuni hanno iniziato a scommettere su quanto fossi durato e si sono organizzati con chiamate a sorpresa con numeri diversi e a diversi orari per vedere se spegnevo veramente il telefono… dicevano che non sarei durato più di due ore».

- Questo ti ha infastidito?

«No assolutamente anzi, questo mi ha dato ancora più carica. Quello che forse mi ha infastidito di più, sono state le risate su questa mia decisione come se io stessi facendo una cazzata senza senso. Ma forse è stata la cosa più sensata e più bella che potevo fare negli ultimi 5 anni. Anche perchè io arrivo proprio da una generazione dove non c’era la tecnologia quindi sapevo già come si viveva prima e come si vive oggi».

- Meglio prima o oggi?

«100.000 volte meglio prima, baratterei 5 anni della mia vita per tornare negli anni ‘90».

- Perchè dici ciò?

«Perchè in questi giorni ho riscoperto cose perse, come: leggere la gazzetta o un giornale cartaceo (ora si fa tutto con il cellulare), passeggiare nella natura, ascoltare il fischiettio degli uccellini, dedicare più tempo alla mia famiglia e a mio figlio guardandoli negli occhi, senza l’ansia di dover guardare il cellulare per vedere se è arrivato un messaggio, un commento, un like o fare come la maggior parte della popolazione del mondo, che guarda le storie, i post per poi sparlare, o essere invidiosi. Ma poi invidiosi di cosa? Ognuno di noi ha una propria vita e sta a noi renderla belle e magica».

- E’ stato difficile?

«Se devo essere sincero le prime tre ore si, perchè sei abituato ad avere sempre il telefono in mano che diventa come per chi fuma togliergli una sigaretta. Se ci mettiamo anche che, io ho un programma radiofonico dove i social sono la base per aumentare ascolti, e facendo come secondo lavoro il venditore di prodotti 100% Naturali e 100% Biologici, dove la maggior parte di vendite la fai tramite le storie, i Reel e i messaggi su WhatsApp; non è stato facile».

- Per gli auguri di Pasqua come hai fatto?

«Mi ero organizzato prima nel senso che avevo messo sui miei stati questa mia decisione sapendo che l’avrebbero vista tutti, e alle persone importanti ho fatto gli auguri in anticipo».

- Quando hai riacceso il telefono cos’è successo?

«Quello che già sapevo centinaia di messaggi, commenti, email. Ma non ho letto nulla!»


- Come mai?

«Perchè il mio esperimento prevedeva proprio questo, vedere in 3 giorni quanto tempo avrei perso a dover leggere, scrivere, o dover commentare. Quanto tempo avrei dovuto passare al telefono togliendo tempo alla mia famiglia quindi ho cancellato tutto senza guardare nulla».

- Rimpianti o cosa ti senti di consigliare ai giovani d’oggi?

«Rimpianti nessuno, anzi questo mio esperimento mi ha convinto sempre di più a fare questa cosa una volta la mese come pulizia per poi arrivare se riesco a farlo tutti i weekend, spegnere il telefono il venerdì sera e riaccenderlo il lunedì mattina.

È veramente difficile in un mondo dove il cellulare te lo porti pure sulla tazza del gabinetto, l’unica osa che mi viene in mente è una frase di una bellissima canzone di Gabri Ponte che dice: “Ma che ne sanno i 2000"».

lunedì 20 marzo 2023

 QUATTRO CHIACCHERE… SULLA FELICITA'  

di Valentina Bottini


La Giornata Internazionale della Felicità si celebra in tutto il mondo il 20 marzo di ogni anno a partire dal 2013. Essa è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il 28 giugno 2012.

Ogni anno viene pubblicata una classifica dell’indice mondiale di felicità. Il World Happiness Report 2023 stabilisce che il Paese più felice del mondo è, per la sesta volta, la Finlandia seguita dalla Danimarca e l'Islanda. L'Italia occupa il 33° posto.

Anche noi di  “uno sguardo sul mondo a 360°” proprio oggi 20 marzo vogliamo celebra la Giornata della Felicità, abbiamo quindi pensato di proporre un’intervista multipla a personaggi famosi e non famosi (che abbiamo già intervistato) facendo loro una semplice domanda: “Cos’è la felicità per te?” Ecco cosa ci hanno risposto:

Gianluca Pepe: “La felicità è il cuore che ride”

Barbara Vagnini “La felicità è riuscire a cogliere il bello e riuscire a provarne gioia, che parte da uno stato dell'animo, per arrivare a manifestarsi in tutto ciò che esiste, anche dalla semplice passeggiata per me è questo. La felicità inizia quando non la cerchi fuori da te o in un altro o in una cosa”

Paolo Pazzaglia:  “La felicità è amare e sentirsi amati. Il sorriso di chi consola, fatto di una gioia che va oltre ogni altra cosa”

Silvia Carlini: “Per me felicità e una sensazione che non ha nè tempo né spazio, che è attimi ma anche periodi... che puoi vederla mentre la vivi e hai piacere a ricordarla. Felicità è qualcosa che ha a che fare con ciò che sei davvero, quando sei davvero te stesso e ti vuoi bene per ciò che sei o ricevi amore da qualcuno o da qualche sensazione come nel vedere la bellezza di un panorama, della natura o da un amico o familiare”

Marco Roma: “La felicità per me è aprire gli occhi la mattina e sentire il mio cuore che grida amore, gioia  e  dolcezza che mi da’ quella carica e quell’adrenalina che mi mandano avanti tutti i giorni”

Franco Tessaro: "La felicità è un atto d’amore verso tutto ciò che Dio ha dato all’uomo”

E i nostri lettori, cosa  pensano che sia la felicità? Ditecelo lasciando un commento di poche parole nell’apposito spazio sotto questo articolo.

lunedì 20 febbraio 2023

QUATTRO CHIACCHIERE CON LA COMUNITÀ DI VILLAPIZZONE: DOVE L’ACCOGLIENZA È CASA

-Elaborato di Valentina Bottini e Silvia Carlini-  

 Villapizzone è una comunità che viene fondata nel 1978 su iniziativa della famiglia Volpi e di una comunità di gesuiti; si trova nel quartiere di Villapizzone (periferia a nord ovest) a Milano e si compone di sei famiglie, una piccola comunità di gesuiti e di persone accolte nelle famiglie, arrivando così a una cinquantina di abitanti circa.  Pur essendo inscritta in un contesto urbano, la comunità non riceve sovvenzioni e si fa carico interamente di tutte le spese.

All’origine della sua fondazione c’è il desiderio della famiglia Volpi di avere una casa che potesse essere luogo di incontro anche per altri rivivendo così quello che aveva sperimentato in Africa; abitare la casa e vivere la sua quotidianità dà significato a relazioni, spazi e cose. In inglese house designa l’edificio abitativo e home si riferisce alle relazioni vissute all’interno di quelle mura, in italiano il termine casa è usato sia per lo stabile in cui si abita sia per l’insieme di persone che vivono al suo interno evidenziando il legame con le relazioni che si vivono lì. La casa in italiano viene intesa come luogo della quotidianità, della sicurezza, del benessere e della familiarità.

La comunità, che ha sede in una villa di proprietà della famiglia Radice Fossati che inizialmente con un contratto di comodato d’uso gratuito e successivamente concesse gratuitamente la struttura al comune di Milano che riconoscendo il valore sociale nel territorio ne ha mantenuto il contratto di comodato d’uso con la comunità di famiglie, viene fondata in un preciso periodo storico caratterizzato da grandi ideali e moti popolari in cui la ricerca di un posto dove vivere veniva prima della ricerca di un’occupazione lavorativa.

La struttura si compone di diverse parti: villa Marietti, la casa del fattore, le abitazioni dei contadini e le scuderie. Il cancellone che è all’entrata della struttura è sempre aperto proprio come simbolo di accoglienza. I giardini e gli spazi esterni sono accessibili liberamente e due sale possono essere prenotate su offerta libera per feste e incontri; le stesse sono anche utilizzate come sede di attività per diverse associazioni. Vi è presente una piccola cappella dove presiedono la messa i padri gesuiti.

I gesuiti di Villapizzone preparano momenti di preghiera e delle lectio divinae a cui può partecipare chi è interessato e sono punti di riferimento per le famiglie che riconoscono il valore della loro presenza e si sentono fortunati poiché riescono a coltivare l’aspetto spirituale nelle loro giornate.

Le famiglie si ritagliano momenti di coppia e individuali per avere un’attenzione al loro percorso spirituale; la scelta dello stare in comunità viene spesso ripresa, rivalutata e riconfermata nel chiedersi come è entrata a far parte della propria vita e cosa ha ancora da dire al proprio “cammino”. Con cammino si intende il dare un senso alla propria esistenza nel rileggere fatti, pensieri e intuizioni cercando la presenza di Dio.

Chi decide di risiedere a Villapizzone sceglie un modo di stare nella quotidianità che incarni i valori di accoglienza e condivisione presenti nel Vangelo; le stesse famiglie della comunità hanno pregresse esperienze oratoriane o di scoutismo o di volontariato estero, luoghi dove  hanno sperimentato questi valori e li hanno fatti propri cercando un modo di riproporli nel proprio vivere quotidiano e di concretizzare l’idea di esserci totalmente per chi ha bisogno senza compenso. Nel volontariato infatti non c’è un compenso monetario per quello che si fa ma è tutto gratuito, l’essere d’aiuto a un’altra persona non richiede in cambio dei soldi. Quindi per lavoro si intende qualsiasi attività che possa essere una risorsa per la comunità e per chi viene accolto in essa. Alcune persone hanno optato per un lavoro part time, in alcune coppie vi è chi lavora e chi si occupa della gestione della casa, altre sono in pensione.

L’accoglienza segue il contesto cristiano cattolico e quindi è data dal considerare qualsiasi persona si incontri come fratello poiché figlio di un unico Padre. La forma dell’abitare condiviso di Villapizzone, infatti, è quella della comunità di famiglie di ispirazione religiosa caratterizzata da valori quali: la solidarietà, la sobrietà, l’accoglienza e la condivisione.

La solidarietà e l’accoglienza deriva dalla logica morale presente nella religione cristiana e ormai secolarizzata nella cultura italiana secondo cui è bene agire seguendo la regola d’oro che antepone il bene dell’altro al proprio, ovvero fare agli altri ciò che vuoi sia fatto a te. Seguendo questi valori, chiunque passi per Villapizzone è ritenuto già un fratello, la cura dell’altro è presa come responsabilità individuale e il legame affettivo si consolida nelle pratiche dell’abitare.  Ciascuna famiglia ha un proprio spazio dove vivere, una propria autonomia sulla gestione domestica e accoglie in casa persone in difficoltà, bambini in affido e migranti che diventano parte della cerchia familiare. La coppia è vista come il fondamento della famiglia e come un’unica unità dalla chiesa cattolica, il semplice stare insieme a tavola e raccontarsi la propria giornata diventa occasione per riunirsi e percepirsi come famiglia. 

La condivisione viene scelta poiché si cerca di vivere le parole del vangelo “gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date”(vangelo di matteo, 10,8). Ogni mese le famiglie si trovano per un incontro dove discutono insieme della loro esperienza in comunità; la condivisione delle fatiche, delle emozioni, degli avvenimenti fatta in plenaria alimenta anche la fiducia reciproca e il senso di fraternità.

La condivisione non è solo di esperienze quotidiane, di spazi, di tempo e di beni materiali, ma è anche di soldi attraverso la cassa comune che è il modo che la comunità ha adottato per gestire il denaro e provvedere alle spese. Gli stipendi e gli affitti delle famiglie, le donazioni alla comunità, la quota annuale dei gesuiti viene depositata su un conto comune e quei soldi vengono considerati di tutti. Solo due persone hanno la firma sul conto corrente e hanno la possibilità di vedere i movimenti bancari e sono: il cassiere e il presidente. Essi si occupano della gestione dei soldi, dei pagamenti delle spese comuni e dei bilanci; il cassiere riceve a inizio di ogni mese una mail da ciascuna famiglia e poi fa un bonifico con l’importo indicato. La cassa comune toglie la preoccupazione di non riuscire a arrivare a fine mese e di fare affidamento solo sulle proprie forze, permettendo alle famiglie il proprio mantenimento, di coprire le spese domestiche (che comprendono anche i costi per l’istruzione dei figli o quelli per andare in vacanza) e  di fare esperienze che una famiglia da sola non si sarebbe potuta permettere. Essa a fine anno viene azzerata ovvero i soldi presenti vengono donati o alle associazioni che operano sul territorio o a degli enti caritatevoli.

Negli anni l’esperienza comunitaria è stata stimolo per la nascita di altre 35 comunità, sparse per tutta Italia, le quali si racchiudono sotto il nome di Associazione Mondo di Comunità e Famiglia.

lunedì 26 settembre 2022

 QUATTRO CHIACCHIERE CON... MARCO ROMA

-intervista di Valentina Bottini-

1.      Presentati a 360°

«La mia famiglia ha origini nel sud d’Italia; ma ben presto diventiamo romani  lavorando nel settore del commercio di abbigliamento. Tutt’oggi dirigo un’attività di abbigliamento.

Mi affaccio 7/8 anni fa nell’ambito della radio  dove divento la sigla ufficiale di un noto programma della notte su ***; così nasce la  mia avventura radiofonica nelle radio  nazionali diventando a volte come la chiave di programmi importanti. Ho collaborato con attori e personaggi dello spettacolo facendo interviste radiofoniche; ho potuto conoscere personaggi che hanno partecipato a reality; sono stato ospite delle loro cene private a Roma… così sono entrato a far parte di un mondo parallelo a quello che è la mia vita di giorno che ruota attorno alla mia attività. Così ho iniziato a girare varie radio in tutto il mondo con i  miei jingle  dalla Spagna, all’America, al Cile,  al Brasile… la radio stessa ha fatto richiesta per me per inserirmi nel libro Guinness World Record con la motivazione che io  ho cantato jingle in tutte le radio del mondo   che neanche un cantante aveva mai fatto».

2.      Dove e quando è nata la tua passione per il mondo della radio?

«E’ stato mio papà a trasmettermi la passione per la radio. Lui era appassionato delle radio; lui aveva sempre acceso due  radio in contemporanea».

3.      Da dove nasce l’idea di intervenire nelle  principali radio di tutto il mondo? Sia in quelle più grandi e famose, sia in quelle più piccole e locali?

«La  direttrice  decise di togliermi la sigla del programma su *** perché aveva sentito i miei jingle altrove. Io ho sofferto molto per qualche  giorno, poi quando è passata la sofferenza iniziale  gli ho detto che  i jingle di Marco Roma avrebbero potuto girare   il mondo e che non si sarebbero dovuti fermare in una   radio sola. Così è stato; li ho fatti girare in tutto il mondo proponendo anche svariate interviste da ogni dove d’Italia».

4.      Qual è l’argomento  delle tue telefonate?

«L’argomento delle mie telefonate, dei miei jingle, delle mie interviste è uno solo: l’amore».

5.      Parlami dei consigli che dai in radio. Da chi/dove trai ispirazione per i tuoi consigli?

«I consigli radiofonici che do’ sono di una vasta gamma. Se sei insofferente per amore, se hai problemi economici, se hai perso il lavoro, se hai una sofferenza, se hai una depressione, se hai un problema di  salute io dico sempre che c’è una speranza. L’ispirazione   arriva dal mio cuore; perchè c’è scritto “preserva il tuo cuore più di ogni altra cosa perché da esso provengono le fonti di vita. Io credo fermamente nel Dio che è nei cieli che esaudisce una preghiera e tutto ha una speranza nella vita. Lui parla, il mio cuore detta e io do’ consigli».


6.     
Cosa vuoi trasmettere a chi ti ascolta?

«Io faccio tutto questo non per essere vantarmi. Quando vado  in qualche radio dove mi intervistano loro a volte mi trattano come una star, ma io  resto  con i  piedi per terra, resto semplice. Mi dicevano “Marco Roma, che onore vederti dal vivo”; ma io rimanevo coi piedi per terra. Faccio un esempio: ad Aurora  Ramazzotti, la figlia di Eros Ramazzotti, ho cantato la canzone che il padre le ha scritto, “L’aurora”, e lei mi ha detto “Grazie Marco, grazie per il tuo coraggio”. Io non voglio trasmettere la fama, non cerco la fama e la notorietà; io voglio essere un puntino nel mondo, l’ultimo puntino, voglio trasmettere l’amore. L’amore che Dio mi ha  trasmesso, voglio donare l’amore. È più bello donare che ricevere».

7.      Esiste l’amicizia nel mondo della radio?

«L’amicizia nel mondo della radio esiste. Ne cito solo una, una  delle tante. Durante una delle mie interviste radiofoniche ho conosciuto Salvo Veneziano, uno dei concorrenti del primo Grande Fratello. Con lui ci sentiamo, ogni anno gli mando gli auguri di buon compleanno e lui mi ha sempre risposto ringraziandomi e mi ha detto che è bellissimo quello che faccio nelle radio. Sì, può esserci  l’amicizia in radio anche con persone… il grande Paolo Calissano, che è morto poco  tempo fa, un giorno mi chiamò e si sfogò con me, mi parlò della sua vita e dei suoi problemi; in quel momento  abbiamo escluso la radio».

8.     Raccontami un episodio simpatico/divertente/riflessivo/curioso/ /significativo.

«L’episodio più bello che posso  raccontare è quando ci sono radio, anche dalla Spagna, che a volte mi mandano  messaggi, speaker  e direttori artistici, dicendomi che sono grande».

9.      Quali progetti hai per il futuro?

«Per il futuro  vorrei poter volare più in  alto  e senza limiti. Una cosa che vorrei e che ho chiesto è di poter volare nel Suo Regno per poter contemplare le Sue meraviglie, questa è la prima cosa, poi tutto  quello che verrà di bello io lo prenderò».


10.  Tre aggettivi con cui gli altri ti definiscono?


«Mi dicono che ho un estro illuminato, di non arrendermi mai e nel bene e nel male di agire a volte di getto come nei jingle».


11.  Tre aggettivi con cui ti autodefinisci?


«Per chi sa comprendermi, gli aggettivi che mi autodefinisco sono… fede, speranza e amore».


12.  Se fossi un personaggio storico  chi vorresti essere? Perché?


«Non vorrei essere nessun personaggio storico. Se proprio  devo scegliere vorrei assomigliare a Gesù perché Lui era umile  di cuore, era mansueto, era dolce, era buono, Lui diceva: “Prendete il mio giogo sopra di voi e fate come me, che sono mite ed umile di cuore”(Mt 11, 29). Noi dobbiamo ispirarci a Lui, dobbiamo aspirare ad essere come Lui ».



martedì 28 gennaio 2020

"HAIR LOVE": UN CORTOMETRAGGIO DA OSCAR

di Valentina Bottini

 Dalla fine dell’ottocento, con l’invenzione di pettini, piastre e creme liscianti, le donne afro hanno cercato di domare le loro chiome per rendere i capelli simili a quelli delle donne occidentali; una iniziale forma di omologazione alla masse si potrebbe pensare. Il cortometraggio Hair Love riporta alla luce proprio questi eventi e ci ricorda di non snaturalizzarci per diventare tutti uguali ma di accettarci così come si è, proprio come sosteneva l’attivista per i diritti civili Marcus Garvey. Egli negli anni Venti del ‘900 incoraggiava a mantenere la propria estetica naturale anziché imitare quella occidentale sottolineando l’importanza della libertà di poter essere sé stessi e di conservare le proprie radici e le usanze tradizionali. Così i capelli afro sono progressivamente diventati, non solo una moda, ma un vero simbolo di orgoglio e un modo per rivendicare la propria identità.
Questo è uno dei messaggi lanciati dal cortometraggio Hair Love prodotto dalla Sony Pictures Animation, ideato e diretto da Matthew A. Cherry che da inizio dicembre è possibile vedere gratuitamente su YouTube.
I 6 minuti del filmato sono un concentrato di aspettative, speranze, rabbia, delusione, forza, volontà, tenacia, realizzazione, felicità, desideri, dolcezza con un finale da “occhi lucidi”.
Il cortometraggio racconta la storia di Zuri, una bambina che, svegliandosi e rendendosi conto della giornata speciale che la attende, si prepara con cura: indossa un bell’abito, le scarpe ma poi… ahimè, si rende conto di non riuscire ad acconciare i suoi indomabili capelli ricci, neanche ricordandosi gli insegnamenti della madre, quel giorno assente, riesce ad ottenere il risultato auspicato. Dopo numerosi tentativi Zuri chiede aiuto al papà afroamericano, il quale lotta (immaginandosi su un ring) con i capelli ingestibili della figlia. Dopo innumerevoli tentativi e seguendo un tutorial, che si scoprirà essere molto speciale, ma soprattutto guidato dall’amore, dalla pazienza e della forza di volontà che lo aiutano a tenere duro, il padre riuscirà a rendere felice la sua bimba realizzando l’acconciatura tanto desiderata. Il finale rivela che l’acconciatura voluta dalla figlia non era dettata da un capriccio ma dalla volontà di essere perfetta e impeccabibile per un incontro speciale e commuovente.
Questo breve video, apparso al cinema insieme al film d’animazione Angry Birds 2  – Nemici amici per sempre nel 2019, ha le sue origini in una campagna di crowdfunding su kickstarter del 2017 che raccolse la cifra record di 300.000 dollari per la realizzazione di un cortometraggio animato sulla relazione tra padri affro-americani e figlie. La cifra raccolta, ben oltre le aspettative, ha permesso di unire al filmato un libro illustrato pubblicato da Kokila Books/Penguin Random House e diventato un New York Times Bestseller.

Il corto è stato molto apprezzato proprio per il suo grande messaggio di amore e di tenacia lanciato con semplicità ed eleganza toccando temi importanti e diffusi; per questo motivo ha ricevuto una nomination, nella categoria “Miglior cortometraggio animato”,  alla 92esima edizione degli Oscar americani prevista nella notte del prossimo 9 febbraio 2020.

Articolo tratto da Sguardi di Confine:  https://www.sguardidiconfine.com/hair-love-un-cortometraggio-da-oscar/?fbclid=IwAR3wxT8xF1ZBtt-BCaGEeet9N3TVi70jyv6Q3PpPSePhb6cdsHaZUQjsoT8

lunedì 23 dicembre 2019




"BE A KID THIS CHRISTMAS": DAL GALLES L'AUGURIO DI NATALE PIù EMOZIONANTE

di Valentina Bottini
imageArriva dal Galles il più bel video del Natale 2019 realizzato da una ferramenta a conduzione familiare, attiva dal 1895. Per tornare ad apprezzare la ricorrenza del 25 dicembre, l’azienda suggerisce di viverla con gli occhi di un bambino.
Thomas Lewis Jones è il proprietario di una piccola ferramenta, la Hafod Hardware, a conduzione familiare a Rhayader, che quest’anno ha deciso di realizzare un video di auguri natalizi per incentivare le persone a scegliere i piccoli negozi e non la grande distribuzione per i loro acquisti natalizi.
Questo spot in pochi giorni è diventato virale conquistando tutti e sorprendendo lo stesso proprietario che non si aspettava un tale successo, tanto che la BBC lo ha definito un capolavoro, annunciando che è stato eletto dagli utenti come lo spot più bello del 2019. Tale successo è merito della semplicità del video e dei profondi messaggi che trasmette.
Con questo cortometraggio Thomas ha voluto opporsi al comando “Comprare!” delle catene commerciali con il linguaggio delle emozioni, per ricordare che spesso noi grandi viviamo il periodo natalizio con l’ansia e lo stress di rendere perfetto il 25 dicembre, quando invece, per avere un giorno perfetto e vivere un sereno periodo festivo, basterebbe tornare ad apprezzarlo vivendolo con la semplicità e l’innocenza degli occhi di un bambino.
Il protagonista dello sport è il piccolo Arthur Jones, figlio – di soli due anni
– del proprietario che, sulle note della canzone “Forever Young” interpretata da Andrea Von Kampen, vive una sua normale giornata lavorativa: si sveglia e si prepara, fa colazione, va lavoro in negozio dove serve i clienti e rifornisce gli scaffali. Al momento del ritorno a casa si china per raccogliere l’abete ma, chi si rialza e si carica in spalla l’albero, è un adulto che gli somiglia. Mentre l’uomo si allontana con l’albero compare la scritta “Be a kid this Christmas”, cioè «vivi questo Natale come un bambino».
Il bambino del video è la rappresentazione di come tutti noi adulti dovremmo vivere le feste ovvero con la semplicità e la sorpresa con cui vivono le festività i più piccoli, per recuperare quello spirito natalizio di cui ci siamo dimenticati; ecco quindi spiegato il messaggio della frase finale.
.Questo spot dimostra anche un altro postulato del Natale: non importa quanto si spende perché, se una cosa è fatta con il cuore, sicuramente avrà degli ottimi risultati. Proprio come questo video che è stato girato in un solo giorno, senza interpreti professionisti, senza scenografie particolari e spendendo per la sua realizzazione solo 100 sterline (poco più di 100 euro) a dimostrazione che, per arrivare al cuore, bastano pochi e semplici gesti.
Mi unisco al messaggio di questo filmato augurando a tutti di vivere questo Natale come se fossimo dei bambini, ma ancor di più l’augurio è quello di vivere sempre, tutto l’anno, con gli occhi di un fanciullo per tornare a sorprenderci delle piccole cose e apprezzare ciò che abbiamo.

Da un articolo di Sguardi di Confine: https://www.sguardidiconfine.com/be-a-kid-this-christmas-dal-galles-augurio-di-natale-piu-emozionante/

martedì 3 dicembre 2019

DA CENT’ANNI IL FASCINO DELLA RADIO CONTINUA…


di Valentina Bottini



Già alla fine dell’Ottocento Guglielmo Marconi era impegnato in esperimenti sulla trasmissione di suoni a distanze sempre maggiore e nella ricerca di finanziamenti per i suoi studi sulla trasmissione telegrafica senza fili. Recatosi a Londra riesce a  brevettare le sue invenzioni tra cui, il 2 giugno 1896, il brevetto per la radio. Ma la paternità dell’invenzione venne subito messa in dubbio poiché negli stessi anni altri studiosi stavano lavorando alla trasmissione telegrafica senza fili, in particolare Nikola Tesla, inventore serbo di nascita, ma cittadino statunitense: all’italiano nel 1911 venne attribuita la paternità dell’invenzione dalla High Court britannica ma nel 1943 la Corte Suprema degli Stati Uniti diede la precedenza ai brevetti di Tesla, ma solo nel territorio USA.
Negli anni '20 si avvia l’ipotesi che la radio possa essere uno strumento utile per comunicare notizie in modo unidirezionale da uno verso quante più persone possibili indipendentemente dalla loro vicinanza/lontananza: nasce la radio come mezzo di comunicazione di massa.

La radio, come la intendiamo oggi, nasce nel 1919 in America grazie a John Flaming ed ottiene un largo consenso e una rapida diffusione seguendo un modello “libero” affidato all'iniziativa privata. Il modello monopolistico, affidato allo Stato e quindi gestito come servizio pubblico, si diffonde invece nel vecchio continente dove è l’Inghilterra a fare da traino, proprio qui nel 1922 viene fondata la più antica radio del mondo tuttora esistente: la BBC.
In Italia  già nel 1909 ci sono i primi tentativi di telefonia circolare ma solo nel 1923 iniziarono le trasmissioni sperimentali della prima emittente italiana, il radio Araldo di Roma. Ma ancora non esistono emittenti pubbliche perchè un decreto del regime fascista stabiliva che le radiocomunicazioni fossero riservate allo Stato.

Durante il periodo fascista il centro radiofonico Roma Prato Smeraldo si trasferì al nord Italia dando il via alle  trasmissioni il 10 giugno 1944 come Radio Tevere. Le sale di registrazione erano a Milano, i programmi venivano trasmessi via cavo alla stazione trasmittente di Olgiate Olona e da qui diffusi, mentre gli uffici amministrativi erano a Busto Arsizio. Il 25 aprile 1945 la Divisione Alto Milanese occupò gli uffici bustocchi e cambiò il nome in Radio Alto Milanese; alle 22:00 del 25 aprile questa radio fu la prima ad annunciare al mondo che l'Italia era stata liberata. Il 4 maggio 1945, per ordine degli alleati, l'emittente diventò Radio Busto Arsizio e continuò la sua attività fino al 23 maggio di quell'anno, quando venne chiusa sempre per volere degli alleati.

Successivamente ci furono vari tentativi di costituire una stazione radio alternativa a quella di Stato; solo dalla fine degli anni '70 in Italia iniziarono a trasmettere diverse stazioni amatoriali attive durante il fine settimana. Questa situazione si è poi legalizzata e la radio è diventata un popolare contenitore accessibile a tutti. Negli ultimi trent’anni essa è stata  il “trampolino di lancio” per molte persone diventate poi note sia in ambito televisivo sia musicale.

Anche oggi con la vastità dei mezzi di comunicazione super-veloci e di immediata consultazione (come internet e molteplici canali televisivi) la radio mantiene il suo fascino attirando un gran numero di persone sia come ascoltatori sia come speaker. Negli ultimi anni radio e web si sono uniti dando la possibilità a chiunque di creare una propria frequenza comodamente dal divano di casa sua.

BAMBINO SPECIALE  di Gianluca Pepe Se penso che fino ieri ti accompagnavo all’asilo e oggi ti ho accompagnato al tuo primo giorno di scuola ...