lunedì 13 giugno 2022

 QUATTRO CHIACCHIERE CON... LUCA FOLEGANI

-intervista di Valentina Bottini-


1.      Presentati a 360°

«Sono Luca, un “ragazzo” che si sta apprestando ad entrare a tutti gli effetti nell’età adulta visti i miei 32 anni. Mi definisco un bustocco doc, visto che sono nato, cresciuto e sempre vissuto a Busto Arsizio, che è la città che amo, che tutti giorni mi impegno affinchè migliori e dove, assieme alla mia fidanzata Samantha, sto avviando un progetto di famiglia. Professionalmente sono un avvocato,  anche se recentemente ho preso la seconda laurea in economia. I miei hobbies, oltre ovviamente la passione per la politica sono seguire  le partite di calcio (tifoso di Milan e Pro Patria, la squadra della mia città), e fare sport (in particolare correre, giocare a tennis ed andare in palestra)».

2.      Cosa spinge un ragazzo trentenne a mettersi di nuovo in gioco e studiare per un'altra laurea?

«Mi sono recentemente laureato in economia perché ritengo possa darmi una formazione più completa per svolgere meglio la mia professione. In realtà mi ero iscritto anche per gioco perché volevo provare una nuova sfida».

3.       Quale significato assume per te questa laurea "bis"?

«Se devo essere sincero, significa che a 32 anni, penso e spero, di aver chiuso i libri di testo una volta per tutti. Anche se so benissimo che non si smette mai di imparare».

4.      Che bambino eri?

«Ero un bambino molto diverso da come sono diventato ora: ero introverso, molto insicuro e  con pochissimi amici. Poi crescendo sono cambiato e ho tirato fuori il carattere».

5.      Sei un grande tifoso della Pro Patria, la squadra calcistica della tua città. Anche da qui si evince il profondo legame con la tua città. Da dove nasce questo profondo legame?

«Questo legame nasce quando da bambino andavo al mare ed ero circondato da ragazzi milanesi, torinesi e genovesi. Busto è più piccola e meno conosciuta, però continuavo a dimostrare a loro che non avevamo nulla da invidiare. Poi crescendo ho capito che è vero, Busto A., è una bella città in cui vivere e che gli abitanti delle grandi città un po’ ci invidiano».

 6.       “Generazione ’90” è il tuo primo libro. Di cosa parla? Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? 

«Ero arrivato a 30 anni e volevo raccontare come ho speso gli anni migliori della mia vita. Ho iniziato a fare militanza politica al liceo, dandomi tante soddisfazioni e formandomi come persona e quindi ci tenevo a raccontare le mie esperienze. Da lì ho partorito il mio libro».

 7.      Da dove nasce la passione  per la politica?

«Quando ero al liceo classico mi ero candidato alla consulta degli studenti. Poi da lì ho letto tanto, mi sono formato ideologicamente e adesso mi sto mettendo al lavoro per far sì che le idee diventino azione».

 8.      Perché un giovane sceglie di spendersi per la sua città mettendoci la faccia e di candidarsi alle elezioni comunali?

«Lo fa per amore. Fare politica è un atto d’amore, e quando ami qualcosa fai di tutto per metterci il massimo impegno. Da qui viene la voglia di mettersi in gioco e mettersi a disposizione dei cittadini».

 9.      Cosa significa per te fare il consigliere comunale?

«Significa essere un punto d’incontro tra l’amministrazione e i cittadini. Ogni giorno ascolto i problemi e le proposte dei cittadini e mi spendo per risolverli, quantomeno ci provo».

 10.  Quali sono i tuoi compiti in comune?

«Sono capogruppo in consiglio del mio partito, e poi sono presidente della commissione viabilità, sicurezza e lavori pubblici. Col mio gruppo consigliare abbiamo portato diverse proposte in consiglio comunale ed altre sicuramente le presenteremo nei mesi a seguire».


 11.  Cosa ti chiedono di solito i cittadini che rappresenti?

«I cittadini avanzano, per fortuna, richieste molto diverse. Dalla banale sistemazione di una buca sul manto stradale o la riparazione di un cartello distrutto, fino a tante proposte di progetti o iniziative utili alla cittadinanza».

12.  Raccontami un episodio simpatico/divertente/riflessivo/curioso/significativo della tua esperienza di consigliere.

«Abbiamo appena iniziato, te la racconterò alla fine dell’esperienza. Per ora ti posso raccontare che le prime volte quando accendevo il microfono mi emozionavo e spesso facevo gaffe. Trovo invece significativo pensare che ogni mio intervento od ogni mia azione incide sulla vita dei cittadini di Busto A.».

13.  Amicizia e politica, sono un binomio inconciliabile?

«Io ho avuto la fortuna di condividere con degli amici il percorso politico ed è stato un po’ il valore aggiunto del mio percorso, altri legami di amicizia li sto instaurando in questa esperienza consiliare. Tuttavia, e lo dico con dispiacere, spesso è difficile instaurare legami di amicizia solidi e sinceri in un ambiente come la politica: le ambizioni personali e l’arrivismo spesso creano situazioni di diffidenza».

14.  Quali progetti hai per il futuro? Quali i prossimi passi?

«A proposito di passi mi piacerebbe fare il cammino di Santiago, vorrei farlo prima di sposarmi. Vorrei poi diventare un buon padre e marito: ciò viene prima di ogni successo professionale».

15.  Se fossi un personaggio storico chi saresti?

«Mi piaceva tanto Federico II di Svevia per aver conciliato il mondo germanico con quello mediterraneo, il mondo cattolico con quello arabo. Aveva dato un’idea di Europa moderna, ovvero unita nel rispetto delle sue diversità, pur essendo nel 1200».

 16.  Tre aggettivi con cui gli altri ti definiscono?

«Penso, e spero, disponibile, corretto e un po’ smemorato».

 17.  Tre aggettivi con cui tu ti autodefinisci? Perché?

«Mi definisco una persona sincera, mi piace dire la verità e non illudere nessuno. Sono scherzoso, mi piace prendere la vita col sorriso. Infine direi apprensivo perché cerco sempre di dare il meglio ma spesso ho paura non sia abbastanza».

lunedì 30 maggio 2022

 QUATTRO CHIACCHIERE CON... BARBARA VAGNINI

-intervista di Valentina Bottini-

1.     1.  Si presenti a 360°

«Mi chiamo Barbara Vagnini. Sono autrice, cantautrice, doppiatrice, scrittrice e regista dei miei videoclip musicali. Ho frequentato il liceo artistico  e amo l’arte in generale, anche dipingere mi  piace molto. Adoro fare le passeggiate nella natura, mi piacciono gli animali e  coltivare l’orto».

 2.      Lei canta, compone testi e melodie, è regista e sceneggiatrice dei suoi videoclip, è doppiatrice, di recente ha anche pubblicato un libro (https://eyes-unosguardosulmondo.blogspot.com/2022/05/vagnini-il-codice-dellanima-come-via.html?spref=fb&fbclid=IwAR0W6OrxmFz24sRmC5FWflHuttbIK35vnV2gl1LLHdqroe__7yBeIgwYd90 )... posso definirla un’artista poliedrica?

«Canto da quando avevo 6 anni. Ho iniziato a scrivere melodie e testi contemporaneamente quando mi è stata  regalata una chitarra; da quel momento  ho capito la mia grande passione  per lo scrivere musica. Mi definisco un’artista poliedrica perché vedo l’arte in tutto ciò  che mi circonda ».

 3.      Dove e quando è nata la sua passione per il mondo della musica?

«La mia passione per il mondo della musica era già in me, sin da piccola ascoltavo musica. A sei anni ho iniziato a partecipare a  festival canori per bambini vincendo anche alcuni premi; ma la vera  passione è nata dopo il liceo con una chitarra per regalo».

 4.      Di cosa parlano i suoi brani?

«I miei brani parlano di amore, di speranza e  di tutti quei valori  che ogni  persona può vivere se è capace di osservare con occhi positivi il mondo che lo circonda, riconoscendo e apprezzando ciò che ha, anche dalla semplice giornata di sole».

 5.      Da cosa prende ispirazione per i suoi componimenti?

«Per i miei brani prendo ispirazione dalla vita stessa che mi circonda, dalle mie stesse esperienze, dalla quotidianità, dall’ascolto delle vicende  delle persone che incontro».

 6.      Cosa vuole trasmettere a chi la ascolta?

«Il  messaggio che voglio  trasmettere a chi mi ascolta è quello di comunicare ciò che sento dentro, passare ciò che per empatia può arrivare a chiunque. Per me capire che c’è sempre un sogno da realizzare è infondo entrare nel cuore di tutti, perché chi non ha sogni…»


 
7.      Come la situazione Covid-19 ha influito sulla  sua produzione musicale e sulla sua carriera artistica?

«Il  Covid-19 ha influito positivamente perché nel mentre ho attivato altre cose  artistiche, mi ha rinforzato e mi ha dato la spinta per fare e completare altri lavori artistici. E poi ho compreso l’importanza della libertà: da questa “comprensione” è scaturita una semplice canzone “Baila comingo”, per esprimere leggerezza,  quello che ci vuole nella vita in momenti simili».

 8.      Esiste l’amicizia nel mondo della musica?

«L’amicizia nel mondo della musica non penso che sia una cosa facile da trovare, c’è solo se si incontrano artisti disposti a collaborare e non a competere».

 9.      Quali progetti ha per il futuro?

«Per  il futuro mi prospetto alcune esibizioni teatrali, vorrei continuare a scrivere per artisti  inediti ed a breve usciranno alcune mie nuove produzioni».

 10.  Tre aggettivi con cui gli altri la definiscono?

«Mi  sono spesso sentita definire  tenace, simpatica e talentuosa».

 11.  Tre aggettivi con cui lei si autodefinisce?

«Mi autodefinisco cinica, introversa  e socievole».

giovedì 26 maggio 2022

 BARBARA VAGNINI: IL CODICE DELL'ANIMA COME VIA PER LA FELICITA'

di Valentina Bottini  


Barbara Vagnini autrice, cantautrice, doppiatrice, compositrice dei suoi testi e delle sue melodie musicali, regista dei suoi videoclip, ora è anche scrittrice del libro “Un’esperienza oltre il tempo. Il segreto del codice dell’anima”.

L’autrice, che vede l’arte in tutto ciò che la circonda, ama il bello e  ci invita ad aprire una porta per scegliere la nostra strada, come lei stessa ci spiega con queste parole: “Noi abbiamo sempre una scelta, possiamo scegliere di cambiare la nostra vita in ogni istante invece di continuare a lamentarci. Questo libro può solo ricordarci qualcosa che già fa parte di noi, il codice dell’anima è  tutto ciò che si deve sapere per essere felici”.

Il libro è tratto da una storia vera, una rivelazione, un segreto, che non poteva restare segreto; come si legge nella descrizione sul retro del libro: “Esiste un sapere che apre le porte della tua anima, che non ha bisogno di essere inventato, è già tutto a tua disposizione, devi aprire le porte con le chiavi che possiedi già”.

lunedì 16 maggio 2022

QUATTRO CHIACCHIERE CON... PAPARO ANTONIO

-intervista di Valentina Bottini- 

.      1. Presentati a 360°

«Sono un dirigente in pensione ma nella vita sono stato tante cose: un BAMBINO, uno SCOLARO, un ASPIRANTE MISSIONARIO, uno STUDENTE, un MILITARE, un IMPIEGATO, un PROGRAMMATORE ELETTRONICO, un IMPRENDITORE, un CONSULENTE ESTERNO, un CONSULENTE SENIOR, un METOODOLOGO, un PRODUCT MANAGER, un DOCENTE e un DIRIGENTE… ma andiamo con ordine.

Dopo un intenso ma complicato percorso di studi (esco dal collegio quando frequentavo il V anno di Ginnasio e gli esami erano solo interni quindi con la licenza di quinta elementare; una corsa al recupero con esami di licenza media, iscritto per un anno e poi sospeso, a ragioneria, ripreso poi lo studio serale a Milano dove mi sono trasferito a 16 anni e conseguo la maturità per iscrivermi alla facoltà di matematica prima e di informatica dopo ma senza conseguire una laurea) a Cinisello Balsamo, dove abitavo presso zio Nicola, cominciò la mia vita lavorativa come operaio in una cereria. Dopo mi spostai a Milano da zio Agostino dove all’inizio feci il saldatore e poi trovai lavoro come garzone di negozio in Via Settembrini e successivamente alla Standa.

Alla sera seguivo un corso per il diploma di contabile in una scuola di Cinisello e quando feci il militare (a Palermo, Caserma Scianna) questo corso di Contabile mi è tornato “utile” quando in un’adunata il Capitano chiese: “Se fra di voi c’è qualcuno che sa usare la macchina da scrivere alzi la mano”. Io alzai la mano e mi “imboscai” in fureria. Non avevo i requisiti ma stando in fureria riuscii ad intrufolarmi in un corso per telescriventisti alla scuola interforze di Chiavari-Lavagna sul fiume Entella e poi per otto mesi presso il V comiliter di Padova all’Ufficio Tributario come telescriventista. Al termine feci ritorno a Cinisello Balsamo e, dopo un breve periodo di permanenza ancora alla Standa che mi permise di seguire i primi corsi di meccanografia, cominciò la mia vita di impiegato.

Un giorno il mio maestro di corso mi disse che alla Stipel (poi SIP, oggi Telecom) a Milano, cercavano un operatore meccanografico a tempo determinato.

Finiti i sei mesi alla Stipel cominciai a lavorare alla Motta come operatore elettronico su calcolatori Elea 9003. Un bel giorno mi chiamò il mio  professore di meccanografia e mi disse che  il datore di lavoro della General Electric apriva un corso di programmazione per 20 partecipanti per l’assunzione di 10 persone; mi propose di parteciparvi perché anche se non  avevo i requisiti, avendo solo un diploma di terza media, avevo i talenti necessari per farcela. Quindi mi licenziai dalla Motta per partecipare al corso e fui il primo classificato! Ma dall’America tornò il capo del personale e bloccò le assunzioni! Però ben presto mi trovarono un’altra sistemazione come programmatore elettronico, analista, sistemista, responsabile EDP alla SACI Chimica Industriale e SIO (Società Italiana Ossigeno a Milano).

Grazie  di nuovo ad una “soffiata” del mio professore  di meccanografia andai a lavorare alla Sordelli di Venegono Inferiore come programmatore e analista. In questi anni comprai la mia prima macchina, una Fiat 1500 di seconda mano con alimentazione a gas e benzina, andai ad abitare prima  a Venegono Superiore dalla zia Bruna, l’ex giornalaia del paese che ha una bella villa in centro, poi a Vedano Olona, ancora a Venegono Superiore e infine tornai ad abitare a Cinisello Balsamo.

Una nuova telefonata del mio professore di meccanografia che mi propose di diventare un socio-tecnico in un Centro Servizi a Milano per la gestione di sistemi EDP generalizzati: i sistemi contabili, la gestione del magazzino, il sistema paghe, stipendi e contributi, la gestione condomini e affitti; la bollettazione del gas per il Comune di Parabiago. Nel 1973 assunsi come programmatrice una ragazza di Busto Arsizio, appena diplomata in ragioneria ed aveva frequentato un corso COBOL… me ne innamorai e ci sposammo nel 1979. Mi trasferii ad abitare a Busto Arsizio e diventiamo entrambi pendolari delle Ferrovie Nord. Nel 1982 nacque Francesca, ci daranno una mano a crescerla la zia Mariuccia e lo zio Alfonso, e nel 1987 nasce Carlo, ci daranno una mano a crescerlo la nonna Clementina e il nonno Eugenio; alla morte di quest’ultimo mia moglie abbandonò il lavoro a Milano trovando un impiego alla Crespi di Legnano per l’amministrazione del personale.

Da quegli anni in poi io ho continuato a sperimentarmi in sempre nuove e allettanti esperienze lavorative come consulente esterno per la realizzazione della gestione del magazzino e del façonnage per la Marlboro Leisure Wear; consulente senior per FINSIEL (realizzazione sistema stipendi e contributi per impiegati e dirigenti, realizzazione di sistemi informatici in grandi aziende…); metodologo nel Consorzio Bin-Siel; product manager per la realizzazione e la diffusione di prodotti assicurativi; docente (per l’addestramento di sistemi operativi, di linguaggi di programmazione, metodi della programmazione e dell’analisi strutturata); dirigente responsabile di un laboratorio di Ricerca e Sviluppo SW per MET Sistemi Finanziari (per la realizzazione di Progetti per il Gruppo Zurigo Assicurazioni  e per Padana Assicurazioni, EURECA (EURopean Environment for Computers Application) un prototipo realizzato da me da cui derivano i principi del sito Webcultura) ».

2. Da dove nasce il tuo sito Webcultura e quali argomenti si prefiggeva di trattare?

«Webcultura nasce con l’Associazione 55 Onlus, fondata da me stesso e da altri sei soci nel luglio 2003. Volevamo creare un sito internet per l’Associazione 55 Onlus, sfruttando le potenzialità grafiche di EURECA il cui menù generale è un modello iperspaziale multidimensionale (un vortice con al centro la scritta Webcultura e 4 punti VERO, BELLO, SAPIENZA (la sintesi per la Cultura di Raffaello nella Stanza della Segnatura dei Musei Vaticani), TEMPO da cui si dipartono 4 linee (i sentieri) che vanno a formare il vortice e lungo i quali si dispiegano 8 dimensioni (due per ogni sentiero) con la possibilità di aprire altre finite dimensioni all’interno dei 4 quadranti. È il modello del sistema totale (EURECA) per l’attivazione di sistemi e sottosistemi Informatici (industriali, bancari, assicurativi o di enti locali) frutto dei relativi sistemi e sottosistemi generalizzati usufruibili in rete. Dal mio punto di vista: recuperare la summa di esperienze informatiche e non recidere il cordone ombelicale con le tecnologie.

È un modello della cultura che tratta argomenti del TRASCENDENTE (nel Vero), dell’ARTE e dei MESTIERI (nel Bello con pagine dedicate alle 9 muse), delle SCIENZE (nella Sapienza) coniugate con argomenti dell’IMMANENTE (sui sentieri del Tempo). Il modello può essere replicato all’interno per i singoli argomenti. In pratica un universo informatico estensibile quanto si vuole».

 3. Chi vuoi raggiungere con Webultura?

«Nella pagina iniziale ci sono i link a pagine che spiegano i FINI (che cosa si vuole rendere possibile, i sogni che si intendono realizzare), gli SCOPI (perché vogliamo realizzare i fini dichiarati), gli OBIETTIVI (le cose concrete da fare) e i MEZZI (quali mezzi utilizzare per realizzare i nostri fini e perseguire i nostri scopi). Si è sempre cercato di raggiungere il maggior numero di persone possibili interessate alla cultura e non solo».

 4.      Come  è cambiato Webcultura negli anni?

«Webcultura nel tempo è diventato un oggetto con un solo gestore, il sottoscritto, e questo ne impoverisce la portata.

È stato arricchito con pagine di un certo interesse come: la pagina SPIEGAZIONI per le chiavi di lettura del sito, la pagina OSPITI (un surrogato dei gestori a mia cura), una pagina raccoglie le Catechesi di Mons. Livetti, una pagina raccoglie i post, le poesie, gli articoli sull’Informazione di G. Marcora,  una pagina raccoglie i link ai reportage di viaggi fatti con “Noi del Tosi”, una pagina raccoglie i link ai reportage di viaggi fatti con l’Associazione “Ul cuarantacenchi”, una pagina raccoglie i link a 7 corsi di cucina tenuti con M. Mauri con un ricettario e 182 ricette, una pagina è dedicata alla cucina Bustocca, una pagina dedicata a BAFF, ci sono pagine a cura di personaggi defunti o altre ancora dedicate ad associazioni chiuse… pagine evaporate nel tempo! »

5. Di cosa hanno bisogno i tuoi concittadini in  questo periodo storico?

«Busto Arsizio, checché ne dicano i detrattori, è una città meravigliosa per i suoi abitanti: generalmente grandi lavoratori e tutt’altro che col braccino corto come alcuni dicono. Conoscendo le varie associazioni benefiche (e a Busto ce ne sono tante) ti rendi conto della loro generosità (spesso si confonde la “parsimonia” con la “tirchieria”). Per tentare una risposta alla tua domanda ti racconterò un aneddoto (un nanetto come diceva Frassica!): da un po’ di tempo ospito su Webcultura una pagina che gestisco io dedicata a Gianluigi Marcora e alla raccolta dei suoi post in una tabella Excel pubblicata nella mia nuvola “One Drive”; ho partecipato recentemente alla presentazione del suo libro “Ul Giusepèn” che ho letto e su sua richiesta ho fatto un intervento, anzi ho suggerito una soluzione a un problema riscontrato nel suo libro: “I bustocchi a Busto Arsizio sono diventati una minoranza (su più di 80.000 abitanti poco più di 3.000 possono vantare il privilegio di chiamarsi bustocchi). Minoranza che si assottiglia sempre di più col rischio di estinzione, come molte specie rare. Cosa fare? Rifacendomi alla storia dei Romani che dicevano al barbaro appena conquistato: “Tu es civis romanus” (Tu sei un cittadino Romano) creando così il più grande Impero della storia. Perché per invertire la tendenza non imitate i romani e dire a tutti i “pervenuti”: “Tu sei un cittadino bustocco”? Poi ho chiuso il mio intervento ricordato la visita di J.F. Kennedy a Berlino del 1962 con la famosa frase “Ich bin ein Berliner” (Io sono un berlinese) dicendo ai presenti: “Io Antonio Paparo, terone di Crotone, vi dico Io sono un bustocco”. Ma la cosa non è stata apprezzata. Ecco di cosa penso abbiano bisogno i miei concittadini: “Abbandonare la logica dell’alternativa esclusiva e abbracciare la logica dell’alternativa inclusiva” al fine di adire a un nuovo umanesimo meno divisivo. E… non perché mi sento discriminato, ho sposato una Bustocca (una Chierichetti) e i miei due figli sono Calabro-Bustocchi, mio figlio Carlo, cresciuto dai nonni, parla il Bustocco, che non parla sua mamma perché bisognava “non parlare in dialetto ma in italiano”. I non-bustocchi si sentono spesso esclusi, un po’ emarginati, ed assumono a loro volta un atteggiamento mentale negativo verso questa meravigliosa popolazione».

 6.      Cosa sono gli “Amici dell’Asilo Sant’Anna”?

«Ho trovato recentemente in un cassetto una maglietta degli amici dell’Asilo Sant’Anna con su una
scritta anzi un codice fiscale l’ho indossata e mio figlio mi ha chiesto: “Cosa vuol dire DFCTFRV?” Ma dai non ricordi quando facevamo le recite all’asilo? “Deficienti for Ever” … era il nostro motto... Eravamo “GIOVINI e goliardici” Io ne ho fatto pienamente parte al tempo dell’asilo del mio secondo figlio, mentre nel periodo di Francesca ero più assente. Quando facevamo le nostre recite mia figlia mi rinfacciava sempre: “Ecco per lui tu hai fatto di tutto all’asilo… per me
mai niente!”

All’asilo ho recitato nei panni della “Monica di Monza”, della regina in “Biancaneve e i sette nonni” e ancora nel ruolo di regina in “I tre moschettieri e le 4 tartaruga ninja”… mio figlio Carlo una volta mi ha detto: “ Ma te … ti vestono sempre da donna?”

Negli anni ho recitato anche con una compagnia teatrale della parrocchia del Redentore di Busto, coi quali mi sono cimentato nel ruolo di Don Alejandro (padre di Zorro) e in quello di Redruth nell’Isola del Tesoro. Ma la mia prima recita è stata in “L’angelo consolatore nell’orto degli ulivi” in collegio quando avevo 13 anni. Come vedi sono un attore nato!

È stato un momento magico caratterizzato da vera e sana amicizia anche se la mia presenza a Busto e quindi la loro frequentazione era molto sporadica (lavoravo a Milano e spesso ero in giro per lavoro).

Ti devo confessare che è un po' di tempo che non li frequento, i miei, con alcuni di loro, sono solo incontri casuali per le vie cittadine.

Loro sono stati per me il Battesimo nel mondo Bustocco».

 7.      Esiste ancora l’Amicizia (con la  A maiuscola) tra le persone?

«Questa è una domanda a cui non so risponderti, da molto tempo mi sono rintanato nel mio guscio e non frequento quasi nessuno, se non, mio cognato e la sua famiglia ma anche loro sempre più di rado. Non vorrei però sia un effetto collaterale del COVID 19 che ci ha segregati in casa con divieti di riunioni e assembramenti.

Fino al manifestarsi del virus almeno tenevo qualche lezione per l’apprendimento dell’uso del PC a persone cui la tecnologia era passata letteralmente “sopra la testa” (alcuni preti, qualche missionario del PIME, alcune suore e qualche conoscente). Poi con alcuni sono passato all’assistenza remota prendendo il controllo del loro PC da casa con Team Viewer. Per altri sono ancora in attesa che cessino le restrizioni COVID per riprendere le lezioni. Ma non so se definirla Amicizia con la A maiuscola, sono più che altro rapporti in cui si instaura la condivisione docente-discente che non sfocia mai in un vero rapporto d’AMICIZIA».

8.      C’è un episodio simpatico/divertente/curioso/significativo della tua vita che vuoi raccontarmi?

«Ce ne sarebbero tantissimi te ne cito solo uno veloce. Nella mia vita sono stato chiamato “dottore”, “ingegnere”, “avvocato”, “professore”… sebbene non mi “pertoccasse” nessuno di questi titoli. Ho solo una maturità conseguita facendo le scuole serali e non ti dico in che cosa sennò ti scompisci dalle risate! Anzi te lo dico: “Maturità odontotecnica” conseguita a Vercelli da privatista presentato dal chiacchierato Istituto Casati di Milano. Mi serviva per potermi  iscrivere all’Università. Ma il titolo che più mi sorprendeva era quello che mi dava Suor Rosa, quando le obnubilavo il cervello con le mie lezioni sul PC, si rivolgeva a me chiamandomi “REVERENDO” ».

9.  La frase che ti dicono più spesso?

«Ma tu scusami: “Quanti anni hai?” »

10.   Se fossi un personaggio storico chi saresti? Perché?

«Napoleone … perché a letto mi basta poco spazio come a lui».

11.  Tre aggettivi con cui gli altri ti definiscono?

«Te ne posso dare anche cinque: “piscinin, brùt, cativ, terun e cunt la panscia”. Ma dai!!! »

12.  Tre aggettivi con cui tu ti autodefinisci? Perché?

«Bello, alto, biondo con gli occhi azzurri! Perché è quello che avrei voluto essere! »

venerdì 6 maggio 2022

 WORD KIDS COLOURING DAY

di Valentina Bottini 


Dal 2008 oggi 6 maggio, si celebra in tutto il mondo  la giornata dei colori. Quest'anno voglio festeggiare il  "Word Kids Colouring Day"  proponendo una delle prime poesie che ho scritto sulla vita e sui colori:


La mia vita a colori

La vita è un susseguirsi

di periodi colorati:

giallo, rosso, verde, blu

e molti di più.

 

La mia vita è un arcobaleno

di tanti colori che si alternano.

La mia vita è un arcobaleno

di colori caldi e colori freddi.

La mia vita è un arcobaleno

con tante sfumature.

La mia vita è un arcobaleno

con pennellate veloci e accennate

accanto a pennellate curate.

 

I colori della tavolozza del pittore

sono attimi di quotidianità

che solo il mio pennello può

fissare sulla tela della mia vita.

DIPLOMA di Gianluca Pepe Quando arriva il primo vero traguardo di tuo figlio, il diplomino che sancisce la fine della scuola materna per pas...