lunedì 17 giugno 2019


LA VITA È UN DONO

di Gianluca Pepe

  
Pensavi di esserne uscito a testa alta, pensavi di esserti rialzato di nuovo dopo quest’altra caduta; ma la realtà invece è che tenevi tutto dentro… dolore, rammarico, rabbia, tristezza, sconforto, paura.
Ma si sá, a furia di accumulare e di tenersi tutto dentro, prima o poi si scoppia, e scoppiando si rischia di far male alle persone vicine a noi, a chi ci vuole bene, a chi ci ama ma soprattutto rischiamo di fare male a noi stessi. Si perché arrivi al punto che ti chiudi in un mondo tutto tuo, arrivi a un punto che vedi tutto nero, arrivi a un punto che attorno a te è tutto offuscato, arrivi a un punto in cui ti guardi dentro e senti solo una grande rabbia salire sempre più. In quel momento ti rendi veramente  conto di aver bisogno di aiuto.
Ripensi alla tua infanzia; ai tuoi zii che sono stati dei genitori per te e a tuo padre che era pronto a gettarsi nelle fiamme per te. Ripensi a tutte quelle volte che litigavi con i tuoi genitori per stupidate, a tutte quelle volte  che loro cercavano di insegnarti qualcosa di importante della vita ma tu eri troppo piccolo per capire che ogni loro decisione, ogni loro consiglio, ogni loro rimprovero era solo per il tuo bene.
È in quel momento che ascoltando la canzone “Gli anni d'oro” di Jake La Furia, ti ricordi quanto è stata bella la tua adolescenza con gli amici del tuo quartiere (per me era “La Trekka”), di quanto era bello andare in giro in motorino o le partite di calcio per strada e le prime cottarelle. Ripensi a tutte quelle volte che tuo padre ti portava nell'orto e ti insegnava tutto sull'agricoltura, su come piantare un seme o una pianta, e ti insegnava a prendertene cura. Diceva sempre che una pianta è come una creatura se la curi, la bagni, la pulisci dalle erbacce, dagli insetti e la raddrizzi se si storta, crescerà forte e robusta e alla fine ti darà dei buoni frutti, se invece la trascuri e la fai crescere storta, finirai per farla morire e perderla.
Quanto mi piaceva tornare a casa dagli zii e da papà e sentire una parola di conforto, ricevere un abbraccio, un bacio e ascoltarli dirti sentirti che andrà tutto bene. Ma purtroppo prima o poi capita nella vita, che tutto questo non lo vivrai e non lo sentirai più. Allora capisci quanto sei stato stupido a litigare per banalità, a quante volte ti hanno chiesto una cosa o un favore ma tu dicevi sempre “dopo”… quanto tempo sprechiamo per banalità.
Ma soprattutto arriva un giorno in cui avresti voglia di un altro abbraccio, di un altro consiglio, avresti voglia di sentirti dire da loro ancora una volta che andrà tutto bene. Passi ore a ripensare, a guardare foto, ripensi che se fosse andato tutto bene tra qualche settimana saresti diventato papà. Provi a cercare un appiglio, per rialzarti, per ripartire, per uscire da quest’altra caduta anche se questa volta ti sei fatto veramente male.
Ti viene in mente la canzone di Laura Pausini e Biagio Antonacci “ Il coraggio di andare” dove dice: “che comunque tutto passa anche quando non vorresti… ma come si fa a trovare il coraggio di andare e di rialzarsi anche quando fa così tanto male? Come si fa a riallacciarsi le scarpe per ricominciare da zero? Come si fa a ricordarsi che niente e nessuno può rubarti il futuro? Tu sei importante!” Fai tue queste domande e capisci che la vita è un dono, non sai mai quali carte ti capiteranno nella prossima mano, impari ad accettare la vita come viene, anche quando fa male.



martedì 7 maggio 2019


TU SEI LA MIA VITA


di Gianluca Pepe

E poi un giorno ti svegli, ti giri e al tuo fianco hai la cosa più importante che potresti avere; guardi la tua mano sinistra e vedi la fede nuziale; è allora che capisci che il giorno più importante, il più bello della tua vita è già passato. Mesi e mesi di preparativi e in un attimo si è volatilizzato.

La guardi mentre dorme e ripensi a tutti i momenti passati; a tutte quelle volte che siete caduti ma insieme, più forti che mai vi siete rialzati. Dj Matrix in una sua canzone dice: “Scusa se sono un casino, spesso mi comporto come un ragazzino e cado sempre ma mi rialzo. Ogni giorno ho bisogno di te, penso a quello che hai passato per noi”.
Ripensi un po’ alla tua vita, alla tua infanzia che ti ha messo sempre alla prova, il dover crescere in fretta prima degli altri, al fatto di esserti dovuto sempre rimboccare le maniche senza scoraggiarti mai. Mille domande, mille dubbi, mille sogni ma anche mille certezze partite da quelle promesse fatte in Chiesa per costruire basi importanti e fondamenta forti. Non far mancare mai nulla a tua moglie e ai tuoi futuri figli: il calore e l’amore di una famiglia vera, quello che a te è sempre mancato.

Ripensi a quel giorno indimenticabile, 07-03-2019, ed ora a distanza di due mesi esatti ricordi ancora quei momenti indelebili: il panico e la tensione, quella navata corta da percorrere ma nello stesso tempo così lunga, l’arrivo della sposa che ti manda sempre in tensione, la vedi e per non cedere alle emozioni guardi quelle panche e ti rendi conto che mancano le persone più importanti, quelle che ti hanno fatto diventare il ragazzo che sei oggi… un po’ di sconforto e di tristezza ti assalgono, poi alzi lo sguardo e capisci che in realtà quelle persone non ti hanno mai abbandonato, ci sono sempre state e saranno sempre al tuo fianco. Speri che siano orgogliose di te e attendi la sposa che arriva. Emozioni indescrivibili che rimarranno impresse nella tua mente, indelebili nel tuo cuore.

Capisci che gli anni dell’adolescenza e delle bravate sono finite, ora sei marito, sarai padre, devi mettere la testa a posto… anche se a volte è difficile. Capisci che è il tempo di maturare anche se maturare non vuol dire abbandonare quel bambino che c’è in te; perchè ognuno di noi rimarrà sempre un po’ bambino dentro.

E mentre lei dorme ancora tu ti alzi e ti  prepari per una nuova giornata, per dei nuovi obiettivi da realizzare, per nuovi sogni che ti aspettano perché la vita senza sogni non  sarebbe vita.
Prendendo in prestito il pensiero di Dj Matrix “anche se ci ho messo tanto, anche se non ti avevo capita, lo sapevo che eri la mia vita e non sarebbe mai finita”.

martedì 23 aprile 2019

GIORNATA MONDIALE  DEL LIBRO: "MOTORE DI INCLUSIONE SOCIALE"



 
di Valentina Bottini


Dal 1996, facendo seguito ad una risoluzione dell’anno precedente, l’UNESCO ha istituito la Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore con il fine di promuovere i libri, i loro autori, l’arte della lettura e proteggere la proprietà intellettuale attraverso il copyright


La carta stampa è da sempre un prezioso strumento di crescita, di conoscenza, di informazione e di approfondimento culturale. La lettura ci consente di entrare in mondi e tempi diversi, immergendoci in esperienze e realtà lontane dalla nostra. Dal 1996 il 23 aprile è la data in cui in tutto il mondo ci sono numerose manifestazione ed eventi, volti a valorizzare la lettura come simbolo di progresso e di educazione civile e umana, ma anche a far riflettere sul’attuale situazione di scrittori ed editori contro la sempre maggiore pirateria.

Questa giornata ha radici spagnole in quanto nel 1926 re Alfonso XIII, appoggiando un’intuizione dello scrittore ed editore Vincent Clavel Andrés (1888-1967), decise istituire in tutta la nazione la ‘Giornata del libro spagnolo’. Inizialmente fu scelta la data del 7 ottobre, ma già dal 1931 si è spostata al 23 aprile in concomitanza con la festa di San Giorgio, patrono della Catalogna. Secondo la tradizione nel giorno di San Giorgio gli uomini regalavano una rosa alla propria donna, così mantenendo fede a questa usanza ancora oggi in Catalogna il 23 aprile i librai donano una rosa con ogni libro venduto.
L’UNESCO scelse di mantenere la data del 23 aprile per celebrare la Giornata Mondiale del libro e del diritto d’autore per la coincidenza in quel giorno del 1616 della morte di tre importanti personalità del mondo letterario internazionale, ovvero il drammaturgo inglese William Shakespeare, lo scrittore spagnolo Miguel de Cervantes e lo scrittore peruviano Garcilaso de la Vega.

Dal 2001 viene scelta una città, secondo rigidi criteri riguardanti l’offerta culturale e i progetti presentati, che per un anno ricopre la carica di capitale mondiale del libro; la prima fu Madrid e  l’unica italiana, finora, è stata Torino nel 2006. La capitale mondiale del libro scelta dall’ UNESCO per il 2019 è la città  di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, che sarà in carica dal 23 aprile 2019 al 22 aprile 2020.

La scelta della città di Sharjah è legata ad un importante progetto che prevede l’integrazione nel mondo della cultura e della lettura di tutte le fasce della società, con apposite proposte ideate per la fascia della comunità dei migranti. Irina Bokova, direttrice generale dell’ UNESCO, commentato tale scelta con le seguenti parole: Apprezzo la scelta di Sharjah come capitale mondiale del libro e gli sforzi intrapresi dalla per rendere la lettura disponibile a quante più persone possibili, in particolare le popolazioni emarginate, come motore di  inclusione sociale, creatività e dialogo».                            

Secondo la classifica della libertà di stampa nel mondo, redatta dall’organizzazione non governativa Reporters Sans Frontieres, che si riferisce ai 365 giorni precedenti quindi l’elenco pubblicato lo scorso 18 aprile di riferisce all’anno 2018, gli Emirati Arabi Uniti sono un paese con una marcata censura nei confronti della stampa, infatti in tale classifica occupano il 133° posto (su 180 paesi valutati). Ma nonostante ciò ospitare la capitale mondiale del libro è un segnale di incoraggiamento e di progresso.



giovedì 21 marzo 2019


GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA: UNA MEDICINA PER IL  VIAGGIO NELLA QUOTIDIANITÀ DELLA VITA

di Valentina Bottini


Il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia, evento che per un giorno vede protagonista in tutto il mondo  la magia dei componimenti in versi che per 24 ore hanno finalmente l’attenzione che meriterebbe sempre ma che nel mercato editoriale non trovano spazio

Sono passati 20 anni da quando nel 1999 la XXX sessione della Conferenza Generale UNESCO istituì il 21 marzo come Giornata Mondiale della Poesia con l’esplicito intento di rappresentare “l’incontro tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni”.
Così dall’anno successivo il primo giorno di primavera si festeggia l’arte di comporre versi; il  21 marzo, inoltre è anche il giorno in cui nel 1931 nacque la grande poetessa italiana Alda Merini che proprio a questo anniversario della sua nascita ha dedicato una delle sue più note poesie:

“Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
Ma non sapevo che nascere folle,
Aprire le zolle
Potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
Vede piovere sulle erbe,
Sui grossi frumenti gentili
E piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

A dieci anni dalla morte (1° novembre 2009) è doveroso spendere qualche parola per ricordare l’importante produzione letteraria e poetica di Alda Merini, donna che ha fatto della sensibilità la sua forza per affrontare una vita non semplice e comporre versi schietti, pungenti ma veritieri. Ella, infatti, è considerata la poetessa dei reietti, degli emarginati e di tutti gli esclusi perché nei suoi versi esprime le delicate condizioni di chi vive un disagio sociale. Il suo modo di scrivere è apprezzato dai più e lei è considerata una tra le voci più rilevanti della scrittura italiana contemporanea.

Ma non voglio dilungarmi oltre parlando di questa celebre poetessa perché in questa Giornata Mondiale della Poesia voglio raccontarvi che cos’è per me la poesia e che cosa significa per me, Valentina, scrivere poesie:
“Per me scrivere poesie significa annotare istantanei appunti di vita  che celano un universo di emozioni. Penso che la vita sia un viaggio fatto di incontri e di esperienze che fanno crescere e che restano indelebili insegnamenti, come ho scritto in  questi versi nel 2016:

“Ricordo un’emozione”

La vita è un rincorrersi di emozioni,
Esperienze che modellano il tuo essere,
Situazioni inaspettate che ti fanno crescere,
Così frequenti la palestra terrena
Aspettando il futuro.

Sogni, pensieri, visioni ad occhi aperti
Potrebbero diventare realtà
Quando sarai grande;
Ma poi ti guardi allo specchio
E scopri che sei già grande.

E allora dicono che
Colorate fotografie di vita restano
Come preziosi tesori
Nei cuori di chi li ha vissuti:
Si chiamano ricordi.

Se  dovessi scrivere un romanzo avrei bisogno di una trama vincente, di costanza, di minuzia nel descrivere contesti, particolari ed emozioni. Inoltre c’è il rischio che il lettore non si riconosca nella storia, si annoi e dopo le prime pagine abbandoni il libro.

La poesia invece è veloce e immediata. È formata da pensieri che per chi scrive hanno un significato ma che per chi legge ne hanno tutt’altro e così li fa propri,  magari chi legge si ritrova in  uno o più versi scritti e rivive sensazioni particolari che sembra aver scritto proprio lui in riferimento a un certo episodio della propria vita.
Inoltre la quotidianità frenetica in cui siamo immersi non sempre lascia tempo per la lettura di interi  libri; invece la poesia è come una medicina perché è fatta di veloci versi della quotidianità, da leggere uno al giorno e conservare durante le ore diurne come pensiero di semplici temi su cui meditare e riflettere,  proprio come una pastiglia che si prende al mattino ma i cui benefici sono rilasciati lungo tutta la giornata. 
Un altro pregio della poesia è che essa si trasforma  e cambia seguendo i passi della vita di chi la compone: ci sono poesie che si scrivono pensando a una persona specifica o a una certa esperienza, ci sono poesie che escono così senza un significato particolare sul momento ma che solo dopo, vivendo esperienza dopo esperienza, si capisce il perchè di quelle parole uscite in apparenza senza una ragione concreta,  ci sono anche poesie che si scrivono per un motivo ma che poi ci si accorge che sono cambiate con il proprio vissuto ed ora rappresentano altre esperienze.

Le mie poesie parlano di amore, esperienze,vita, riflessioni, infanzia, ricordi, quotidianità, persone che non ci sono più, amicizia, seconde possibilità, tempo che passa.

Qualche mese fa mi sono fatta un’autocritica e mi sono domandata perché le mie poesie dovrebbero esser considerate poesie: agli occhi del lettore distratto o che vive in un contesto diverso dal mio possono sembrare un insieme di parole che paiono accostate casualmente! Penso che gli elementi che definiscono poesia una poesia  siano due azioni che la poesia deve far nascere in chi la legge, l’emozione e la riflessione; non per tutti sarà così ma per alcuni magari diventano il “la” per continuare la propria esistenza.



Articolo pubblicato su Sguardi di Confine: https://www.sguardidiconfine.com/giornata-mondiale-della-poesia-una-medicina-per-il-viaggio-nella-quotidianita-della-vita/

sabato 9 marzo 2019


BUON COMPLEANNO BARBIE!

di  Valentina Bottini



La celebre bambola, compagna di giochi di molte generazioni di bambine e da sempre icona di stile, il 9 marzo compie 60 anni!

Era il 1959 quando a Willow, una cittadina nel Wisconsin, Ruth Handler notò che sua figlia giocando con le bambole le dava ruoli da adulti rispondendo al desiderio di tutte le bambine di essere grandi e di immaginarsi tali. Inoltre mentre suo figlio aveva giocattoli che gli permettevano di immaginarsi nei panni di vigile del fuoco,  di astronauta o di medico, la femmina poteva solo giocare a fare la mamma, senza la possibilità di calarsi in altri ruoli avendo tutte le bambole sembianze da neonato. 
Questa osservazione spinse Ruth a ideare una linea di bambole dall’aspetto adulto per la ditta di suo marito Elliot, co-fondatore della famosa casa di giocattoli Mattel. La donna, con l’aiuto dell’ingegnere Jack Ryan, prese come modello una bambola commercializzata in Germania, la Bild Lilli, e realizzò la prima Barbie.

Il 9 marzo 1959 fu presentata al New York Toy Fair la prima bambola con le sembianze di una adulta che si chiamava proprio Barbara Millicent Roberts, il nome della figlia di Ruth ed Elliot, vestita con un costume da bagno zebrato, la pelle chiara e i capelli neri legati in una lunga coda.
Da allora la Barbie ha allargato la sua famiglia con  il fidanzato Ken, sorelle minori e amici; si è sperimentata in numerosi lavori e ruoli diventando una vera icona di stile e di moda e raccontando i cambiamenti culturali della società negli ultimi  60 anni. Col passare degli anni la Barbie è diventata sempre più simile alle figure umane contribuendo ad ispirare i desideri e i sogni di migliaia di bambine di tutte le età.

Ho chiesto ad alcune amiche di raccontarmi la loro esperienza facendo semplicemente la domanda: “Che cosa ha rappresentato per te la Barbie?”

Chiara: «Penso che le Barbie siano state un fulcro nella mia infanzia, insieme alle Polly. Sono state quel gioco con cui ho conosciuto la mia prima amica (una mia vicina di casa), il gioco che mi è stato regalato quando ero in ospedale, il gioco che mi ha dato sicurezza e serenità per moltissimi anni. Le barbie mi hanno permesso di crescere e coltivare la mia creatività inventando storie, modellando, insieme a mia sorella, degli abiti su misura come vere stiliste. Insomma hanno un contribuito decisamente a quello che oggi sono.»

Valentina: «Avevo tante Barbie  e tanti “accessori” sia piccoli che grandi, come 3 case, la Ferrari, i cavalli, il camper, la  piscina... Ho dei bei ricordi soprattutto perché adoravo mettere a posto le cose piccole… sai gli oggetti! Poi ho adorato quando sono uscite quelle Benetton perché ne ho potuta avere una asiatica, una africana e una con i capelli rossi.
Giocavo sia da sola sia con mia sorella.... ho un bel ricordo di quel periodo anche perchè di momenti con mia sorella ce ne sono stati pochi: per me il mondo delle Barbie è un bel ricordo di costruzione organizzazione e convivialità di un mondo da ricreare, ma poi è durato poco. Ne ho ancora molte e quando le ho rilavate e ho lavato tutto per la mia nipotina, mi sono tornati in mente i bei pomeriggi a giocare».

lunedì 18 febbraio 2019


SOGNO O REALTÀ?

di Gianluca Pepe


Come dice Fiorella Mannoia «Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta. Per quanto incoerente e testarda. se cadi ti aspetta.», ma ci sono dei momenti che cadi così forte che sembra quasi impossibile rialzarti. È in quei momenti allora che cerchi di attaccarti a qualsiasi cosa per cercare di uscirne; è in questo momento che senti più tua la canzone di J Ax quando dice «Se un figlio è un dono di Dio, forse questa era la mia punizione» oppure pensi al tuo film preferito “Rocky Balboa” quando Sylvester Stallone dice al figlio che «la vita picchia duro, non guarda in faccia al suo avversario: ricchi, poveri, potenti. Lei picchia e cerca di sbatterti al tappeto, sta a noi resistere e non cadere, e se dovessimo cadere trovare la forza di rialzarti perché il match non finisce quando l’arbitro inizia il conteggio ma finisce quando sentì la campanella».

Non riesci a piangere anche se alle volte servirebbe; c’è gente che pensa che se un uomo piange è un debole, ma in realtà un uomo che piange è completo perché mostra il suo lato più forte, il suo cuore.
Dentro hai una rabbia mostruosa, vorresti spaccare tutto quello che trovi davanti, vorresti urlare così forte da perdere la voce, vorresti prendere a pugni il muro fino al punto di provocarti delle ferite, ma poi capisci che non servirebbe a nulla farsi del male fisico perché non sarà mai paragonabile al dolore mentale e interiore che hai dentro di te.

Poi ti rendi conto che intorno a te ci sono persone che ti voglio bene, che ti amano e che ti sono vicine; è in quel momento che capisci che hanno bisogno di te, hanno bisogno che non crolli. Capisci che non puoi mollare e ti devi rialzare, così indossi la maschera che ormai porti da 34 anni, ti stampi un sorriso finto, e come dice Max Pezzali nella sua canzone pensi che «andrà tutto bene».

Anche se sai che dentro di te c’è una bomba innescata già da tempo che potrebbe scoppiare da un momento all’altro, e non importa se tu provi a soffiare forte sempre più forte sulla miccia perché una vota accesa aspetta solo il momento di esplodere. Allora fai in modo di temporeggiare e cercherai di fare in modo che quando esploda, il cratere provocato non sia troppo grosso da rischiare di caderci dentro e non riuscire ad uscirne più.

Ovunque tu sia piccolina mia, grazie per questo sogno che mi hai regalato anche se è durato poco.

Il tuo papà!

lunedì 4 febbraio 2019

OSO 2019: UN BANDO PER PROMUOVERE LA CULTURA DELLO SPORT PER LE PERSONE DISABILI


di Valentina Bottini


Per un disabile fare sport è molto più che una semplice attività per “rimanere in forma” e il bando promosso da OSO – Ogni Sport Oltre – della Fondazione Vodafone Italia ha proprio l’obiettivo di identificare, supportare e finanziare progetti per la diffusione della pratica sportiva tra persone con disabilità fisiche, sensoriali e intellettivo-relazionali.
Agli occhi di molti il binomio sport-disabilità fa pensare che sia limitato ai giochi paralimpici estivi ed invernali durante i quali gli atleti diversamente abili si divertono gareggiando in competizioni sportive adatte alle loro esigenze, ma queste persone non sanno che per un disabile fare sport è molto di più.

È vita, come mi racconta Silvia, trentacinquenne costretta sulla sedia a rotelle da una malattia neurodegenerativa: «A me piace praticare sport perché mi fa sentire viva, mi fa sentire utile con me stessa e mi permette di divertirmi con gli altri. Bisogna però ammettere che in Italia non è semplice praticare sport perché devi sempre cercare la struttura accessibile… Ma penso che sia dappertutto così! Bisogna cercarle anche se spesso non sono facilmente raggiungibili».
Quanto sottolineato da Silvia è una delle difficoltà che si prefigge di supplire il terzo bando nazionale di finanziamento promosso da OSO – Ogni Sport Oltre –  della Fondazione Vodafone Italia che “mette a disposizione fino a 1 milione e 200 mila euro complessivi. La richiesta di finanziamento non potrà eccedere l’80% del fabbisogno economico finanziario del progetto. Alla copertura dell’importo restante i soggetti proponenti dovranno concorrere tramite fondi propri, raccolte fondi tramite crowdfunding sulla piattaforma OSO, contributi pubblici e/o privati, donazione di beni”.
Fino alle ore 16:00 dell’8 febbraio sarà possibile per organizzazioni e associazioni italiane senza scopo di lucro inviare il proprio progetto destinato a promuovere l’attività sportiva tra le persone disabili. L’importante è che le organizzazioni partecipanti “condividano e supportino i valori di OSO, siano costituite da almeno due anni e abbiano una comprovata esperienza in attività di diffusione della pratica sportiva paralimpica, di integrazione sportiva”.
I progetti presentati dovranno prevedere la realizzazione sul territorio italiano di strutture che dimostrino di avere un forte impatto sociale sul territorio di riferimento e che portino ad un cambiamento culturale offrendo sostegno per la “diffusione della pratica sportiva tra persone con disabilità fisiche, sensoriali, intellettivo-relazionali, coinvolgendo i gruppi in target e la comunità di riferimento (famiglie, allenatori, volontari, tifosi, appassionati, scuole etc)”.
La sigla OSO è l’acronimo di ‘Ogni Sport Oltre’ ma può essere letta anche come prima persona singolare dell’indicativo presente del verbo osare che, stando alla sua definizione (dizionario consultato Garzanti), significa “avere il coraggio di fare, di dire; fare coraggiosamente, rischiare: osare un’impresa mai tentata prima; osare il tutto per tutto; osare l’impossibile; non oso sperare tanto”.

Sport per persone disabili e “il coraggio di spingersi oltre i limiti”

Stando a questa definizione, posso intendere il verbo osare col significato di  ‘avere il coraggio di spingersi oltre i limiti’. Di limiti da superare mi parla Ilaria (ex atleta di pesistica paralimpica a livello agonistico che ha vinto vari campionati italiani, ed ora campionessa di WCMX, Wheelchair Motocross) quando le chiedo cosa significa per lei fare sport: «Per me fare sport significa cercare sempre di superare i propri limiti. Se sia facile o meno dipende da tante cose, ad esempio la volontà del disabile stesso, quale sport vorrebbe fare e le opportunità che offre la sua zona. Io sono sempre riuscita a fare sport perché non ho mai mollato alle prime difficoltà e alla fine ho trovato persone disposte ad aiutarmi. Ora che ho finito l’università vorrei ricominciare ad allenarmi in palestra, perché è uno sport che mi è sempre piaciuto e, oltre alla pesistica come attività sportiva, l’allenamento in palestra mi aiuta anche nella vita quotidiana e nel WCMX».
Ilaria tocca anche l’importanza fondamentale dell’utilità dello sport anche per la vita quotidiana di molti disabili, perché si sa che se una cosa utile è faticosa ma se fatta divertendosi diviene tutto più semplice e lo sport è una di queste attività magiche che unisce utilità al corpo della persone con divertimento, socialità ed è un’iniezione di felicità anche psichica.
Concetti che mi ha confermato Paolo, trentaquattrenne affetto da una patologia neurologica. Per lui fare sport significa «fare squadra, sviluppare un’intesa con i propri compagni, contare cioè sentirsi importanti, quasi fondamentali, per il raggiungimento della vittoria comune, avere degli obiettivi da raggiungere sia a livello personale, sia a livello di squadra».
Queste brevi testimonianze dimostrano come dietro al binomio sport-disabilità ci sia molto più di quello che è il pensiero generale della società. Ci sono ancora alcuni giorni prima della scadenza del bando OSO 2019. Maggiori informazioni sulla partecipazione sul sito (qui) oppure scrivendo alla mail bando@ognisportoltre.it
Articolo pubblicato su Sguardi di Confine https://www.sguardidiconfine.com/oso-2019-un-bando-per-promuovere-la-cultura-dello-sport-per-le-persone-disabili/

DIPLOMA di Gianluca Pepe Quando arriva il primo vero traguardo di tuo figlio, il diplomino che sancisce la fine della scuola materna per pas...