mercoledì 19 agosto 2026

 



IL MONDO PRIGIONIERO

di Gianluca Pepe 

"In un mondo che, prigioniero è…" Lucio Battisti ci aveva visto lungo,  oggi viviamo in un mondo prigioniero; prigioniero di smartphone, di tablet, di computer, di televisori... prigionieri della rete. Ci avete fatto caso che oggi la prima cosa che facciamo quando ci svegliamo, non è guardare se fuori c’è il sole o se piove, se sentiamo gli uccellini o il rumore delle auto ma la prima cosa che facciamo quando ci svegliamo e l’ultima prima di dormire è guardare il nostro cellulare, controllare su whatsapp se abbiamo messaggi per poi passare ai social Facebook, Instagram e Tik Tok per guardare le storie degli altri per poi dare il nostro giudizio, la nostra sentenza? Sì, perché ormai non sappiamo fare altro che giudicare ogni cosa. Amici, conoscenti, parenti... tutti ti giudicano qualsiasi cosa tu faccia, qualsiasi cosa tu dica, o anche se non parli. Ormai la vita è diventata un giudizio unico, e non sappiamo fare altro che  questo. Come diceva Max Pezzali nella sua canzone:” Sono sempre pronti a giudicare quello che fai, come ti vesti con chi ti incontrerai.[...] ma non te la prendere, loro sono fatti così…" 

Penso che la colpa sia anche la nostra perché quando non giudicano, facciamo in modo che ci giudichino per quello che facciamo, se andiamo al mare mettiamo le foto, se andiamo a spasso con il cane postiamo la foto, se andiamo al ristorante invece di gustarci quello che abbiamo nel piatto prima postiamo la foto. Ormai siamo prigionieri di questo mondo di "like", è più bello apparire che vivere. Tutti vogliono partecipare ai reality pur di avere un mese di notorietà, per poi finire nel dimenticatoio, pur di apparire uno è pronto a vendere al mondo la sua storia d’amore.

In quel momento chiudi gli occhi, torni un attimo indietro e ripensi a come vivevi quando eri piccolo: ti svegliavi, guardavi fuori dalla finestra sentivi il vento soffiare, il colore dei prati, l’odore del mondo, ti vestivi uscivi di casa e rientravi all'ora di cena. Nel mentre avevi parlato con i tuoi amici, giocato a rialzo, guardie e ladri, con le biglie… mangiato un gelato stando ore e ore seduti semplicemente a parlare ridere scherzare ma guardandosi negli occhi. La domanda che ti viene spontanea è: "dove abbiamo sbagliato?"

Abbiamo sbagliato a vendere i nostri valori, il nostro essere liberi, a vendere il nostro tempo in cambio di una realtà virtuale. Ma l’errore grosso non è solo dei giovani d’oggi, l’errore più grosso arriva dai genitori che potrebbero raccontare quello che è stato, quello che hanno vissuto, piuttosto che nascondersi dietro uno schermo perché fa più figo, perché è più facile, perché non vogliono sentirli, perché lo fanno tutti. Dimenticandosi che "Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano".

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