giovedì 21 marzo 2019


GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA: UNA MEDICINA PER IL  VIAGGIO NELLA QUOTIDIANITÀ DELLA VITA

di Valentina Bottini


Il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia, evento che per un giorno vede protagonista in tutto il mondo  la magia dei componimenti in versi che per 24 ore hanno finalmente l’attenzione che meriterebbe sempre ma che nel mercato editoriale non trovano spazio

Sono passati 20 anni da quando nel 1999 la XXX sessione della Conferenza Generale UNESCO istituì il 21 marzo come Giornata Mondiale della Poesia con l’esplicito intento di rappresentare “l’incontro tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni”.
Così dall’anno successivo il primo giorno di primavera si festeggia l’arte di comporre versi; il  21 marzo, inoltre è anche il giorno in cui nel 1931 nacque la grande poetessa italiana Alda Merini che proprio a questo anniversario della sua nascita ha dedicato una delle sue più note poesie:

“Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
Ma non sapevo che nascere folle,
Aprire le zolle
Potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
Vede piovere sulle erbe,
Sui grossi frumenti gentili
E piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

A dieci anni dalla morte (1° novembre 2009) è doveroso spendere qualche parola per ricordare l’importante produzione letteraria e poetica di Alda Merini, donna che ha fatto della sensibilità la sua forza per affrontare una vita non semplice e comporre versi schietti, pungenti ma veritieri. Ella, infatti, è considerata la poetessa dei reietti, degli emarginati e di tutti gli esclusi perché nei suoi versi esprime le delicate condizioni di chi vive un disagio sociale. Il suo modo di scrivere è apprezzato dai più e lei è considerata una tra le voci più rilevanti della scrittura italiana contemporanea.

Ma non voglio dilungarmi oltre parlando di questa celebre poetessa perché in questa Giornata Mondiale della Poesia voglio raccontarvi che cos’è per me la poesia e che cosa significa per me, Valentina, scrivere poesie:
“Per me scrivere poesie significa annotare istantanei appunti di vita  che celano un universo di emozioni. Penso che la vita sia un viaggio fatto di incontri e di esperienze che fanno crescere e che restano indelebili insegnamenti, come ho scritto in  questi versi nel 2016:

“Ricordo un’emozione”

La vita è un rincorrersi di emozioni,
Esperienze che modellano il tuo essere,
Situazioni inaspettate che ti fanno crescere,
Così frequenti la palestra terrena
Aspettando il futuro.

Sogni, pensieri, visioni ad occhi aperti
Potrebbero diventare realtà
Quando sarai grande;
Ma poi ti guardi allo specchio
E scopri che sei già grande.

E allora dicono che
Colorate fotografie di vita restano
Come preziosi tesori
Nei cuori di chi li ha vissuti:
Si chiamano ricordi.

Se  dovessi scrivere un romanzo avrei bisogno di una trama vincente, di costanza, di minuzia nel descrivere contesti, particolari ed emozioni. Inoltre c’è il rischio che il lettore non si riconosca nella storia, si annoi e dopo le prime pagine abbandoni il libro.

La poesia invece è veloce e immediata. È formata da pensieri che per chi scrive hanno un significato ma che per chi legge ne hanno tutt’altro e così li fa propri,  magari chi legge si ritrova in  uno o più versi scritti e rivive sensazioni particolari che sembra aver scritto proprio lui in riferimento a un certo episodio della propria vita.
Inoltre la quotidianità frenetica in cui siamo immersi non sempre lascia tempo per la lettura di interi  libri; invece la poesia è come una medicina perché è fatta di veloci versi della quotidianità, da leggere uno al giorno e conservare durante le ore diurne come pensiero di semplici temi su cui meditare e riflettere,  proprio come una pastiglia che si prende al mattino ma i cui benefici sono rilasciati lungo tutta la giornata. 
Un altro pregio della poesia è che essa si trasforma  e cambia seguendo i passi della vita di chi la compone: ci sono poesie che si scrivono pensando a una persona specifica o a una certa esperienza, ci sono poesie che escono così senza un significato particolare sul momento ma che solo dopo, vivendo esperienza dopo esperienza, si capisce il perchè di quelle parole uscite in apparenza senza una ragione concreta,  ci sono anche poesie che si scrivono per un motivo ma che poi ci si accorge che sono cambiate con il proprio vissuto ed ora rappresentano altre esperienze.

Le mie poesie parlano di amore, esperienze,vita, riflessioni, infanzia, ricordi, quotidianità, persone che non ci sono più, amicizia, seconde possibilità, tempo che passa.

Qualche mese fa mi sono fatta un’autocritica e mi sono domandata perché le mie poesie dovrebbero esser considerate poesie: agli occhi del lettore distratto o che vive in un contesto diverso dal mio possono sembrare un insieme di parole che paiono accostate casualmente! Penso che gli elementi che definiscono poesia una poesia  siano due azioni che la poesia deve far nascere in chi la legge, l’emozione e la riflessione; non per tutti sarà così ma per alcuni magari diventano il “la” per continuare la propria esistenza.



Articolo pubblicato su Sguardi di Confine: https://www.sguardidiconfine.com/giornata-mondiale-della-poesia-una-medicina-per-il-viaggio-nella-quotidianita-della-vita/

sabato 9 marzo 2019


BUON COMPLEANNO BARBIE!

di  Valentina Bottini



La celebre bambola, compagna di giochi di molte generazioni di bambine e da sempre icona di stile, il 9 marzo compie 60 anni!

Era il 1959 quando a Willow, una cittadina nel Wisconsin, Ruth Handler notò che sua figlia giocando con le bambole le dava ruoli da adulti rispondendo al desiderio di tutte le bambine di essere grandi e di immaginarsi tali. Inoltre mentre suo figlio aveva giocattoli che gli permettevano di immaginarsi nei panni di vigile del fuoco,  di astronauta o di medico, la femmina poteva solo giocare a fare la mamma, senza la possibilità di calarsi in altri ruoli avendo tutte le bambole sembianze da neonato. 
Questa osservazione spinse Ruth a ideare una linea di bambole dall’aspetto adulto per la ditta di suo marito Elliot, co-fondatore della famosa casa di giocattoli Mattel. La donna, con l’aiuto dell’ingegnere Jack Ryan, prese come modello una bambola commercializzata in Germania, la Bild Lilli, e realizzò la prima Barbie.

Il 9 marzo 1959 fu presentata al New York Toy Fair la prima bambola con le sembianze di una adulta che si chiamava proprio Barbara Millicent Roberts, il nome della figlia di Ruth ed Elliot, vestita con un costume da bagno zebrato, la pelle chiara e i capelli neri legati in una lunga coda.
Da allora la Barbie ha allargato la sua famiglia con  il fidanzato Ken, sorelle minori e amici; si è sperimentata in numerosi lavori e ruoli diventando una vera icona di stile e di moda e raccontando i cambiamenti culturali della società negli ultimi  60 anni. Col passare degli anni la Barbie è diventata sempre più simile alle figure umane contribuendo ad ispirare i desideri e i sogni di migliaia di bambine di tutte le età.

Ho chiesto ad alcune amiche di raccontarmi la loro esperienza facendo semplicemente la domanda: “Che cosa ha rappresentato per te la Barbie?”

Chiara: «Penso che le Barbie siano state un fulcro nella mia infanzia, insieme alle Polly. Sono state quel gioco con cui ho conosciuto la mia prima amica (una mia vicina di casa), il gioco che mi è stato regalato quando ero in ospedale, il gioco che mi ha dato sicurezza e serenità per moltissimi anni. Le barbie mi hanno permesso di crescere e coltivare la mia creatività inventando storie, modellando, insieme a mia sorella, degli abiti su misura come vere stiliste. Insomma hanno un contribuito decisamente a quello che oggi sono.»

Valentina: «Avevo tante Barbie  e tanti “accessori” sia piccoli che grandi, come 3 case, la Ferrari, i cavalli, il camper, la  piscina... Ho dei bei ricordi soprattutto perché adoravo mettere a posto le cose piccole… sai gli oggetti! Poi ho adorato quando sono uscite quelle Benetton perché ne ho potuta avere una asiatica, una africana e una con i capelli rossi.
Giocavo sia da sola sia con mia sorella.... ho un bel ricordo di quel periodo anche perchè di momenti con mia sorella ce ne sono stati pochi: per me il mondo delle Barbie è un bel ricordo di costruzione organizzazione e convivialità di un mondo da ricreare, ma poi è durato poco. Ne ho ancora molte e quando le ho rilavate e ho lavato tutto per la mia nipotina, mi sono tornati in mente i bei pomeriggi a giocare».

lunedì 18 febbraio 2019


SOGNO O REALTÀ?

di Gianluca Pepe


Come dice Fiorella Mannoia «Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta. Per quanto incoerente e testarda. se cadi ti aspetta.», ma ci sono dei momenti che cadi così forte che sembra quasi impossibile rialzarti. È in quei momenti allora che cerchi di attaccarti a qualsiasi cosa per cercare di uscirne; è in questo momento che senti più tua la canzone di J Ax quando dice «Se un figlio è un dono di Dio, forse questa era la mia punizione» oppure pensi al tuo film preferito “Rocky Balboa” quando Sylvester Stallone dice al figlio che «la vita picchia duro, non guarda in faccia al suo avversario: ricchi, poveri, potenti. Lei picchia e cerca di sbatterti al tappeto, sta a noi resistere e non cadere, e se dovessimo cadere trovare la forza di rialzarti perché il match non finisce quando l’arbitro inizia il conteggio ma finisce quando sentì la campanella».

Non riesci a piangere anche se alle volte servirebbe; c’è gente che pensa che se un uomo piange è un debole, ma in realtà un uomo che piange è completo perché mostra il suo lato più forte, il suo cuore.
Dentro hai una rabbia mostruosa, vorresti spaccare tutto quello che trovi davanti, vorresti urlare così forte da perdere la voce, vorresti prendere a pugni il muro fino al punto di provocarti delle ferite, ma poi capisci che non servirebbe a nulla farsi del male fisico perché non sarà mai paragonabile al dolore mentale e interiore che hai dentro di te.

Poi ti rendi conto che intorno a te ci sono persone che ti voglio bene, che ti amano e che ti sono vicine; è in quel momento che capisci che hanno bisogno di te, hanno bisogno che non crolli. Capisci che non puoi mollare e ti devi rialzare, così indossi la maschera che ormai porti da 34 anni, ti stampi un sorriso finto, e come dice Max Pezzali nella sua canzone pensi che «andrà tutto bene».

Anche se sai che dentro di te c’è una bomba innescata già da tempo che potrebbe scoppiare da un momento all’altro, e non importa se tu provi a soffiare forte sempre più forte sulla miccia perché una vota accesa aspetta solo il momento di esplodere. Allora fai in modo di temporeggiare e cercherai di fare in modo che quando esploda, il cratere provocato non sia troppo grosso da rischiare di caderci dentro e non riuscire ad uscirne più.

Ovunque tu sia piccolina mia, grazie per questo sogno che mi hai regalato anche se è durato poco.

Il tuo papà!

lunedì 4 febbraio 2019

OSO 2019: UN BANDO PER PROMUOVERE LA CULTURA DELLO SPORT PER LE PERSONE DISABILI


di Valentina Bottini


Per un disabile fare sport è molto più che una semplice attività per “rimanere in forma” e il bando promosso da OSO – Ogni Sport Oltre – della Fondazione Vodafone Italia ha proprio l’obiettivo di identificare, supportare e finanziare progetti per la diffusione della pratica sportiva tra persone con disabilità fisiche, sensoriali e intellettivo-relazionali.
Agli occhi di molti il binomio sport-disabilità fa pensare che sia limitato ai giochi paralimpici estivi ed invernali durante i quali gli atleti diversamente abili si divertono gareggiando in competizioni sportive adatte alle loro esigenze, ma queste persone non sanno che per un disabile fare sport è molto di più.

È vita, come mi racconta Silvia, trentacinquenne costretta sulla sedia a rotelle da una malattia neurodegenerativa: «A me piace praticare sport perché mi fa sentire viva, mi fa sentire utile con me stessa e mi permette di divertirmi con gli altri. Bisogna però ammettere che in Italia non è semplice praticare sport perché devi sempre cercare la struttura accessibile… Ma penso che sia dappertutto così! Bisogna cercarle anche se spesso non sono facilmente raggiungibili».
Quanto sottolineato da Silvia è una delle difficoltà che si prefigge di supplire il terzo bando nazionale di finanziamento promosso da OSO – Ogni Sport Oltre –  della Fondazione Vodafone Italia che “mette a disposizione fino a 1 milione e 200 mila euro complessivi. La richiesta di finanziamento non potrà eccedere l’80% del fabbisogno economico finanziario del progetto. Alla copertura dell’importo restante i soggetti proponenti dovranno concorrere tramite fondi propri, raccolte fondi tramite crowdfunding sulla piattaforma OSO, contributi pubblici e/o privati, donazione di beni”.
Fino alle ore 16:00 dell’8 febbraio sarà possibile per organizzazioni e associazioni italiane senza scopo di lucro inviare il proprio progetto destinato a promuovere l’attività sportiva tra le persone disabili. L’importante è che le organizzazioni partecipanti “condividano e supportino i valori di OSO, siano costituite da almeno due anni e abbiano una comprovata esperienza in attività di diffusione della pratica sportiva paralimpica, di integrazione sportiva”.
I progetti presentati dovranno prevedere la realizzazione sul territorio italiano di strutture che dimostrino di avere un forte impatto sociale sul territorio di riferimento e che portino ad un cambiamento culturale offrendo sostegno per la “diffusione della pratica sportiva tra persone con disabilità fisiche, sensoriali, intellettivo-relazionali, coinvolgendo i gruppi in target e la comunità di riferimento (famiglie, allenatori, volontari, tifosi, appassionati, scuole etc)”.
La sigla OSO è l’acronimo di ‘Ogni Sport Oltre’ ma può essere letta anche come prima persona singolare dell’indicativo presente del verbo osare che, stando alla sua definizione (dizionario consultato Garzanti), significa “avere il coraggio di fare, di dire; fare coraggiosamente, rischiare: osare un’impresa mai tentata prima; osare il tutto per tutto; osare l’impossibile; non oso sperare tanto”.

Sport per persone disabili e “il coraggio di spingersi oltre i limiti”

Stando a questa definizione, posso intendere il verbo osare col significato di  ‘avere il coraggio di spingersi oltre i limiti’. Di limiti da superare mi parla Ilaria (ex atleta di pesistica paralimpica a livello agonistico che ha vinto vari campionati italiani, ed ora campionessa di WCMX, Wheelchair Motocross) quando le chiedo cosa significa per lei fare sport: «Per me fare sport significa cercare sempre di superare i propri limiti. Se sia facile o meno dipende da tante cose, ad esempio la volontà del disabile stesso, quale sport vorrebbe fare e le opportunità che offre la sua zona. Io sono sempre riuscita a fare sport perché non ho mai mollato alle prime difficoltà e alla fine ho trovato persone disposte ad aiutarmi. Ora che ho finito l’università vorrei ricominciare ad allenarmi in palestra, perché è uno sport che mi è sempre piaciuto e, oltre alla pesistica come attività sportiva, l’allenamento in palestra mi aiuta anche nella vita quotidiana e nel WCMX».
Ilaria tocca anche l’importanza fondamentale dell’utilità dello sport anche per la vita quotidiana di molti disabili, perché si sa che se una cosa utile è faticosa ma se fatta divertendosi diviene tutto più semplice e lo sport è una di queste attività magiche che unisce utilità al corpo della persone con divertimento, socialità ed è un’iniezione di felicità anche psichica.
Concetti che mi ha confermato Paolo, trentaquattrenne affetto da una patologia neurologica. Per lui fare sport significa «fare squadra, sviluppare un’intesa con i propri compagni, contare cioè sentirsi importanti, quasi fondamentali, per il raggiungimento della vittoria comune, avere degli obiettivi da raggiungere sia a livello personale, sia a livello di squadra».
Queste brevi testimonianze dimostrano come dietro al binomio sport-disabilità ci sia molto più di quello che è il pensiero generale della società. Ci sono ancora alcuni giorni prima della scadenza del bando OSO 2019. Maggiori informazioni sulla partecipazione sul sito (qui) oppure scrivendo alla mail bando@ognisportoltre.it
Articolo pubblicato su Sguardi di Confine https://www.sguardidiconfine.com/oso-2019-un-bando-per-promuovere-la-cultura-dello-sport-per-le-persone-disabili/

venerdì 25 gennaio 2019


"LA MEMORIA INCIAMPA”

di Elav



 Secondo il Talmud “un essere umano si dimentica solo quando è dimenticato il suo nome”, tale frase ha ispirato l’opera dell’artista berlinese GUNTER DEMNIG che dal 1995 si adopera per non far cadere nell'oblio la tragedia più atroce e vergognosa della storia dell’umanità, l’OLOCAUSTO.

L’idea di DEMNIG risale al 1993, alla presentazione a Colonia di una installazione sulla deportazione di cittadini Rom e Sinti; All'obiezione di un’anziana signora secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista ha deciso di dedicare tutto il suo lavoro alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste.
Il suo è il più grande memoriale del mondo che lastrica strade e piazze di 21 paesi europei, compresa l’Argentina. E’ come una mappa della memoria in cui chiunque può “inciampare”, di fatto le sue opere si chiamano  STOLPERSTEINE, letteralmente “pietre d’inciampo”.
A conferma che la memoria deve costituire parte integrante della nostra vita quotidiana, sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto o dove sono stati catturati i deportati e vi installa altrettanti sanpietrini del tipo comune e di dimensioni standard (10×10);Sono sanpietrini rivestiti di ottone che lo stesso artista incastona e cementa personalmente.
I ciottoli commemorativi riportano il nome di chi occupava lo stabile, la data di nascita, la data e luogo della deportazione e data e luogo della morte, se noti.

I primi   STOLPERSTEINE sono stati posati a Colonia nel 1995 e da lì la mappa si è estesa, sono attualmente più di 63.000, e sono in continuo aumento, infatti basta farne richiesta e con una modica cifra di 120€, lo stesso GUNTER verrà a posarla.
La dedizione dell’artista tedesco (71anni) si riflette anche nella sua consapevolezza di non poter vedere conclusa la sua opera, egli infatti riconosce che non potrà mai creare uno   STOLPERSTEINE per ognuno degli oltre 6 milioni di deportati e dispersi durante il Nazismo. 

L’artista è oggi in Italia per posare le sue pietre, il 17 gennaio era a Sinalunga e il 26 gennaio sarà a Lissone.

Questa in Italia è definita la settimana della memoria, e con l’avvicinarsi del 27 gennaio (anniversario della liberazione dal lager di Auschwitz) data istituita nel 2005 dall'ONU come la GIORNATA DELLA MEMORIA, si promuovono iniziative, ci sono film e trasmissioni atte a farci ricordare gli orrori perpetuati dagli esseri umani verso altri esseri umani.Ma il resto dell’anno tutto ricade nell'oblio.
Per questo l’opera di GUNTER DEMNIG è eccezionale, perché ci permette di camminare per le città, nella quotidianità, con un occhio di riguardo, per “inciampare” anche solo con lo sguardo per non dimenticare MAI; in realtà deve essere più un inciampo mentale che ci ricordi la brutalità di cui l’uomo è capace, come monito per il presente e futuro.

La sua soluzione discreta e antimonumentale permette di ridare individualità a chi si voleva ridurre a un numero.


martedì 22 gennaio 2019

REAL BODIES, OLTRE IL CORPO UMANO: DA LEONARDO DA VINCI ALLA CRIOCONSERVAZIONE

di Valentina Bottini



Dopo il record di visitatori di due anni fa, la mostra “Real Bodies” ha  scelto di nuovo il capoluogo lombardo come ultima tappa del suo tour mondiale (diventerà una mostra permanente in una grande città europea) proponendo un'edizione speciale completamente rinnovata con cinque nuove aree tematiche, compresa quella dedicata al grande inventore e scienziato Leonardo da Vinci proprio nel 500° anniversario della sua morte. 

Leggendo alcuni articoli sulla mostra “Real Bodies, oltre il corpo umano”, esposizione itinerante di corpi e organi umani che fino al 27 gennaio è possibile visitare a Milano-Lambrate, mi è tornato in mente il corso sul tabagismo che la mia classe ha seguito in IV liceo, e ho riflettuto su quante volte sui libri si studiano gli effetti negativi del fumo sull’organismo umano ma poi, appena possibile, si accende una sigaretta: è come se fosse una realtà lontana da noi di cui non preoccuparsi, come se non credessimo fino in fondo a ciò che è scritto, come se si conoscesse il possibile danno ma ciascuno di noi pensasse di essere immune. Allargando il ragionamento ho pensato a tutte quelle malattie causate da errati stili di vita o dalla sbagliata alimentazione, che però noi sottovalutiamo. Questo è uno degli intenti della mostra “Real Bodies”: far comprendere l’importanza della prevenzione delle malattie e il rispetto del corpo umano mediante la scoperta di come funziona il corpo, di come si fa a conservarlo sano avendo la possibilità di vedere e confrontare organi sani con organi malati cosicché il tutto sia di facile comprensione anche ai bambini e a chi non ha conoscenze mediche-scientifiche.

A Milano aveva già fatto tappa nel 2016 ma quest’anno è stata ingrandita con nuove sezioni tematiche e con anche corpi di animali. Il percorso comprende 12 sezioni, ognuna dedicata ad un particolare apparato corporeo e ad aree di interesse medico-scientifico.

Il percorso prende avvio dalla sezione dedicata a Leonardo da Vinci, l’importante artista del Rinascimento che ci ha lasciato in eredità opere d’arte come il Cenacolo e la Gioconda ma anche rilevanti studi sulla figura umana a partire dal’Uomo Vitruviano. Proprio 30 installazioni ispirate ai suoi bozzetti anatomici ci danno il benvenuto alla mostra “Real Bodies” accostando la meraviglia di tali disegni alla forza espressiva di corpi e organi plastinati come omaggio all’importanza di Leonardo nella storia della medicina legale. Egli fu un pioniere delle moderne tecniche di autopsie, tanto che lui stesso eseguì personalmente nella sua vita almeno 10 autopsie di cadaveri accertate nei suoi scritti.
Le altre nuove sezioni riguardano le seguenti aree tematiche:
1.  Biomeccanica e biomedicina: dedicata ai principi della biomeccanica connessa con la bioingegneria, l'ortoprotesica, la chinesiologia e l'ingegneria tissutale, ad alcuni prototipi in fase di studio ed alle tecnologie innovative già disponibili ed applicate al corpo umano. È significativo sottolineare che come madrina di questa sezione e  dell’intera mostra “Rea Bodies, oltre il corpo umano” sia stata scelta Chiara Bordi, terza classifica all’ultima edizione di Miss Italia e prima concorrente ad essere ammessa al concorso con una protesi.
2.  Anatomia comparata: una sezione che mira a rispondere alla sempre attuale domanda su cosa abbiamo in comune con le diverse specie di animali, ecco che qui gli  organi di specie animali differenti sono  a confronto con quelli umani e si analizzano somiglianze e differenze fra le strutture anatomiche umane e quelle animali.
3.  Immortalità: una sessione di approfondimento sulle tecniche scientifiche di conservazione dopo la morte con particolare risalto alla crioconservazione (conservazione di esseri viventi grazie alle temperature di congelamento garantite dall'azoto liquido). Curiosa e interessante è l’anteprima  di una capsula russa per la crioconservazione.
4.  Alcool, fumo e droga: un settore per mostrare gli effetti delle dipendenze da questi “vizi-veleni” sugli organi umani con il dichiarato intento di sensibilizzare e responsabilizzare con messaggi mirati i più giovani. In  questa sezione è possibile osservare i singoli organi distrutti dall’abuso di tali sostanze ma anche apprendere la descrizione delle droghe più moderne con i relativi danni provocati dal loro uso.

Come già accaduto in passato la mostra ha incontrato un largo interesse del pubblico, ma anche dissensi da parte di alcuni che si sono opposti alla messa in mostra di cadaveri umani con la motivazione che questa sia una mancanza di rispetto verso il proprio corpo. All’esposizione è possibile osservare sia plastinati corporei in posizioni di vita reale sia vari organi che presentano le diverse strutture anatomiche. Infatti la sezione più apprezzata è la “galleria degli atleti” dove sono esposti cadaveri interi in posizioni anatomiche sportive per permettere agli osservatori di immedesimarsi meglio quando assumono certe posizioni.

La mostra milanese è composta da circa 450 organi umani conservati con la tecnica della plastinazione e da oltre 50 corpi interi, per consentire una visione d’insieme dell’anatomia e della fisiologia del corpo umano. I “modellini” presenti sono in posizioni studiate accuratamente per conseguire finalità didattiche e per consentire ai visitatori meno esperti di mettere il plastinato più facilmente in relazione con il proprio corpo.

Nel 1977 il dottor Von Hagens, insegnante universitario di anatomia, che utilizzava libri illustrati e semplici modellini plastici per mostrare agli studenti gli organi e gli apparati del corpo, intuì che  se la materia plastica non fosse stata esterna, ma interna, i preparati umani avrebbero potuto essere toccati ed utilizzati per le lezioni.  Così bloccando la decomposizione del corpo deceduto, sostituendo ai fluidi corporei dei polimeri  (grosse molecole) di silicone, il professore inventò la tecnica della plastinazione, processo di duratura conservazione che permette di mantenere i corpi inodori e con colori inalterati.
I plastinati attirarono sempre più l’attenzione dei lavoratori universitari, affascinati ed incuriositi dalla possibilità di vedere come è “dentro” il proprio corpo. Da questo interesse nacque l’idea di mostre con l’intento esplicito di spingere i visitatori a riflettere sulla salute, sulla corretta alimentazione, sul proprio stile di vita, su come funziona il corpo e su cosa lo può danneggiare.

Daniele, fisioterapista, nell’evidenziare la curiosità che lo ha portato  a visitare “Real Bodies” mette in luce i molteplici destinatari come punto di forza dell’esposizione: «secondo me la mostra è più utile e istruttiva per chi non è del settore: si apprende quanto sia complesso e affascinante il nostro corpo. Per  noi fisioterapisti è una bella mostra, che sicuramente incuriosisce, ma nulla di più». Gli fa eco Matteo, anch’egli fisioterapista, che specifica: «è una mostra sicuramente interessante ma che rimane in ambito “svago”. È stimolante per chi fa il mio lavoro, ma è un interesse che si ferma tra la curiosità e la voglia di imparare cose nuove. A scopo pratico non è invece correlata al mio lavoro».
Il massoterapista Luca concorda con loro: «l’esposizione che ho visitato offre preziosi spunti di riflessione ai suoi visitatori. Poter osservare e paragonare, ad esempio,  polmoni sani e polmoni anneriti dal fumo, oppure le ossa, i muscoli e i legamenti che permettono di muoverci, stimolano le persone a prendere coscienza del proprio corpo» ma al contrario dei due fisioterapisti, ci tiene ad evidenziare come visitare questa mostra sia stato utile anche per la sua professione quotidiana: «io mi sono reso conto di alcuni particolari che era difficile apprendere dai modellini e dai libri; l’osservazione di questi preparati mi ha permesso di acquisire una maggiore consapevolezza dei  corpi umani con i quali quotidianamente interagisco durante il mio lavoro.  Per molte professioni è importante capire come funziona il corpo e aver la possibilità di studiarlo realisticamente è una grande opportunità.



Articolo tratto da Sguardi di confine: https://www.sguardidiconfine.com/real-bodies-oltre-il-corpo-umano-da-leonardo-da-vinci-alla-crioconservazione/

venerdì 21 dicembre 2018

500 MILA LUCINE A LEGGIUNO,
 ECCO LA "MAGIA" DEL NATALE

di Valentina Bottini


Un intero paese addobbato da 500 mila lucine colorate a ricordarci che il Natale è un periodo magico per scaldare i cuori dalla fredda banalità della routine quotidiana

Mancano pochi giorni a Natale e lo scenario che mi circonda è questo: per le strade tutti si lamentano e vanno veloci perché hanno fretta,  se ci si incontra a piedi scatta la classica frase “se non ci vediamo più, buone feste!”, al supermercato si sfreccia tra gli scaffali agguantando quante più cose il carrello riesce a contenere e la sensazione è sempre quella che “la gente mangia solo durante i giorni di festa”, ai telegiornali si moltiplicano i servizi su dove gli italiani trascorreranno il cenone della vigilia o su quanto spenderanno per i regali, sui social si sprecano foto e selfie in compagnia di alberi e presepi, nei commerciali è partita la corsa per acquistare l'ultimo dono.
Il mio amico Serafino l’altro giorno mi ha scritto rivelandomi di essere quasi nauseato da tutta questa frenesia e da tutto questo consumismo che ruota attorno al 25 dicembre. Questo è  vero per le città ma devo ammettere che nei paesini si respira ancora quell’atmosfera natalizia e un po’ fiabesca di quando si era bambini.

Settimana scorsa, in occasione dell’8 dicembre, sono andata  a Leggiuno, il paese delle lucine: non nascondo che all’inizio ero un po’ scettica ma, appena sono scesa dalle macchina mi sono dovuta ricredere, una magica atmosfera mi ha circondato trasportandomi in un mondo incantato e quasi surreale.
Fino al 6 gennaio a Leggiuno, vicino al Lago Maggiore, per  il sesto anno consecutivo è possibile farsi affascinare dalla poesia di un paese addobbato da 500 mila luci natalizie che illuminano strade, case, giardini, palazzi, balconi dando luogo a uno spettacolo che lascia grandi e piccini a bocca aperta.
L’iniziativa è partita una ventina d’anni fa grazie al signor Betti che dal Brasile, luogo natio della moglie, portò le prime luci con cui abbellire le  proprie decorazioni natalizie. Da quella volta le sue installazioni sono aumentate di anno in anno arrivando a coinvolgere l’intero paese. Le 500 mila luci a led, a basso consumo energetico, ogni anno cambiano danno origine a scenari e installazioni sempre nuove affinchè l’evento non sia mai ripetitivo.
Il percorso fiabesco di Leggiuno parte proprio dalla casa illuminata della famiglia Betti al cui cancello  si arriva passando in uno stretto vicolo addobbato da un pergolato fatto di luci gialle che danno l’idea di un passaggio verso un altro mondo. Nel giardino della casa, tutta illuminata, un prato di fiori che cambiano colore, alberi, cigni, caprette, stambecchi, un laghetto e anche due pavoni «Io vengo tutti gli anni e quei pavoni prima non c’erano. Sono la novità di quest’anno» mi racconta una signora di fianco a me davanti a quello spettacolo emozionante.
Gli altri luoghi significativi sono il bosco incantato, che è una vera “foresta con vegetazione e fauna luminose, caratterizzata da una dettagliata combinazione di particolari che lo rendono unico nel suo genere”, la chiesa, dal cui campanile partono lunghi fili di lucine che creano un cielo stellato sotto il quale si può passeggiare ammirando il presepe a grandezza naturale allestito proprio sul sagrato.
Ad accompagnare lo spettacolo luminoso ogni giorni sono organizzati eventi come mercatini, bancarelle o cori gospel, cioccolata calda o vin brulè.
Insomma qualche ora di evasione dalle città per riassaporare quell’atmosfera fanciullesca che noi grandi abbiamo ormai dimenticato: durante le imminenti feste natalizie consiglio a tutti di farsi un regalo personale e di trascorrere un pomeriggio a Leggiuno.



Articolo pubblicato su Sguardi di Confine: 
https://www.sguardidiconfine.com/500mila-lucine-a-leggiuno-ecco-la-magia-del-natale/ 

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